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Le Café - La bottega del caffè

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Carlo Goldoni
Le Café - La bottega del caffè
Gallimar 2004
10 righe da pagina 161:

LEANDRO: Dice il proverbio: Una volta corre il cane, e l’altra la lepre.
EUGENIO: Ma io sono sempre la lepre, e voi sempre il cane.
LEANDRO: Ho un sonno, che non ci vedo. Son sicuro di non poter tenere le carte in mano; eppure per questo maledetto vizio non m’importa di perdere, purché giuochi.
EUGENIO: Anch’io ho sonno. Oggi non giuoco di certo.
LEANDRO: Se non avete denari non importa, io vi credo.
EUGENIO: Credete che sia senza danari? Questi sono zecchini; ma non voglio giuocare. (mostra la borsa con gli dieci zecchini)
LEANDRO: Giuochiamo almeno una cioccolata.
EUGENIO: Non ne ho volontà.
LEANDRO: Una cioccolata per servizio…
EUGENIO: Ma se vi dico…
LEANDRO: Una cioccolata sola sola, e chi parla di giuocar di più perda un ducato.
EUGENIO: Via, per una cioccolata, andiamo.

inviato il 21/02/2018
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Ringrazio Ricardo per il gradito regalo spedito dalla Francia. Ho appena finito la lettura in italiano e ora, come da lui suggerito, proverò la lettura in francese. :)

Stoner

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Jhon Williams
Stoner
Tradotto da Stefano Tummolini
La Biblioteca di Repubblica 2018
10 righe da pagina 238:

Poi sorrise di gioia, come sull'onda di un ricordo: pensò che aveva quasi sessant'anni e avrebbe dovuto essersi lasciato alle spalle la forza di una tale passione, di un tale amore. Ma sapeva di non averlo fatto. Sapeva che non l'avrebbe fatto mai. Oltre il torpore, l'indifferenza, la rimozione, quell'amore era ancora lì, solido e intenso. Non se n'era mai andato.[...] L'aveva dato a Edith, nei primi, ciechi, folli anni del corteggiamento e del matrimonio. E l'aveva dato a Katherine, come se fosse stata la prima volta. Stranamente, l'aveva dato a ogni momento della sua vita, e forse l'aveva dato più pienamente proprio quando non si rendeva conto di farlo. Non era una passione della mente e nemmeno dello spirito: era piuttosto una forza che comprendeva entrambi, come se non fossero che la materia, la sostanza specifica dell'amore stesso. A una donna o a una poesia, il suo amore diceva semplicemente: Guarda! Sono vivo!”

inviato il 21/02/2018
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ACETO, ARCOBALENO

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Erri De Luca
ACETO, ARCOBALENO
Economica Feltrinelli
10 righe da pagina 39:

Giungemmo a un sentiero pianeggiante. Marciavi leggero, appoggiando con forza e snellezza la pianta del piede, con passi che trattenevano a stento il rimbalzo, come se un morso impedisse loro di slanciarsi in corsa. Era bello vederti camminare.
Ero sudato, mi offristi un fazzoletto. Ritrovando un'antica frase di nostri studi di filosofia recitasti: "non ci si bagna due volte nella stessa acqua," e aggiungesti "nemmeno nello stesso sudore". Di tante voci staccate staccate da un sistema di pensiero, ne restavano a mente alcune che si reggevano da sole.

inviato il 21/02/2018
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La montagna rossa

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Olivier Truc
La montagna rossa
Tradotto da Raffaela Fontana
Marsilio Editori 2018
10 righe da pagina 21:

Persson, per esempio, era bravissimo a fare il doppio gioco, sfruttando il ruolo di allevatore in contesti diversi ed esigendo il rispetto dei suoi diritti di membro di una minoranza. Questo non piaceva a tutti. Altri allevatori part time davano meno problemi, ma a volte bastava anche solo Persson perché gli svedesi si coalizzassero e vedessero i sami come noiosi questuanti in cerca di sovvenzioni.
Anche gli altri si osservavano a vicenda.
«La polizia delle renne tornerà domani mattina, e noi ne prendiamo atto. Non possiamo permetterci il minimo passo falso con il processo in corso.»
Questa volta ci fu solo un grugnito da parte di Persson.
Gli altri restarono in silenzio.
«Inoltre vi ricordo che è stato trovato un cadavere» continuò Petrus. «Scaveranno nelle nostre storie. E tu, Persson, farai bene a non dimenticartelo.»

