Grandi speranze
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Che cosa volessi, chi può dirlo? E come posso dirlo io, se neanch'io l'ho mai saputo? Quello che soprattutto paventavo era che in un momento di suprema sventura, voltandomi verso la finestra, potessi scorgere Estella che mi stava osservando dall'imposta di legno della fucina nel momento in cui ero più sporco e volgare che mai. Ero ossessionato dalla paura che prima o poi essa mi scovasse mentre, con la faccia e con le mani nere, sbrigavo la parte più grossolana del mio lavoro, e mi deridesse e mi disprezzasse. Spesso, quando si avvicinava la sera e tiravamo il mantice per Joe e cantavamo insieme Vecchio Clem, mi ricordavo di quando lo cantavamo a casa della signorina Havisham e mi sembrava di intravedere nella fiamma del fuoco la figura di Estella, con i bei capelli sparsi al vento e gli occhi che mi guardavano beffardi; in quesi momenti mi ritrovavo spesso a guardare nel muro, attraverso quei pannelli di notte fonda, e mi pareva di vederla mentre sporgevo la testa e finivo col credere che fosse realmente venuta. Più tardi, quando andavamo a cena, casa e cibo avevano un aspetto ancora più squallido di prima e più che mai, nel mio cuore ingrato, mi vergognavo della mia casa.


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Mar, 10/07/2012 - 06:48segnalibro
Lun, 09/07/2012 - 18:30