Il corrispondente dall'estero

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Alan Furst
Il corrispondente dall'estero
Tradotto da Valeria Giacobbo
Neri Pozza/Giano 2008
10 righe da pagina 95:

Di giorno Weisz tirava avanti a fatica, assetato di luce crepuscolare.
Christa riusciva ad andare da lui in albergo quasi ogni pomeriggio, a volte alle quattro, quando poteva, o al massimo alle sei. Le giornate erano molto lunghe per Weisz, che aspettava la sera, sognando a occhi aperti, ripensando a questo o a quello, qualche antipasto dimenticato nel Grande Menu, e poi facendo programmi, per quel che sarebbe venuto dopo.
Lei faceva lo stesso. Non lo diceva, ma lui lo vedeva. Due colpetti alla porta, ed ecco Christa, fredda e cortese, senza sentimentalismi, solo un bacio veloce. Si accomodava sulla sedia, come se fosse capitata lì per caso e si fosse fermata, magari, per una volta, solo a chiacchierare. Più tardi, Weisz si accorgeva che si stava facendo guidare dall'immaginazione di lei verso qualcosa di nuovo, una variazione. Il ocntegno signorile del suo portamento era sempre uguale, ma fare quello che voleva la eccitava, la voce carica di desiderio, le mani che si muovevano agili e veloci, facendogli battere il cuore. Poi toccava a lui. Niente di nuovo sotto il sole, naturalmente, ma per loro era un sole pieno, avvolgente.

inviato il 22/10/2010
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