inviato il 20/02/2018
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ITALIA dalla A alla Z

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G. FOFI e A. GREDER
ITALIA dalla A alla Z
Orecchio Acerbo 2015

GRATTA E VINCI
Un fenomeno di sempre (in Italia, il gioco del lotto - con le conseguenti bizzarrie dei "libri dei sogni" - e il totocalcio o totip) ma che ha preso sviluppi insoliti negli ultimi due o tre decenni, ed è esploso con la crisi. Dalle lotterie di capodanno ai bingo ai gratta e vinci che sono diventati la droga più redditizia delle tabaccherie dopo le sigarette, ecco massaie e pensionati, disoccupati e disperati che tentano quotidianamente o quasi la sorte, e per una volta che gli va bene, magari per pochi euro, mille volte gli vanno storte, ma tant'è, i pochi soldi che bastano per tentar la fortuna si finisce sempre per trovarli, magari accattonando all'angolo della strada. Il bello è che, come accadeva con i bordelli fino alla legge Merlin, lo Stato ne ricava un guadagno di tutto rispetto, ieri magnaccia oggi strozzino.

inviato il 20/02/2018
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Antropometria

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Paolo Zardi
Antropometria
Neo Edizioni 2015
10 righe da pagina 77:

Non si può pianificare tutto. Da qualche parte, là fuori, c'è anche la paura, il crollo, la crepa che si propaga - un buchino diventa una voragine che ingoia tutto. È l'anomalia, l'eccezione, lo scarto improvviso. Non ci siamo abituati ed è consolante sapere che sia così. Raramente la vita che viviamo potrebbe essere la trama di un film: chi vorrebbe vedere ottant'anni di qualcuno che lavora, dorme, lavora, gioca, guarda la tv e non succede mai niente? Dopo un po', anche le scene di sesso perdono di interesse. E, mi creda, nessuno muore mai.

inviato il 20/02/2018
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Una lettera lunga una vita

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Loredana Limone
Una lettera lunga una vita
CentoAutori 2017
10 righe da pagina 65:

Assuntina non sarebbe entrata nella vita di Mario nemmeno di profilo e l'avrebbe visto una sola volta in uniforme - bellissimo! - raggiungendolo con il tassì al lavoro (però senza entrare) perché dovevano andare a cena della madre di lui, che adesso abitava in una bella villa da quelle parti e li aveva invitati: ci teneva a incontrarla dopo tanto tempo. La cosa era reciproca e finalmente furono una di fronte all'altra, le due donne unite dall'amore per lo stesso ragazzo. Che era diventato un uomo, che non apparteneva più alla madre, che non era mai appartenuto a lei.

inviato il 19/02/2018
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Loredana Limone - Napoli 1961

Le scimmie

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José Revueltas
Le scimmie
Tradotto da Alessandra Riccio
Edizioni Sur 2015
10 righe da pagina 17:

Le scimmie se ne stavano lì imprigionate, sì proprio loro, scimmia e scimmione; o meglio, scimmione e scimmione, tutti e due, nella loro gabbia, non ancora disperati, non disperati del tutto, con il loro andare da un’estremità all’altra, detenuti eppure in movimento, imprigionati dalla scala zoologica come se qualcuno, gli altri, l’umanità, avesse impietosamente deciso di non occuparsi più del loro problema, del problema di essere ridotti a scimmie, di cui d’altra parte neanche loro volevano rendersi davvero conto, non sapevano o non volevano, nient’altro che scimmie, prigionieri da qualunque parte li si guardasse, ingabbiati dentro quel cubo dalle alte inferriate a due piani, dentro il loro vestito di stoffa blu e il berretto scintillante in testa, in quel loro andare su e giù senza ammaestramento, naturale, eppure fisso...

inviato il 19/02/2018
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José Maximiliano Revueltas Sánchez (Santiago Papasquiaro, Durango, 20 novembre 1914 – Città del Messico, 14 aprile 1976).

