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I volonterosi carnefici di Hitler

I volonterosi carnefici di Hitler
Tradotto da Enrico Basaglia
Oscar Mondadori 1997
"La sinagoga in fiamme era circondata da cento, centocinquanta uomini del battaglione, che insieme fecero in modo che nessun ebreo sfuggisse all'inferno e rimasero a guardare mentre più di settecento persone morivano in quel modo orribile, ascoltando le loro grida di agonia. Le vittime erano quasi tutti uomini, ma c'erano anche donne e bambini. Qualcuno evitò di bruciare vivo impiccandosi o tagliandosi le vene. Almeno sei ebrei uscirono di corsa dalla sinagoga, con gli abiti in fiamme, e furono abbattuti a fucilate: torce umane che finirono di consumarsi sotto gli occhi dei tedeschi."
Quali furono le emozioni degli uomini del Battaglione di Polizia 309 di fronte a questa pira sacrificale al credo dello sterminio? Uno esclamò: "Brucia, brucia, bel fuocherello; che spasso!". E un altro: "Magnifico! Dovrebbe bruciare così tutta la città".


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I volonterosi carnefici di Hitler

I volonterosi carnefici di Hitler
Tradotto da Enrico Basaglia
Oscar Mondadori 1997
Gli uomini della 1a e 3a Compagnia del Battaglione 309 spinsero le loro vittime nella sinagoga, con generosi colpi di incoraggiamento ai più recalcitranti, fino a riempire l'intero edificio. Gli ebrei, tremanti, cominciarono a cantare e pregare ad alta voce. I tedeschi cosparsero di benzina l'esterno dell'edificio e appiccarono il fuoco; uno di loro gettò dell'esplosivo attraverso una finestra, per innescare l'eccidio. Le preghiere degli ebrei si trasformarono in grida. Così uno dei tedeschi avrebbe poi descritto la scena di cui fu testimone: Ho visto il fumo che usciva dalla sinagoga; si sentiva la gente rinchiusa gridare chiedendo aiuto. Ero a circa settanta metri di distanza. Vedevo l'edificio, e la gente che cercava di scappare dalle finestre. Gli sparavano. La sinagoga era circondata da poliziotti, evidentemente un cordone per isolarla e per essere certi che non uscisse nessuno.


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Il bambino con il pigiama a righe

Anche se Bruno era basso per la sua età, la sua mano era sana e piena di vita. Le vene non si vedevano attraverso la pelle, le dita non erano poco più di bastoncini secchi. La mano di Shmuel raccontava una storia molto diversa. [...]
Shmuel non piangeva più. Guardava il pavimento, come per convincere la sua anima a non vivere più nel suo corpicino, ma scivolare via e volare attraverso la porta fino in cielo, veleggiando fra le nuvole fino a sparire lontano e non tornare mai più in questo mondo.


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La Vucciria

Ogni simana di sabato matino Anna va a fare la spisa alla vucciria.
"Lo salutasti a don Nino?" – le spia so marito Peppe quanno torna affannata con cinco o sei buste di plastica nelle mano.
E lei:
"Non lo vitti. Forsi stava travaglianno".
Opuro:
"Non ci passai davanti".
Opuro:
"Aviva clienti, non lo volli disturbari".
Certe volte, la risposta può essiri un semplici sì.
Ma si tratta sempri di farfantarie, perché lei in quella viuzza accussì stritta, accussì china di bancarelle d'ova, di frutta, di virdura, di caci, di carni, di pisci, che in mezzo ci può passari 'na sula pirsona a volta, prifirisci non annarci pirchì si senti assufficcari.
Non per mancanza d'aria, ma è la violenza dei colori che le fa firriare la testa.
Il bianco della scorcia dell'ova allato al giallo delle banane al rosso dei pomodori e dei peperoni al rosa tenniro dei piscispata tranciati al nivuro dei passuluna al bianco lattigno delle ricotte all'arancione dell'aranci...


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La voce a te dovuta

Se mi chiamassi, sì,
se mi chiamassi!
Io lascerei tutto,
tutto io getterei:
i prezzi, i cataloghi,
l'azzurro dell'oceano sulle carte,
i giorni e le loro notti,
i telegrammi vecchi
e un amore.
Tu, che non sei il mio amore,
se mi chiamassi!
E ancora attendo la tua voce:
giù per i telescopi,
dalla stella,
attraverso specchi e gallerie
ed anni bisestili
può venire. Non so da dove.
Dal prodigio, sempre.
Perché se tu mi chiami
- se mi chiamassi, sì, se mi chiamassi! -
sarà da un miracolo,
ignoto, senza vederlo.
Mai dalle labbra che ti bacio,
mai
dalla voce che dice: "Non te ne andare".


