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Sorella Rugiada

CUSHENDUM, IO HO AMATO IL TUO FIORE PIÙ RADIOSO
Ho amato le tue strade di campagna, le tue scogliere sul
mare grigio, ho amato i tuoi pianori sferzati dal vento, ho
amato la terra di Scozia, sospesa nella nebbia poco distante.
Ma prima ho amato lei.
Ho amato suo padre, sua madre, la nonna del sud che
Camminava poggiandosi al suo braccio, ho amato la sua casa,
nella sera tardi oscura e piena di silenzio.
Ma prima di tutto ho amato lei.
Ho amato Cushendall e Glenariff, ho amato il delirio dolce
del Joes, ho amato le pitture umili di McAuley, la pioggia sui
vetri la mattina in cui mi alzai e non trovai nessuno in casa.
Ma prima di tutto ho amato lei.
Cushendum, io ho amato lei, il tuo fiore più radioso.


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Tracce

PRIMA DI TE
Prima di te
Non ho amato nessuno veramente
Ho visto ombre tutte uguali
Di uomini smarriti come fantasmi
Ho evocato danze di eroi mai nati
Come nelle gesta di una leggenda
Ho visto sorrisi tramutarsi in polvere
Vite dominate da deserti
Aride come atolli senza oceano
Ogni cosa era fluttuante, spettrale, asettica, perduta
Nelle tue orme ho ricomposto i sensi
Come immortali, preziose reliquie.


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Natura morta con custodia di sax. Storie di jazz

Natura morta con custodia di sax. Storie di jazz
Tradotto da Riccardo Brazzale/Chiara Carraro
Instar libri 2009
Il sax giaceva sul letto accanto a lui. Sul comodino un ritratto dei suoi, flaconi di colonia e quel suo strano cappello. Aveva visto in una fotografia certe ragazze dell'età vittoriana che avevano in testa un cappello simile, decorato da un lungo nastro. Carini, aveva pensato, davvero carini, e da allora ne aveva sempre portato uno. Una volta Herman Leonard era venuto a fotografarlo, ma aveva finito per lasciarlo del tutto fuori dall'inquadratura, preferendogli una natura morta con cappello, custodia di sax e fumo di sigaretta che sale al Cielo. Era successo molti anni prima, ma quella era stata come una premonizione che sembrava avverarsi ogni giorno di più, via via che lui si andava disperdendo nei frammenti per cui la gente lo ricordava.


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Marina Cvetaeva, Rainer Maria Rilke - Lettere

Marina Cvetaeva, Rainer Maria Rilke - Lettere
Tradotto da Ugo Persi
SE 2010
Il mio amore per Te si è sminuzzato in giorni e lettere, in ore e righe. Di qui l'inquietudine. (Per questo chiedesti quiete!) Una lettera oggi, una lettera domani. Tu vivi, io voglio vederTi. Trapianto dal Sempre all'Adesso. Di qui il tormento, la conta dei giorni, l'insignificanza di ogni singola ora, l'ora soltanto come passo innanzi... verso la lettera. “Essere” nell'altro o “avere” l'altro (o voler avere, o in genere “volere”, è lo stesso!). Quando me ne accorsi, tacqui.
Adesso tutto è passato. Dei miei desideri vengo presto a capo. Che cosa volevo da Te? Nulla. Semmai: essere accanto a Te. Forse semplicemente: venire da Te. Senza lettere era già: senza Te. Col passar del tempo - peggio. Senza lettere - senza Te; con le lettere - senza Te. “In” Te Non “essere”. Morire!
Così sono io. Così è l'amore... nel tempo. Ingrato e autodistruttivo. Io non onoro e non amo l'amore.


