la luna a strisce

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Lucia Amendola Ranesi
la luna a strisce
Guida Editori 2011
10 righe da pagina 27:

Quel pomeriggio me ne andai al cantiere navale di mio padre, che sorgeva sulla spiaggia al "Quartuccio", a lavorare alla mia barca a vela. Il profumo del legno, l'odore delle vernici, la sega, l'ascia, il martello, il vociare degli operai... si sostituirono ai numeri, ma i tuoi occhi continuavano a scaldarmi il cuore. Tutto era come prima, eppure tutto era diverso. Mi resi conto che neanche il cantiere, 'o maciello' come lo chiamavano gli stabiesi, di cui andavo tanto fiero e nel quale avevo trascorso i più bei momenti di spensieratezza della mia infanzia, poteva proteggermi da quella tempesta che mi aveva così inaspettatamente invaso l'anima. Ricordi il nostro incontro fortuito sul lungomare? Mentre passeggiavamo muti, forse per lo stupore, pensavo: com’è bello il golfo! E il Vesuvio in quel momento mi appariva per la prima volta come una creatura vivente, quasi un essere umano. Il pennacchio mi sembrava d’improvviso l’anima della Terra …: il Vulcano ardeva con me.

inviato il 14/05/2013
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