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Il museo immaginato

Poi andate a vedere la collana di vetro appesa al muro, rimarrete stupiti dalla abile riproduzione della luce nell'ombra che lascia sul muro, vedrete quanto questo muro è screpolato, come in un dipinto dell'Ottocento. Poi andate a salutare le arance sul davanzale, troverete il legno dell'incavo della finestra con i chiodini arrugginiti, mentre la maniglia è fresca e potrete toccare il cemento che lega i mattoni. Poi tralascerete per un attimo la faccia cerulea del padron di casa, quella l'avete già da tempo in fondo alla memoria, quasi banalizzata, come la mano della moglie sul proprio ventre. Guardate invece gli zoccoli di legno di lui, con le stringhette di cuoio invecchiato, e lui invece felice d'avere la calzatura di seta indenne dalle sozzure stradali. Che delizia poi le scarpette riposte di lei, vicino al tappeto d'Oriente, su di un pavimento di legno inchiodato che sentirete con la punta delle vostre dita. (Ritratto dei coniugi Arnolfini, Jan Van Eyck)


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Marinella De Luca

In fondo, il mondo è fatto per finire in un bel libro.
(Stéphane Mallarmé)
Dipinto di Vladimir Kush, Book of Books
AUGURI!


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I salici ciechi e la donna addormentata

Quell'estate lei aveva composto una lirica sui salici ciechi, ce ne raccontò il contenuto per intero. Era l'unico compito delle vacanze che avesse fatto. Si era inventata una storia ispirata a un sogno e in una settimana, seduta sul letto, l'aveva messa per iscritto in quella lunga poesia. Il mio amico avrebbe voluto leggerla, ma lei non glielo permise, disse che ancora non aveva messo a punto i dettagli; in compenso ce ne raccontò la trama, facendo anche quel disegno. Per salvare la donna, sprofondata nel sonno a causa del polline dei salici ciechi, un giovane era salito in cima alla collina. [...] Il giovane, scostando i fitti rami che gli sbarravano la strada, saliva lentamente lungo il fianco della collina. Era il primo essere umano ad arrampicarsi lassù da quando i salici ciechi avevano invaso il terreno. Col berretto in testa, avanzava scacciando con una mano le mosche che gli ronzavano intorno. Per incontrare la fanciulla addormentata. Per svegliarla dal suo lungo e profondo sonno.


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Un eroe del nostro tempo

E ora sono qui, in questa noiosa fortezza, e spesso, riandando col pensiero al passato, mi chiedo perché non abbia voluto intraprendere quella via che il destino aveva aperto davanti a me, sulla quale mi attendevano placide gioie e la quiete spirituale. No! Non mi sarei mai abituato a quel destino! Io sono come un marinaio nato e cresciuto sulla coperta di un brigantino pirata; la sua anima si è assuefatta alle tempeste e alle battaglie e, gettato a riva, egli si annoia e langue, insensibile alla bellezza del boschetto ombroso e al pacifico splendore del sole. Egli cammina tutto il giorno solitario sulla sabbia della riva, ascoltando il monotono fragore delle onde accorrenti e appuntando lo sguardo nella nebbiosa lontananza, nella speranza di veder spuntare laggiù, sulla pallida linea che separa l'azzurro dalle nuvole grigie, la sospirata vela che, dapprima simile a un'ala di gabbiano, poi via via stagliandosi sempre più distinta contro la spuma delle onde, con corsa regolare si avvicina al molo deserto...


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Romanzi e racconti

Dopo un paio di giorni, uscendo con la contessa per salire in carrozza, lo vide di nuovo. Stava proprio presso l'ingresso col viso nascosto nel bavero di castoro; i suoi occhi neri luccicavano sotto il berretto. Lizavéta Ivànovna si spaventò, senza sapere lei stessa di che cosa e salì in carrozza con un inspiegabile tremore. Ritornata a casa, corse alla finestra: l'ufficiale stava al posto di prima e con gli occhi fissi su di lei; ella si allontanò tormentata dalla curiosità e agitata da un sentimento per lei del tutto nuovo. Da quel tempo non passò giorno che il giovane, a una data ora, non apparisse sotto le finestre della loro casa. Tra lui e lei si stabilirono dei rapporti non convenuti. Mentre se ne stava seduta al suo posto a lavorare ella lo sentiva avvicinarsi, sollevava la testa, e lo guardava ogni giorno più a lungo. Il giovane sembrava essergliene riconoscente; ella vedeva con l'acuto sguardo della giovinezza come un rapido rossore coprisse le pallide guance di lui, quando i loro sguardi si incontravano. Dopo una settimana ella gli sorrise...