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Delitto alle olimpiadi

«Che idea mi sono fatto? Lei arriva qui fresco fresco e vuole sapere che idea mi sono fatto?». Il giudice iniziò a scaldarsi.
Igor Attila si sarebbe rimangiato la domanda, anche perché di quello che pensava il pm tutto sommato non gliene fregava nulla. Ma ormai era tardi. La miccia era innescata.
«Si guardi intorno. Da quando hanno bloccato i concorsi qui è il caos. Oltre ai miei trecentoventisei processi già aperti ho ereditato i duecentotrenta procedimenti di un collega andato in pensione, che nessuno rimpiazzerà mai. […] Ha provato ad andare in bagno? Ci provi. Su, su, vada a cagare, nel senso letterale del termine e senza offesa, s’intende. È un miracolo se trova l’acqua. Di sicuro non troverà sapone, asciugamani e carta igienica. Sono finiti i soldi per queste cose superflue. Sì, ha capito bene. Le chiamano spese superflue, gli intelligentoni del ministero. Qui anche pulirsi il culo è diventato un lusso!».


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Ciao Andrea per te che ami le Farfalle ,ieri mi sono regalata anch'io un libro:Lady Butterfly,diario di una cacciatrice di farfalle,autrice Magaret Fountaine,lo conosci già?,ciao ,naty
Sab, 27/10/2012 - 09:34- accedi o registrati per inviare commenti
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LETTURE AD ALTA QUOTA

Le 10 righe del libro fotografato sono tratte da CHE TU SIA PER ME IL COLTELLO di David Grossmann, pag. 149.
La foto è stata scattata due giorni fa, sul Lago di Lod, a 2.200 m slm, nel comune di Antey-Saint-André, in Val d'Aosta.
Una sensazione unica dedidarsi alla lettura di un libro in quella cornice ...


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Ciao Andrea, come avevo scritto nel precedente post, anche la tua foto è molto bella poi abbiamo ricevuto lo stesso numero di segnalibri quindi la vittoria è di entrambi... Per ricevere il libro incentivo manda i tuoi dati: libroincentivo@10righedailibri.it ciao a presto qui su 10 righe :)
Sab, 06/10/2012 - 11:05- accedi o registrati per inviare commenti
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Andrea, abbiamo pubblicato la tua foto nella galleria :)http://www.10righedailibri.it/gallery/libri-vacanza/letture-ad-alta-quota-andrea-aloi
Lun, 23/07/2012 - 23:37- accedi o registrati per inviare commenti
Ma sei proprio gentile,vedo se riesco,oggi,lo spero,sono in partenza,ben ritrovato e mille grazie,mi perdevo nelle dimensioni..e nei Pixel..ciao ricambio l'abbbraccio
Lun, 23/07/2012 - 10:01- accedi o registrati per inviare commenti
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Ossi di seppia

PORTAMI IL GIRASOLE
Portami il girasole ch'io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l'ansietà del suo volto giallino.
Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.
Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.


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Ciao, Andrea, lo staff mi ha assegnato il difficile compito di assegnare un libro incentivo, e scelgo con grande piacere le tue splendide 10 righe, ch nei giorni precedenti non avevo avuto il tempo di leggere. Ciao!!!!!
Mer, 27/06/2012 - 13:28- accedi o registrati per inviare commenti
In ritardo...ma aggiungo segnalibro per questa poesia;la mia preferita,ciao
Mar, 26/06/2012 - 18:38- accedi o registrati per inviare commenti
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La danza della realtà

La danza della realtà
Tradotto da Michela Finassi Parolo
Universale Economica Feltrinelli 2006
Di notte … m'infilavo il dito nel naso, fabbricavo palline e le appiccicavo al muro tappezzato di carta celeste. Nel corso di quel mese, piano piano, con i miei moccoli, disegnai un elefante. Non se ne accorsero perché non venivano mai a fare le pulizie o a rifarmi il letto.
Nel giro di un mese il pachiderma era quasi terminato. Al momento dei saluti … la nonna entrò nella mia stanza per recuperare le lenzuola che mi aveva prestato. Non vide un bell'elefante che volava nel cielo infinito, bensì una orribile collezione di moccoli appiccicati sulla sua preziosa tappezzeria. Le sue rughe assunsero una colorazione violacea, la schiena ingobbita si raddrizzò, la vocetta gentile divenne il ruggito di una leonessa, gli occhi vitrei lanciavano lampi. "Bambino schifoso, maiale, ingrato! Dobbiamo ritappezzare tutto! Dovresti morire di vergogna! Non voglio un nipote così!" "Ma nonnina, io non volevo sporcare niente, volevo soltanto fare un bell'elefante. Mi manca soltanto una zanna per finirlo."


