Il deserto dei Tartari
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Può essere bello morire all'aria libera, nel furore della mischia, col proprio corpo ancora giovane e sano, fra trionfali echi di tromba; più triste è certo morire di ferita, dopo lunghe pene, in un camerone di ospedale; più melanconico ancora finire nel letto domestico, in mezzo ad affettuosi lamenti, luci fioche e bottiglie di medicine. Ma nulla è più difficile che morire in un paese estraneo e ignoto, sul generico letto di una locanda, vecchi e imbruttiti, senza lasciare nessuno al mondo.


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Commenti
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Mar, 14/08/2012 - 20:05Scusa la duplicazione del commento
Lun, 13/08/2012 - 21:35Ci deve essere qualcosa nell'aria... Proprio oggi ho ripreso in mano questo libro.
Ci deve essere qualcosa nell'aria. Proprio oggi ho sfogliato questo libro.....
Lun, 13/08/2012 - 21:34Pag. 66 : proprio quella notte cominciava per lui l'irreparabile fuga del tempo.
L'immagine che ho scelto è tratta da una scena del film di Valerio Zurlini.
Lun, 13/08/2012 - 09:22