Diario semiserio di una redattrice a progetto

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Sara Lorenzini
Diario semiserio di una redattrice a progetto
A. MONDADORI 2010
10 righe da pagina 23:

Ma gli otto mesi di stage, senza vedere un euro, non ci volevano. Sono stati duri. E allora sono stati i miei genitori ad aiutarmi, senza farmelo pesare, senza che nemmeno glielo chiedessi. Altrimenti quei mesi non me li sarei potuti permettere. I fine settimana da babysitter da tre ragazzini viziati non sarebbero bastati a coprire tutte le spese. Insomma, il precariato ormai è una condizione da privilegiati. Non tutti se lo possono garantire. Io sono stata fortunata. Se non hai la famiglia alle spalle, col cavolo che puoi investire in quattro, sei, otto mesi di tirocinio gratuito per imparare un lavoro che nessuno ha il tempo di insegnarti. E finisce che rinunci, trovi altro, ti accontenti. E se ti dice bene, ti appassioni, vai avanti, diventa la tua vita. E allora è fatta, qualsiasi cosa sia. Perché sono convinta che una vita privata favolosa non basti. Secondo me è il lavoro, più di ogni altra cosa, ad affermare la tua identità sociale.

inviato il 13/12/2012
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Commenti

E' vero, Marcello. L'ho postato perché ho pensato che riassumesse bene il sentire comune odierno. Il romanzo di Sara Lorenzini, pur essendo una lettura ironica e leggera nei toni, affronta temi importanti come la precarietà.

E' un brano molto interessante e dolorosamente attuale.

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