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Il contrario di uno

MAMM’EMILIA
In te sono stato albume, uovo, pesce,
le ere sconfinate della terra
ho attraversato nella tua placenta,
fuori di te sono contato a giorni.
In te sono passato da cellula a scheletro
un milione di volte mi sono ingrandito,
fuori di te l’accrescimento è stato immensamente meno.
Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l’ho portato con me.
Sono venuto nudo, mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza.
Mi hai messo in bocca tutte le parole
a cucchiaini, tranne una: mamma.
Quella l’inventa il figlio sbattendo le due labbra
quella l’insegna il figlio.
[…]


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hai fatto bene a condividere ugualmente queste righe con noi tutti...grazie...
Mer, 16/05/2012 - 22:15- accedi o registrati per inviare commenti
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In alto a sinistra

Ero tornato da Torino alla fine di novembre del 1980. La grande fabbrica si era sbarazzata in una sola notte di ventiquattromila coperti a mensa, quarantottomila braccia, forse meno perché c’erano tra gli espulsi anche gli invalidi. “Andate a mangiare fuori.” E fuori eravamo restati quaranta giorni, notti, fuochi per riscaldarci. Nessuno usciva, nessuno entrava nella fabbrica che avevamo bloccato. Alla fine restammo tutti fuori, amici, sconosciuti, vinti.
Ero tornato da Torino alla fine di novembre del 1980. La grande fabbrica si era sbarazzata in una sola notte di ventiquattromila coperti a mensa, quarantottomila braccia, forse meno perché c’erano tra gli espulsi anche gli invalidi. “Andate a mangiare fuori.” E fuori eravamo restati quaranta giorni, notti, fuochi per riscaldarci. Nessuno usciva, nessuno entrava nella fabbrica che avevamo bloccato. Alla fine restammo tutti fuori, amici, sconosciuti, vinti.
Tornavo a Napoli dalle notti passate davanti al cancello undici di una fabbrica che aveva, come Tebe, cento porte. Ragazzi di molte parti d'Italia erano diventati uomini là


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La tua citazione è arrivata seconda nel gioco Libri Operai!
Controlla il post del gioco per vedere a quali incentivi hai diritto :)
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complimenti Andrea...avrei inserito Ragazzi di vita per ricordare Pier Paolo Pasolini...ciao ,naty
Lun, 07/05/2012 - 17:22- accedi o registrati per inviare commenti
La danza della collana

Poi la stessa mano si tese fino a terra, e tirò su il mantello ma lo lasciò subito ricadere; e per un poco il discorso parve cambiar tono, anche perché l'altra s'era sollevata e suonava il campanello e alla serva, apparsa con la rapidità di uno che sta appena dietro l'uscio, ordinò di portare il tè."Non disturbarti, zia,"pregò la giovine; "ho già preso il caffè prima di venir qui. Piuttosto, se mi permetti, fumo una sigaretta. “Tu fumi?"disse l'altra sorpresa."Eh, sí, ho preso anche quest'abitudine. È bello; mi piace: le sigarette le faccio da me," (…)intanto aveva tirato fuori della borsa il portasigarette e l'accendino d'oro, e in un attimo l'aria odorò di un indefinibile profumo fra d'incenso e di tabacco forte, che nell'altra riaccese il ricordo fisico dell'uomo che nelle sere calde e luminose della primavera scorsa portava nella casa l'alito della passione.


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Ciao Iroha Momiji, hai vinto un libro incentivo per il gioco Passi sardi, manda i tuoi dati a libroincentivo@10righedailibri.it
Ven, 24/05/2013 - 23:06- accedi o registrati per inviare commenti
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Memorie del tempo di Lula

La maestra di quarta andava a prendere in prestito i quadri della prima, e ce li "raccontava". Gli scolari chiamavano quelle lezioni "contos de quadros". Una volta, finito il racconto del quadro di Giunio Bruto che condanna a morte i figli perchè hanno tradito la patria, un nostro compagno piccolo piccolo si alzò con le mani nei capelli ed esclamò:
-Lampu, babbu! Ràju chi l'achirrete! (Lampo, che razza di padre! Che gli scenda un fulmine).


