LA VOCE DEGLI ALTRI. MEMORIE DI UN INTERPRETE

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PAOLO MARIA NOSEDA
LA VOCE DEGLI ALTRI. MEMORIE DI UN INTERPRETE
SPERLING&KUPFER 2013
10 righe da pagina 6:

Il mio lavoro, ovvero interpretare il lavoro degli altri, significa rendere mio quanto di più intimo e autentico - ma anche quanto di più menzognero - le persone hanno dentro se stesse, per poi lasciare che il senso, il suono, il significato e il non detto divengano intellegibili in un diverso contesto di cultura e di vita.
Le parole non sono originariamente mie, ma devono verosimilmente sgorgare dal mio profondo per poter entrare nel profondo di che le riceve. Esiste una differenza abissale fra dire e credere in ciò che si dice, la stessa differenza che c'è fra udire e ascoltare. Io devo comprendere sensibilità diverse, farle mie e riproporle, tramite la parola, a coloro che voglio raccogliere quel messaggio. E' un incredibile e fantastico processo circolare: una persona che parla, io che sento, nel senso profondo del termine, e traspongo il messaggio in un'altra lingua, e infine l'ascoltatore, o meglio, nel mio caso, il pubblico di una trasmissione televisiva, che recepisce il tutto e conferma, con un applauso, di essere riuscito a cogliere nel segno.

inviato il 09/10/2014
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