L'ARMADIO DEI VESTITI DIMENTICATI
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Il suo studio in soffitta, l'unica torre della casa, era sempre lì. Come un museo. Ogni tanto ci andava, si sedeva in poltrona,osservava il tramonto, apriva la finestra, fumava. L'anno prima un giornalista del supplemento illustrato dell'"Helsingin Sanomat" lo aveva intervistato nel suo studio. Le fotografie erano state scattate in controluce. "Un visionario infaticabile alla ricerca della visione perfetta". Con il senno di poi si era un pò pentito di quell'intervista. Si era lasciato trasportare dall'enfasi retorica e aveva cercato di correggere i suoi voli pindarici con l'autoironia, ma il risultato finale era stato privo di senso dell'umorismo. Non erano rimaste che affermazioni del tipo: " L'arte sfugge al suo creatore come la realtà all'essere umano".


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