il potere nascosto degli ipersensibili

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christel petitcollin
il potere nascosto degli ipersensibili
Tradotto da elena riva
PICKWICK 2017
10 righe da pagina 15:

Vorrei spiegarle com'è la mia quotidianità raccondandole, per esempio, il primo giorno in cui sono venuto da lei (senza offesa). Parcheggio. Mi chiedo se lei parcheggia dentro o fuori. Supero il cancello, cerco di capire quale potrebbe essere la sua auto. Le piacciono le auto? Credo di si. Eppure non riesco a trovarne nemmeno una interessante. Mi dico che mi sono sbagliato. Arrivo davanti al citofono. Sulla cassetta delle lettere o sul campanello, il suo nome è scritto in modo diverso rispetto a quello degli osteopati. Quindi non siete venuti qui nello stesso periodo. Come mai? Dove esercitava prima? Più lontano da casa? Al suo domicilio? Non è una seccatura per i suoi pazienti questo cambio d'indirizzo? Entro. Il secondo campanello non funziona.

inviato il 19/02/2018
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Mendel dei libri

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Stefan Zweig
Mendel dei libri
Tradotto da A. Vigliani
Adelphi 2008
10 righe da pagina 27:

Trentatré anni prima, ragazzetto piccolo e ingobbito, con le guance ancora coperte di morbida lanugine nera e fitti riccioletti sulla fronte, era arrivato a Vienna per studiare da rabbino; ma ben presto aveva abbandonato quel severo Dio unico che era Yahveh per consacrarsi al rutilante e sfaccettato politeismo dei libri. Era stato allora che aveva scoperto il Caffè Gluck, e a poco a poco esso era divenuto il suo laboratorio, il suo quartier generale, il suo ufficio postale, il suo mondo. Come un astronomo, tutto solo nella propria specola, scruta notte dopo notte attraverso il minuscolo obiettivo del telescopio le miriadi di stelle, le loro misteriose orbite, i loro intrecci errabondi, il loro spegnersi e riaccendersi, così da quel tavolino quadrato Jacob Mendel, attraverso le sue lenti, immergeva lo sguardo in quell'altro universo, quello dei libri, anch'esso in eterna rotazione e in un continuo rigenerarsi, in quel mondo sovrastante il nostro mondo.

inviato il 19/02/2018
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Stefan Zweig (Vienna, 28 novembre 1881 – Petrópolis, 23 febbraio 1942) è stato uno scrittore, drammaturgo, giornalista, biografo e poeta austriaco naturalizzato britannico. Oppositore fermo dei totalitarismi, lasciò l'Europa dopo l'avvento al potere del nazionalsocialismo, rifugiandosi infine in Brasile dove si suicidò nel 1942. Oppositore fermo dei totalitarismi, lasciò l'Europa dopo l'avvento al potere del nazionalsocialismo, rifugiandosi infine in Brasile dove si suicidò nel 1942. « Inerme e impotente, dovetti essere testimone della inconcepibile ricaduta dell'umanità in una barbarie che si riteneva da tempo obliata e che risorgeva invece col suo potente e programmatico dogma dell'anti-umanità. »

Genova di tutta la vita

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Giorgio Caproni
Genova di tutta la vita
Edizioni San Marco dei Giustiniani 1997
10 righe da pagina 54:

Quando andrò in paradiso
non voglio che una campana
lunga sappia di tegola
all'alba - d'acqua piovana.

Quando mi sarò deciso
d'andarci, in paradiso
ci andrò con l'ascensore
di Castelletto, nelle ore notturne,
rubando un poco
di tempo al mio riposo.

Ci andrò rubando (forse
di bocca) dei pezzettini
di pane ai miei due bambini.
Ma là sentirò alitare
la luce nera del mare
fra le mie ciglia, e... forse
(forse) sul belvedere
dove si sta in vestaglia,
chissà che fra la ragazzaglia
aizzata (fra le leggiadre
giovani in libera uscita
con cipria e odor di vita
viva) non riconosca
sotto un fanale mia madre.

inviato il 19/02/2018
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La poesia si intitola "L'ascensore".

