Un vago devastante malessere

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Renato Della Calce
Un vago devastante malessere
Plectica editrice. Salerno
10 righe da pagina 33:

Mi sono presto abituato alla cella, alla penetrante umidità, al freddo aspro o al caldo soffocante…; mi sono presto abituato a quel tratteggio grigio delle pareti, quasi che rappresentassero la luce del giorno.
Ho imparato perfino a distinguere le varie fasi dell’oscurità che caratterizzano la mattina, la sera, la notte, le ore nebbiose del crepuscolo.
Ho imparato a percepire la voce delle tenebre e la melodia delle cose che non fanno rumore e che, pur essendo mute, risuonano quando svanisce la luce del giorno.
Le poche voci della città che si spingono fino al carcere le conosco tutte e di ciascuna conosco il tipo, la provenienza, l’origine …
Solo con astuzie riesco a strappare , e per non più d’un istante brevissimo, la vista del mondo da alcune luride vetrate poste nei piani rialzati di questo cadente edificio.
Queste piccole evasioni... sono testimonianza che dopotutto neppure la cella in cui vivo rinchiuso è fuori dal mondo e che io stesso faccio ancora parte della vita.

inviato il 07/03/2015
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in queste dieci righe si leggono tutta la tristezza della vita in carcere e la speranza

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