Castelli di Rabbia

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Alessandro Baricco
Castelli di Rabbia
universale economica feltrinelli 2007
10 righe da pagina 145:

Pekisch conosceva tutte le musiche del mondo e le aggiustava per noi, le cambiava, cose così, ma... erano sempre musiche di qualcun altro, capisci?... e invece quella volta lui ce lo disse, questa musica è mia... così, molto semplicemente, prima di mettersi a provare, disse a bassa voce "questa musica è mia"/ Pekisch seduto davanti al pianoforte, ha chiuso la porta con il chiavistello, tiene le mani una dentro l'altra posate sulle gambe, guarda la tastiera. Gli occhi vanno da un tasto all'altro, come a seguire un grillo che ci danza sopra. Per delle ore. Non tocca un solo tasto, gli basta guardarli. Non viene fuori una nota, le ha tutte in testa. Ore. Poi chiude il pianoforte, si alza ed esce. Si accorge che è notte. Rientra nella stanza. Va a dormire.

inviato il 03/03/2013
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