Rulli di tamburo per Rancas

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Manuel Scorza
Rulli di tamburo per Rancas
Tradotto da Enrico Cicogna
Feltrinelli 2002

[...] "Io non mi oppongo al sindacato. Non ci sono inconvenienti", disse con la stessa naturalezza con la quale avrebbe potuto autorizzare: "Bevete pure dal fiume" o "potete pisciare nel prato". "No, non mi oppongo; al contrario, sono proprio contento. Io voglio che la fattoria progredisca e cambi. Dobbiamo fare un brindisi!" E si rivolse a un servo. "Senti, portami la caraffa d'acquavite della sala da pranzo". Il servo - aveva chiuso gli occhi a Don Medardo - uscì senza il ribrezzo che si meritava l'apoteosi dell'ingratitudine. Tornò con la caraffa e riempì i bicchieri. "Io brinderò col bicchiere vuoto. Ieri sera ho alzato il gomito", disse giovialmente Don Migdonio. "Bene ragazzi, salute!". Per sottrarsi ai vortici del delirio i ragazzi vuotarono i bicchieri d'un fiato. Don Migdonio ordinò di riempirglieli di nuovo. Vuotarono il secondo bicchiere. "Non so cosa mi sta succedendo" disse Jaramillo portandosi le mani alla gola. "Mi manca l'aria". "Qualcosa mi ha fatto male" sussurrò Madera livido, torcendosi sulla pancia...

inviato il 01/11/2011
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Scorza, da Garabombo a tutt'intorno, graffi magici.

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