L'anno della lepre

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Arto Paasilinna
L'anno della lepre
Tradotto da Fabrizio Carbone
Iperborea 1999
10 righe da pagina 121:

Era uno spettacolo da non perdere:l'acqua bollente fumava nell'aria gelida,il tetto era tutto bagnato dal vapore che saliva alto nel cielo sereno.Visto da lontano ,il cantiere faceva pensare a una centrale termica o a una vecchia locomotiva che prende acqua e sputa folate di vapore. Vatanen,su quel tetto,sembrava un macchinista che tenta di mettere in moto,a una temperatura sotto zero,una mastodontica macchina:i colpi di martello parevano il tossicchiare di un motore a scoppio;ma la capanna non era una macchina e non si metteva in moto.una volta ,alzandosi per aspettare che le nubi di vapore sul tetto si dissipassero. Vatanen lasciò errare lo sguardo sul versante opposto delle gole Ansimanti. Delle orme conducevano al folto sottobosco della parete rocciosa.qualcuno,dunque,era passato di là....

inviato il 19/02/2018
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Bevi qualcosa, Pedro! Più che un'autobiografia un'autotriografia

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10 righe da pagina 11:

Certo, avere davanti, alla nascita, la fetta di mare che si staglia da Portofino alla Lanterna ha sicuramente contribuito al mio carattere: solare e irrequieto. Era chiaro che non sarei mai finito dietro una scrivania del catasto.
Fu a Sant’Ilario, in prima elementare, che seduto al mio banco impattai per la prima volta contro la durezza dell’esistenza. Io sono nato il 21 marzo, e quel giorno la maestra chiese alla classe:
“Bambini, sapete che giorno è oggi?”.
Io mi feci coraggio, alzai la mia manina:
“Il mio compleanno...”.
E la maestra, infastidita: “Stai zitto tu! Oggi, bambini, è il primo giorno di primavera” e mi ammollò uno scappellotto di rimprovero. Erano anni in cui se la maestra a scuola ti dava un ceffone, poi a casa la mamma te ne dava due, non c’era ancora il comitato dei genitori.

inviato il 19/02/2018
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Tullio Alberto Solenghi noto semplicemente come Tullio Solenghi (Genova, 21 marzo 1948)

Orgoglio e pregiudizio e zombie

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Seth Grahame-Smith
Orgoglio e pregiudizio e zombie
Tradotto da Isa Maranesi e Roberto Zuppet
Casa editrice nord 2009
10 righe da pagina 7:

E' una cosa nota e universalmente riconosciuta che uno zombie in possesso di un cervello debba essere in cerca di altro cervello. E tale verità si era dimostrata in tutta la sua evidenza nel corso delle recenti aggressioni a Netherfield Park, durante le quali una famiglia di diciotto persone era stata massacrata e divorata da un'orda di morti viventi.
- Caro Mr Bennet, sapete che Netherfield Park è stato finalmente riaffittato?- disse un giorno la signora al marito. Mr Bennet rispose che non lo sapeva e continuò ad affilare il pugnale e a lucidare il moschetto perché, nelle ultime settimane, gli attacchi degli innominabili si erano succeduti con frequenza allarmante

inviato il 19/02/2018
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L'ignoto

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Paul Hervieu
L'ignoto
Tradotto da Ruggero Jacobbi
Mondolibri su licenza Sellerio 1989
10 righe da pagina 115:

Tu non capisci come sia atroce non poter mai ignorare l’anno, e nemmeno l’ora nella quale si vive; non poter ignorare né il nome, né le divisioni amministrative della città che ci tiene schiavi delle sue leggi? Vedi? Se salgo su quell’omnibus, laggiù, sono certo che sarò portato, per un tempo determinato, per un prezzo determinato, in un luogo determinato. Non è possibile la più piccola illusione: lo spazio è calcolato in chilometri; e il tempo in minuti…Oh, sapere, inesorabilmente, che sono le undici, che tante ore mi separano dall’ieri, dal domani, e tanti chilometri da Londra o da Lisbona; che non posso assolutamente cambiare alcunchè in tutto questo, per quanto possa desiderarlo, o volerlo…No, non è possibile nemmeno la più piccola illusione!

inviato il 18/02/2018
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ho indicato per errore pag.115 anzichè 94

IL FIGLIO DI BAKUNIN

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SERGIO ATZENI
IL FIGLIO DI BAKUNIN
Sellerio Editore Palermo
10 righe da pagina 11:

Stanotte ho sognato Tullio Saba. Aveva la pelle del viso bianca come cera, e gli occhi spalancati, spaventati, o forse un po' tristi… Una camicia militare americana del tempo di guerra, lacera, a brandelli. Mi ha detto «Tutti mi hanno dimenticato, anche gli amici, anche le donne».
Te ne ho mai parlato?
Era un bravo ragazzo. Minatore. Compagno. Anche dirigente del partito. Un po' matto.
Mi ha fatto la corte, subito dopo la guerra.
Tuo padre mi piaceva di più.

inviato il 18/02/2018
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L'amore a settant'anni

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Vanna Vannuccini
L'amore a settant'anni
Feltrinelli 2012
10 righe da pagina 9:

Sicuramente ci sono sempre stati nella storia amori di donne mature, ma erano casi isolati. Oggi siamo di fronte a un fenomeno nuovo, un nuovo capitolo della condizione femminile. Perché di questo si tratta. Se il cuore batte e ha sempre battuto a ogni étà, oggi, forse perché la vita si è allungata, forse perché è arrivata alla terza étà la prima generazione che ha vissuto la liberazione sessuale degli anni sessanta, le donne a settant'anni stanno diventando le protagoniste di una rivoluzione che coinvolge sessualità e sentimenti. Hanno imparato a non tarare più il loro valore sullo sguardo di un uomo, e sono consapevoli di vivere qualcosa che prima di loro poche donne avevano conosciuto alla loro étà.

inviato il 17/02/2018
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La sovrana lettrice

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Alan Bennett
La sovrana lettrice
Adelphi
10 righe da pagina 23:

La regina fece l'errore di lamentarsene con Sir Kevin.
"Ma qualcuno l'avrà pure ragguagliata, Maestà?"
"Certamente," disse la regina "ma ragguagliare non è leggere. Anzi, è l'esatto contrario. Il ragguaglio è succinto, concreto e pertinente. La lettura è disordinata, dispersiva e sempre invitante. Il ragguaglio esaurisce la questione, la lettura la apre".
"Se mi consente, sarebbe il caso di tornare alla visita al calzaturificio, Maestà" disse Sir Kevin.
"La prossima volta" tagliò corto la regina. "Dove ho messo il mio libro?".

inviato il 17/02/2018
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Libro delle domande

Pablo Neruda
Libro delle domande
Tradotto da Giuseppe Bellini
Passigli Editori 2003
10 righe da pagina 25:

IX
E questo il sole di ieri
o è altro il fuoco del suo fuoco?

Come ringraziare le nubi
per l'abbondanza fuggitiva?

Da dove vieni il nuvolone
coi suoi neri sacchi di pianto?

Dove sono quei nomi
dolci come torte d'un tempo?

Dove son finite le Donalde,
le Clorinde, le Edvigi?

X
Cosa penseranno del mio cappello
tra cento anni, i polacchi?

Che diranno della mia poesia
quelli che non toccarono il mio sangue?

Come si misura la schiuma
che scivola giù dalla birra?

Che fa una mosca imprigionata
in un sonetto di Petrarca?

inviato il 16/02/2018
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L'accompagnatrice

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Nina Berberova
L'accompagnatrice
Tradotto da Leonella Prato Caruso
Feltrinelli 1990
10 righe da pagina 48:

Intorno a me c'era la gloria di un'altra, la bellezza di un'altra, la felicità di un'altra, e quel che è peggio, sapevo che erano ben meritate, che se non fossi stata seduta al piano, sul palco dove nessuno mi notava o in un cantuccio del camerino, dietro a Marija Nikolaevna, ma in mezzo alla folla che l'applaudiva e correva per vederla all'uscita degli attori, l'avrei anch'io guardata con entusiasmo, avrei anch'io voluto parlarle, toccarle la mano, vederla sorridere. Ma adesso sognavo solo di trovare un punto debole in quell'essere forte, di aver in pugno la sua vita qualora mi diventasse intollerabile rimaner nella sua ombra.

inviato il 16/02/2018
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Nina Nikolaevna Berberova (San Pietroburgo, 8 agosto 1901 – Filadelfia, 26 settembre 1993).

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