"Quell'ombra io sono" Io, tu, noi nella poesia di Eugenio Montale

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10 righe da pagina 64:

L'adozione del plurale al posto del singolare condivide con gli altri demarcatori d'anonimato degli Ossi (di seppia) la funzione di non rendere i pensieri dell'io improvvise illuminazioni che lo distinguano e lo allontanino dagli atri uomini: ennesima forma d'anteriorità dell'io, il "noi" serve a rappresentare la voce degli Ossi come quella di chi è ancora al di qua della sua identità indivisa, in una prospettiva per la quale l'appartenenza all'umano depotenzia l'io in quanto tale e lo protegge (ma fino a che punto?) dal "male di vivere" impedendogli di sperimentare da solo il terrore del nulla che le opinioni universalmente convenute e le abitudini di tutti i giorni nascondono.

inviato il 23/06/2012
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