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Essere senza destino

L'importante è non lasciarsi andare: finché c'è vita c'è speranza - come mi ha insegnato Bandi Citrom che a sua volta aveva imparato questa saggezza al lavoro obbligatorio. La cosa più importante, in qualunque circostanza, è lavarsi (trogoli in file parallele con tubi di ferro forati a cielo aperto, davanti dove il campo si affaccia sulla strada). Altrettanto importante è suddividere la razione con parsimonia - non sapendo se ne seguirà un'altra oppure no.


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Essere senza destino

Devo dire che non c'è niente di più faticoso e irritante dei disagi che, evidentemente, si devono subire tutte le volte che si arriva in un nuovo campo di concentramento - in ogni caso, dopo Auschwitz e Buchenwald, anche a Zeitz è stata questa la mia esperienza. Quanto al resto, mi sono accorto subito che ero finito in un campo piccolo, misero, isolato, per così dire in un campo di concentramento di provincia. Qui avrei cercato invano le docce o addirittura un crematorio - perché evidentemente erano solo requisiti di campi di concentramento più importanti.


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Essere senza destino

Io non potevo fare altro che stupirmi per la rapidità, per il ritmo forsennato con cui lo strato coprente, l'elasticità, la carne abbandonavano le mie ossa, si scioglievano, marcivano fino a scomparire del tutto. Ogni giorno venivo sorpreso da qualcosa di nuovo, da un nuovo difetto, da una nuova oscenità che colpivano questo oggetto sempre più strano, sempre più estraneo, che pure era stato un buon amico: il mio corpo. Non riuscivo più nemmeno a osservarlo senza provare un sentimento ambiguo, un brivido di orrore; per questo con il passare del tempo non mi spogliai più, non mi lavai più, anche perché tutto in me si opponeva a quelle fatiche inutili, anche per il freddo, certo, e poi anche per le scarpe, è naturale.


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C'è un paio di scarpette rosse

C'è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
"Schulze Monaco"
c'è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buchenwald
più in là c'è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald
servivano a far coperte per soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
c'è un paio di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini
li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l'eternità
perchè i piedini dei bambini morti non crescono
c'è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove
perchè i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.


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Commenti
Pensate che ne ho viste tante, ammucchiate, in una stanza...erano dei bambini/e
Lun, 28/01/2013 - 12:58- accedi o registrati per inviare commenti
é molto forte questa Poesia... Io ieri l'ho "postata" sulla pagina di 10 righe su fb. segnalibrone. Ciao Sonia :)
Lun, 28/01/2013 - 10:24- accedi o registrati per inviare commenti
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I volonterosi carnefici di Hitler

I volonterosi carnefici di Hitler
Tradotto da Enrico Basaglia
Oscar Mondadori 1997
"La sinagoga in fiamme era circondata da cento, centocinquanta uomini del battaglione, che insieme fecero in modo che nessun ebreo sfuggisse all'inferno e rimasero a guardare mentre più di settecento persone morivano in quel modo orribile, ascoltando le loro grida di agonia. Le vittime erano quasi tutti uomini, ma c'erano anche donne e bambini. Qualcuno evitò di bruciare vivo impiccandosi o tagliandosi le vene. Almeno sei ebrei uscirono di corsa dalla sinagoga, con gli abiti in fiamme, e furono abbattuti a fucilate: torce umane che finirono di consumarsi sotto gli occhi dei tedeschi."
Quali furono le emozioni degli uomini del Battaglione di Polizia 309 di fronte a questa pira sacrificale al credo dello sterminio? Uno esclamò: "Brucia, brucia, bel fuocherello; che spasso!". E un altro: "Magnifico! Dovrebbe bruciare così tutta la città".


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I volonterosi carnefici di Hitler

I volonterosi carnefici di Hitler
Tradotto da Enrico Basaglia
Oscar Mondadori 1997
Gli uomini della 1a e 3a Compagnia del Battaglione 309 spinsero le loro vittime nella sinagoga, con generosi colpi di incoraggiamento ai più recalcitranti, fino a riempire l'intero edificio. Gli ebrei, tremanti, cominciarono a cantare e pregare ad alta voce. I tedeschi cosparsero di benzina l'esterno dell'edificio e appiccarono il fuoco; uno di loro gettò dell'esplosivo attraverso una finestra, per innescare l'eccidio. Le preghiere degli ebrei si trasformarono in grida. Così uno dei tedeschi avrebbe poi descritto la scena di cui fu testimone: Ho visto il fumo che usciva dalla sinagoga; si sentiva la gente rinchiusa gridare chiedendo aiuto. Ero a circa settanta metri di distanza. Vedevo l'edificio, e la gente che cercava di scappare dalle finestre. Gli sparavano. La sinagoga era circondata da poliziotti, evidentemente un cordone per isolarla e per essere certi che non uscisse nessuno.


