Il tempo di parlare Sopravvivere nel lager a passo di danza. Diario di una ballerina ebrea

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10 righe da pagina 43:

Quando entrammo nel grande atrio del Palazzo del commercio, il 5 agosto 1942, ci fermammo un attimo a considerare la scena davanti ai nostri occhi. Mi ricordava le illustrazioni del Vecchio Testamento di Gustave Doré, che guardavo con terrore quando da bambina andavo a trovare i nonni. Era una raffigurazione del diluvio universale, col mare che sparisce sotto una moltitudine di corpi annegati, con la sola differenza che in questo caso la massa umana fluttuava su una superficie di migliaia di materassi e valigie. I nostri sensi furono sopraffatti dalla vista di così tanti corpi in perpetuo movimento, e dai rumori misteriosi eppure assolutamente umani che riempivano l'aria. Ma non c'era tempo per riflettere, dovevamo trovarci uno spazio, impresa apparentemente impossibile. Quando infime lo trovammo, sparimmo anche noi nella massa anonima che

inviato il 14/02/2018
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Quando infime lo trovammo, sparimmo anche noi nella massa anonima che si era aperta un momento e poi richiusa sopra di noi. Fu allora che sperimentai per la prima volta la sensazione di aver perso l'identità - il mio nome, il mio passato, me stessa. Adesso ero BA677.
Continua così

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