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Anime oneste

E già quasi tutto il corredo era pronto, già le stoffe dei vestiti erano ordinate ad una Casa di buoni tessuti italiani. Li avrebbe confezionati a Sassari una brava sarta
di moda. I vestiti arrivarono qualche settimana prima di Pasqua, giusto il giorno in cui Angela guarniva l'ultima cuffietta."Apro io?"domandò Anna posando le mani sulla
cassa sottile di legno bianco. Ma Angela la respinse dolcemente e aprì la cassa con
un fremito nelle dita. A poco a poco, e senza che ella se ne accorgesse, tutti quei di casa si trovarono intorno, zitti e curiosi. Angela sollevò il coperchio quasi religiosamente, poi mandò in aria una nuvola di carta bianca, trasparente e profumata. Venne fuori l'abito da sposa; era intero, forma principessa, di raso color paglia, tutto merletti di una vaporosa delicatezza.


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La Sardegna e i Sardi

Non soltanto il fascino mediterraneo, dunque, fu la molla che spinse molti scrittori inglesi a percorrere strade insicure o sentieri appena abbozzati nelle montagne della Sardegna; anche
un altro genere di attrazione – come si è visto – aveva agito da potente richiamo. Di certo, comunque, la vasta messe di opere letterarie (non tutte degne di sopravvivere al vaglio del tempo) che vuol raccontare agli uomini del Nord le bellezze solari di uno sconosciuto “pianeta”, contribuì a far conoscere la Sardegna in Europa e in America, in quel vasto mondo dell’English-speaking people.


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Partecipo a Passi sardi su http://scrivi.10righedailibri.it/passi-sardi
Ven, 17/05/2013 - 11:06- accedi o registrati per inviare commenti
Sardegna come un'infanzia

Io so cosa vuol dire essere felici nella vita - e la bontà dell'esistenza,il gusto dell'ora che passa e delle cose che si hanno intorno,pur senza muoversi, la bontà di amarle,le cose,fumando, e una donna in esse. Conosco la gioia di un pomeriggio d'estate a leggere un libro d'avventure cannibalesche seminudo in una chaise-longue davanti a una casa di collina che guardi il mare.
E molte altre gioie insieme; di stare in un giardino in agguato e ascoltare che il vento muove le foglie appena (le più alte) di un albero; o in una sabbia sentirsi screpolare e crollare infinita esistenza di sabbia; o nel mondo popolato di galli levarsi prima dell'alba e nuotare,solo in tutta l'acqua del mondo, presso a una spiaggia rosa.


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nuraghe beach

Se uno volesse capire cos’è la Sardegna oggi, nel 2011, aldilà dell’estate e delle vacanze organizzate, dei cori a tenore e dei nuraghe, delle fiabe e delle leggende, che cos’è la vita normale per la stragrande maggioranza di chi abita permanentemente nell’isola del Mediterraneo chiamata Sardegna, se uno volesse capirlo davvero, dovrebbe prendere la macchina e guidare da Cagliari viale Marconi a Quartu Sant’Elena, poi tornare indietro passando per Quartucciu, Selargius, Monserrato, Pirri. Un simile giro in automobile, nell’enorme, sterminata periferia cagliaritana, con il tipico continuo alternarsi di casette ingrandite e palazzetti non finiti, centri commerciali e orti abbandonati, capannoni malandati e scintillanti villette a schiera, multisala e parcheggi, centri storici campidanesi e palazzi di edilizia popolare, un simile giro in automobile sarebbe il modo migliore per capire questa terra, il regno di Marco Carta, dove Amici è la Bibbia, dove la De Filippi è la madre nostra che dà senso al giorno che arriva, dove Dimensione Danza non è una marca, ma una scelta di vita


