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Il cammino dell'uomo

"Vi dirò io le leggi del gioco della dama. Primo: non è permesso fare due passi alla volta. Secondo: è permesso solo andare avanti e non tornare indietro. Terzo: quando si è arrivati in alto, si può andare dove si vuole".


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Teneri amori

Mi accorsi di essere arrivato a una stazione che non era quella da tempo desiderata, e compresi che il mio viaggio doveva riprendere presto, se necessario lontano da quella mitica città con i templi e il mare, ma assieme a una compagna con la quale fosse una gioia parlare oltre che fare l'amore, una compagna che avesse quel modo tutto suo di guardare e quella voce attraversata dal sorriso, una compagna con la quale fosse bello scambiarsi occhiate e capirsi al volo.
Dovevo fare un'altra mossa nella mia partita. Una mossa difficile.
Chiesi in giro di lei: mi dissero che era tornata a Catania. E decisi di andare a cercarla.


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Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia

Il fatto è che se ne era andata: e soltanto i fatti contano, soltanto i fatti debbono contare. Noi siamo quel che facciamo. Le intenzioni, specialmente se buone, e i rimorsi, specialmente se giusti, ognuno, dentro di sé, può giocarseli come vuole, fino alla disintegrazione, alla follia. Ma un fatto è un fatto: non ha contraddizioni, non ha ambiguità, non contiene il diverso e il contrario.


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L'arte di annacarsi

Una madre siciliana può essere un'ottima madre ebrea. Anzi, le due figure si identificano quasi perfettamente perché entrambe sono varianti della Grande Madre Mediterranea. Una può dire al figlio: Se non mangi ti ammazzo; mentre l'altra preferisce magari: Se non mangi mi ammazzo. Ma la sostanza ricattatoria cambia poco. Il minimo comun denominatore coincide col pervicace tentativo di mantenere il proprio figlio, tanto più se maschio e primogenito, in uno stato perennemente infantile, che si configura nell'invadenza sistematica di tutti i suoi spazi, sia fisici che emotivi. Per la madre ebraico-siciliana, il figlio è un principe. Ma un principe bonsai: destinato a non diventare mai re per rimanere in eterno sotto la sfera di reggenza materna.


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Il postino di Neruda

«Lei crede che tutto il mondo, voglio dire "tutto" il mondo, con il vento, i mari, gli alberi, le montagne, il fuoco, gli animali, le case, i deserti, le piogge...».
«...adesso puoi già dire "eccetera"».
«...gli eccetera! Lei crede che il mondo intero sia la metafora di qualcosa?».
Neruda spalancò la bocca, e il suo mento robusto parve staccarsi dal volto.
«È una stronzata quello che ho domandato, don Pablo?».
«No, davvero, no».
«Però ha fatto una faccia così strana».
«No, il fatto è che mi sono messo a pensare».


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Commenti
l'ho postato anch'io un bel po' di tempo fa: bel libro, come altrettanto bello il film che ne è stato tratto, ultimo capolavoro di quel genio, forse non a dovere ricordato, di Massimo Troisi. bella scelta:)
Mer, 27/07/2011 - 09:21- accedi o registrati per inviare commenti
Il libraio di Selinunte

Primula staccherà la sua guancia dalla mia e guardandomi mi dirà: "Io ho una spina nel cuore quando sei lontano". E allora piangerò perché questo è l'amore, l'estrema unica difesa che abbiamo contro il buio, contro la notte. Primula, Primula, tutte le parole scritte dagli uomini sono forsennato amore non corrisposto; sono un diario frettoloso e incerto che dobbiamo riempire di corsa, perché tempo ce n'è poco. Un immenso diario che teniamo per Dio, per non recarci a mani vuote all'appuntamento.


