Maremma Mystery II

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AA.VV.
Maremma Mystery II
Laurum Editrice
10 righe da pagina 122:

Io dovevo fare qualcosa, dovevo uscire da quella stanza, vedere, rendermi conto. No, non volevo rendermi conto, se la realtà era quella che immaginavo, ma dovevo fare qualcosa.
Mi alzai, barcollando, e usai tutte le mie energie per focalizzare i sensi oltre la porta, per vedere con la mente ciò che non potevo osservare con i miei occhi.
Rumori di trascinamento, di aria che si muove come spostata da qualcosa che svolazza. Un sacco. Poi ancora moti impalpabili e un sibilo leggero e poi un altro e un altro ancora. Un nodo.
Io potevo arrivare alla maniglia.
Io sapevo come aprirla.
Io dovevo uscire da quella stanza.
Con la silenziosità proverbiale derivante dalla mia natura, percorsi l’appartamento seguendo le tracce dei suoi movimenti, fino al corridoio che arrivava al portone d’ingresso.
La sicurezza degli stolti.
La stoltezza degli incapaci.
L’uscio era socchiuso.

(da “Proprio quella sera…” di Francesca Padula)

inviato il 26/02/2012
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