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Canne al vento

L'euforbia odorava intorno, la luna azzurrognola splendeva sul rudero della torre come una fiamma su un candelabro nero, e pareva che in quell'angolo di mondo morto non dovesse più spuntare il giorno. Ma subito dietro lo spiazzo biancheggiava fra i melograni e i palmizi, simile a un'abitazione moresca, con porte ad arco, logge in muratura, finestre a mezza luna, la casa di don Predu. Attraversando il grande cortile ove luccicavano alla luna larghi graticolati di canna su cui di giorno s'essiccavano i legumi adesso coperti da stuoie di giunco, Giacinto vide la grossa figura di suo zio e quella smilza del Milese immobili sullo sfondo dorato d'una porta preceduta da un portico. Bevevano, seduti nella queta stanza terrena, con le gambe accavallate e il gomito sullo spigolo del tavolo: e tutti e due, l'uomo grasso e l'uomo magro, sembravano contenti della vita.


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La contessa di ricotta

A cosa servono allora i sentieri fra i muretti a secco, sepolti nella macchia, il silenzio, a parte i grilli e le cicale, le spiagge azzurre e oro dove ti puoi sdraiare e osservare le onde più lunghe che ti bagnano i piedi, le strade che si stringono sulle scogliere a strapiombo, il mare infinito? E le colline dalle rocce basse e le scogliere d'argento come crateri lunari, che accolgono le piscine naturali colmi di sabbia, e il mare, che è sempre bello, minaccioso quando le onde ruggiscono e si gonfiano e si abbattono con fragore, dolcissimo quando ti accoglie senza muoversi, a cosa servono, per essere così tristi? A niente."


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Silvia T. Anno di pubblicazione e numero di pagina ;)
Ven, 17/05/2013 - 11:30- accedi o registrati per inviare commenti
Stirpe

Capita dunque che per gli stessi motivi per cui ci si dichiarava neutrali, ora si entri in guerra. A Gavino quella Storia non sembra una cosa fatta bene. - Non è certo così che si decide, - protesta.
Josto Corbu lo guarda a lungo prima di rispondere: - Che cosa vuoi decidere Gavì? - gli chiede. E Gavino si rende conto che il soffio della Storia arriva certo come può e dove può, ma anche che se arriva, arriva quando gli pare...


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De su tesoru de sa Sardigna

Ma aspettu chi mi mandis già po scorta,
Musa bella, sa rima suspirada;
Deu bandu a d'aspettair in sa porta,
Po podiddi dai libera s'intrada;
E a tei ti fazzu in fini, a conca sciorta,
Un umili e profunda saludada:
No tardis a mandai, filla de Apollu,
Chi ollu sighì su cantu a rompicollu.


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Passi sardi
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Passi sardi
Partecipo con "Sorella rugiada" di Salvidia: http://scrivi.10righedailibri.it/sorella-rugiada |
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Passi sardi
Partecipo con "Tracce" di Daniela Lai: http://scrivi.10righedailibri.it/tracce |
Sorella Rugiada
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Sorella Rugiada
Partecipo a Passi sardi su http://scrivi.10righedailibri.it/passi-sardi |
Tracce
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Tracce
Partecipo a Passi sardi su http://scrivi.10righedailibri.it/passi-sardi |
Natura morta con custodia di sax. Storie di jazz
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Natura morta con custodia di sax. Storie di jazz
Ma che bello ritrovarsi qui ... :-) ciao Naty!!!!! :-) |
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Natura morta con custodia di sax. Storie di jazz
:-) grazie Barbara ... |
L'angelo Azzurro
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L'angelo Azzurro
ho appena letto la recensione ... ho anche visto che qui sul sito sono pubblicate le prime 29 pagine ... le leggerò volentieri e poi, eventualmente, comprerò il libro :-) grazie per avermelo segnalato! un abbraccio, Naty :-) |
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L'angelo Azzurro
Ciao Natalina!!!!! :-) |
L'Angelo Azzurro
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L'Angelo Azzurro
metto segnalibro! :-) |
Marina Cvetaeva, Rainer Maria Rilke - Lettere
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Marina Cvetaeva, Rainer Maria Rilke - Lettere
:-) |













































































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Commenti
segnalibro molto bella
Ven, 17/05/2013 - 14:02Partecipo a Passi sardi su http://scrivi.10righedailibri.it/passi-sardi
Ven, 17/05/2013 - 11:15