non l’avrei scordato più. Io gli ridevo in faccia. Sfoderavo un bel pezzetto di lingua. O facevo degli scherzi cretini. Andavo dai vecchi e gli mostravo le caccole mollicce che mi tiravo fuori dal naso, grattandomi qualche capillare che dopo mi faceva gocciolare rosso su quelle piastrelle bianche da macellaio. Alla fine aprirono la porta, perché avevano finito di vestirlo. [...] prime 26 pagine del libro
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Auguri a Francesco Petrarca, nato il 20 luglio 1304!
"Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi e lenti,
e gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio uman l’arena stampi.
Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti;
perché ne gli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi;
sì ch’io mi credo omai che monti e piagge
e fiumi e selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.
Ma pur sì aspre vie né si selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io con lui."
(Il Canzoniere, XXXV)


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