Lettere dal carcere

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Antonio Gramsci
Lettere dal carcere
Einaudi
10 righe da pagina 442:

2 luglio 1933
Carissima Tania,
ricevo in questo momento la tua cartolina di ieri.[...] Ti prego di ricordare ciò che ti dissi a gennaio quando venisti a colloquio e di rileggere, se ancora le hai a portata di mano, le lettere che ti scrissi dopo di allora. Cosí ti persuaderai che non si tratta di un colpo di testa, ma della fase terminale di un lungo processo, fase necessaria, che solo una incredibile cecità ti ha impedito di prevedere e di apprezzare convenientemente. Sono immensamente stanco. Mi sento distaccato da tutto e da tutti. [...] Non ho niente da dirti e da dire a nessuno. Sono svuotato. L'ultimo tentativo di vita, l'ultimo sussulto di vita l'ho avuto in gennaio. Non hai capito. O non mi sono fatto capire, nelle condizioni in cui devo muovermi e parlare. Non c'è ora piú nulla da fare. Credi pure, se qualche altra volta ti capiterà nella vita di avere esperienza come quella che hai avuto con me, che il tempo è la cosa piú importante: esso è un semplice pseudonimo della vita stessa. Ti abbraccio.
Antonio

inviato il 01/10/2012
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Commenti

Ciao Maria, il ricordo di quelle pagine "L'albero del Riccio" per il piccolo Delio... ammetto mi ha commosso.... come rileggere le lettere...

mi viene in mente il mio libro preferito della 5 elementare che mi fece innamorare di Gramsci :"L'albero del Riccio"

bello !! ce l'ho

Anno 1997

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