Delitto e castigo

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Fedor Dostoevskij
Delitto e castigo
Tradotto da Alfredo Polledro
Einaudi 1993
10 righe da pagina 345:

-Io non credo alla vita futura, - disse Raskòl'nikov. Svidrigajlov stava a sedere soprappensiero.
-E se là non ci fossero che dei ragni o qualche altra cosa del genere? - disse a un tratto.
“Questo è pazzo”, pensò Raskòl'nikov.
-A noi, ecco, l'eternità si presenta sempre come un'idea che non si può comprendere, come una cosa immensa, immensa! Ma perché proprio immensa? E se poi, invece di tutto ciò, figuratevi, ci fosse di là solo una stanzetta, qualcosa come un bagno rustico, affumicato, e per tutti gli angoli dei ragni, ed eccoti tutta l'eternità! Io, sapete, mi sogno alle volte qualcosa del genere.
-Ed è possibile, è mai possibile che non vi si presenti nulla di più consolante e di più giusto! - gridò Raskòl'nikov con un sentimento penoso.
-Più giusto? E che ne sappiamo? può anche darsi che questo appunto sia giusto, e, sapete, io avrei proprio fatto così a bella posta! - rispose Svidrigajlov, sorridendo vagamente.

inviato il 10/09/2012
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