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L'amico ritrovato

L'amico ritrovato
Tradotto da Mariagiulia Castagnone
Universale Economica Feltrinelli 2006
Volevo diventare un poeta, ma il cugino di mio padre non era disposto ad ascoltare simili sciocchezze. "La poesia, la poesia", diceva. "Credi di essere un secondo Schiller? Sai quanto guadagna un poeta? Prima studia legge. Poi, nel tempo libero, potrai scrivere tutte le poesie che vorrai". E così studiai legge. A venticinque anni divenni avvocato e sposai una ragazza di Boston da cui ho avuto un figlio. Nel mio mestiere me la sono cavata piuttosto bene, molti sarebbero disposti ad affermare che sono un uomo di successo. (...) Ma io non la penso così. Non ho mai fatto quello che mi sarebbe piaciuto fare: scrivere un buon libro e un'unica bella poesia. All'inizio mi mancava il coraggio di mettermi all'opera perché non avevo soldi, ma ora che i soldi li ho, il coraggio mi manca ugualmente perché non ho sufficiente fiducia in me. E' per questo che, in fondo al cuore, mi considero un fallito.


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Il torto del soldato

Dalle letture fatte da ragazzo e rimaste inculcate in qualche mappa sottopelle, conoscevo la planimetria del ghetto in cui i tedeschi ammassarono più di quattrocentomila vite. "Wohnung bezirk", distretto abitativo, chiamavano così il recinto di corpi messi al macero. Chiamavano "Aussiedlung", trasferimento, l'invio nei treni blindati ai campi di annientamento. Spacciavano vocabolario falso a copertura. I poteri lo fanno e spetta agli scrittori restituire il nome delle cose.


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Suite francese

"Ecco il tempo di pace, ecco il riso delle ragazze,gli echi gioiosi della primavera,le prime rondini che tornano dal Sud...
Siamo in una cittàdella Germania , è marzo,quando la neve comincia appena a sciogliersi.
Ecco il rumore di sorgente della neve che cola lungo antiche strade.
E adesso la pace è finita...
Ecco i tamburi , i camion, i passi dei soldati...
Lo sente ? Lo sente, questo scalpiccio lento,sordo, inesorabile ?
Un popolo in marcia...In mezzo a quella gente il soldato è perduto...
A questo punto dovrebbe esserci un coro,una specie di inno religioso che è ancora incompiuto.
Adesso,ascolti ! E' il momento della battaglia..." La musica era grave,profonda, terribile.


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Commenti
Link corretto http://scrivi.10righedailibri.it/olocausto-10-righe :)
Dom, 27/01/2013 - 16:22- accedi o registrati per inviare commenti
Diario 1941-1943

Essere fedeli a tutto ciò che si è cominciato spontaneamente, a volte fin troppo spontaneamente.
Essere fedeli a ogni sentimento, a ogni pensiero che ha cominciato a germogliare.
Essere fedeli nel senso più largo del termine, fedeli a se stessi, a Dio, ai propri momenti migliori.
E dovunque si è, esserci "al cento per cento". Il mio "fare"consisterà nell'"essere" !
Soprattutto devo essere più fedele a quel che vorrei chiamare il mio talento creativo,per modesto che sia.
A ogni modo: ci sono tante cose che vorrebbero esser dette e scritte da me, e dovrei finalmente mettermici.
Invece cerco in tutti i modi di scappare, e in questo manco.
D'altra parte,so che devo aspettare con pazienza che le mie parole crescano. Ma devo anche aiutarle.


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Olocausto in 10 righe
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I volonterosi carnefici di Hitler
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Partecipo al gioco domenicale http://scrivi.10righedailibri.it/olocausto-10-righe |
Le avventure di Pinocchio
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sì, fa parte di una collana di narrativa con la copertina tutta grigia... |
I TUOI CLASSICI libri
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Partecipo con Il Dottor Zivago di Boris Pasternak |
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Partecipo con Il Maestro e Margherita di M. Bulgakov |
Il Dottor Zivago
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Partecipo a "I tuoi classici libri" http://scrivi.10righedailibri.it/i-tuoi-classicilibri |
















































































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partecipo a http://scrivi.10righedailibri.it/olocausto-10-righe
Dom, 27/01/2013 - 18:03