Servabo. Memoria di fine secolo

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Luigi Pintor
Servabo. Memoria di fine secolo
Bollati Boringhieri 2005
10 righe da pagina 13:

Senza la guerra, il mio carattere mi avrebbe tenuto certamente lontano dalla vita pubblica. Non volevo diventare re o papa, non avevo quel bisogno infantile di primeggiare e di dominare gli altri che nutre negli adulti l'ambizione politica, spesso senza ritegno. Per spirito di contraddizione preferivo i perdenti, parteggiavo animosamente per i pellerossa e per gli etiopi contro le razze di conquistatori e di predatori, e quando i poveri del quartiere sfilavano alla porta di casa per l'elemosina mi rattristavo. Ma dubito che si possa dedurre da questi buoni sentimenti un'indole rivoluzionaria.

inviato il 14/06/2013
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Commenti

Grazie!

Righe splendide. Rispondiamo con un estratto da Il sentiero dei nidi di ragno e ti invitiamo a giocare ancora con noi su https://www.facebook.com/lantana.editore. “Effetti collaterali” è partito! "Questo non è un esercito, vedi, da dir loro: questo è il dovere. Non puoi parlare di dovere qui, non puoi parlare di ideali: patria, libertà, comunismo. Non ne vogliono sentir parlare di ideali, gli ideali sono buoni tutti ad averli, anche dall'altra parte ne hanno di ideali. Domani ci saranno dei morti, dei feriti. Loro lo sanno. Cosa li spinge a questa vita, cosa li spinge a combattere, dimmi? C'è qualcos'altro comune a tutti, un furore. Quel peso che grava su tutti noi, su me, su te, quel furore antico che è in tutti noi, e che si sfoga in spari, in nemici uccisi, è lo stesso che fa sparare i fascisti, che li porta a uccidere con la stessa speranza di purificazione, di riscatto".

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