Ti prendo e ti porto via
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Ora doveva solo nuotare. Spingere sempre di più, seguire il fondale fino al largo, come una manta o una razza, fino a quando non avesse avuto più aria a sufficienza, fino a quando i polmoni gli fossero scoppiati come palloncini. Aprì gli occhi. E c'erano le tenebre fredde, ma continuò a spingere a occhi aperti e cominciava a sentire il bisogno di respirare, fregatene, vai avanti, che gli azzannava il torace, la trachea, la gola, ancora cinque bracciate e, quando le ebbe fatte, si disse che ne poteva fare altre cinque, come minimo sette sennò era una merda, e stava per sentirsi male ma ne doveva fare ancora dieci, come minimo dieci e ne fece una, due, tre, quattro, cinque e a quel punto si sentì veramente come se dentro gli esplodesse una bomba nucleare e riemerse boccheggiando. Era lontano dalla riva.
Ma non così tanto come si era immaginato.


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Commenti
Grazie Angela :))
Dom, 19/08/2012 - 22:07:))
Gio, 02/08/2012 - 16:05