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Mi piace molto Vecchioni come cantautore ma non ho mai letto nulla di suo. Che faccio? Mi butto?
Lun, 25/07/2011 - 15:31- accedi o registrati per inviare commenti
La bellezza e l'inferno. Scritti 2004-2009

A volte però mi trovo a guardare indietro. E allora so a chi questo libro non è destinato. So che non va a tutte quelle persone con cui sono cresciuto, che si sono accontentate di galleggiare, bestemmiare al tavolo del bar, tirare a campare in giorni tutti uguali. Non va ai rassegnati, ai cinici pigri. Appagati da una sagra o da una serata in pizzeria. Rimasti fermi a scambiarsi le fidanzate scegliendo tra chi è rimasto spaiato come le scarpe dentro scatole impolverate, dimenticate in fondo ad un armadio. A chi crede che per diventare adulti bisogna caricarsi in groppa i fallimenti di un altro, piuttosto che rilanciarsi insieme in una sfida. A queste persone non va. Certamente si sa per chi si scrive, ma si sa anche per chi non si scrive. Io non scrivo per loro...


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beh, veramente quando si scrive in genere lo si fa per un impulso interiore, più che preoccuparsi per chi farlo...
Mar, 01/11/2011 - 16:25- accedi o registrati per inviare commenti
L'immortalità

Le imgiustizie che subiva erano suppongo,piuttosto piccole:la gente non rispondeva al suo saluto;nessuno le sorrideva;aspettava in fila alla posta e una donna grassa le dava una spinta e passava avanti;lavorava come commessa in un grande magazzino e il direttore l'accusava di comportarsi male con i clienti.
Mille volte aveva voluto opporsi e gridare,ma non si era mai decisa a farlo,perchè aveva una voce debole che nei momenti di rabbia vacillava.Era offesa.
Quando su un uomo si abbatte il male,l'uomo lo riflette sugli altri.Questo si chiama conflitto,lite, o vendetta.Ma l'uomo debole non ha la forza di riflettere il male che si abbatte su di lui,la propria debolezza lo offende e lo umilia edi fronte ad essa è assolutamente indifeso.Non gli resta altro che distruggere la sua debolezza insieme conn se stesso.E così è nato nella ragazza il sogno delle propria morte>:


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La danzatrice bambina

L'istinto animale, antico e atavico, di rifuggire la sofferenza è scritto nelle ossa e nel sangue. Niente di ciò che si muove e respira sopporta di essere infastidito e pungolato senza cercare di sottrarsi. Quando il livello di provocazione aumenta, si trasforma in un predatore feroce, determinato. All'interno dei rapporti tra gli esseri umani, le varie culture insegnano metodi diversi per imparare a ritardare questo tipo di reazione e a tollerare una certa quantità di fastidio quale conseguenza inevitabile della vita di comunità. Ma è risaputo che la patina del contegno civile è estremamente sottile: si provi a importunare qualcuno un po' troppo e persino la persona più mite esploderà di rabbia. (...)Il vantaggio più grande che la libertà offre agli esseri umani è quello di avere la possbilità di allontanarsi da ciò che infastidisce.
E' così che si riesce a vivere in pace.


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Grazie,Mel,non sono stata rapida nella comprensione ..ci rido anch'io,sei proprio una amica vera..
Mar, 01/11/2011 - 18:56- accedi o registrati per inviare commenti
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Timeline

Tutti devono divertirsi, altrimenti cambieranno: cambieranno marca, canale, partito e anche sentimenti. Questa è la realtà della società occidentale alla fine del XX secolo. In altri secoli, gli esseri umani aspiravano alla redenzione o a un miglioramento, alla libertà o all'istruzione. Nel nostro secolo, invece, ci si vuole soltanto divertire. Non abbiamo tanto paura della malattia e della morte, quanto della noia, della sensazione di non saper cosa fare del nostro tempo, della sensazione di non divertirci.


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Racconti Dispersi

Aveva girovagato senza meta, alzò il naso e lesse il nome della via: Rusland. Sorrise traducendo l’indicazione in: Via Russia, strinse il libro di Gogol che teneva piegato in tasca ed entrò in un bar.
Si sedette, a un tavolo tondo, su un puff in pelle bordeaux attaccato alla vetrina e chiese il menù, si rese conto di avere pronunciato la frase in olandese, lingua che in realtà stava ascoltando da poco più di un’ora, ma che non aveva mai parlato.
Il ragazzo gli portò un cartoncino verde suddiviso in due colonne: weed e hascj.
Ci mise un po’ a capire di che si trattasse, l’unica cosa commestibile erano gli space muffin, alla parete una lavagna riportava, in inglese, lo stesso elenco.
Chiese un caffè e qualcosa da mangiare che non fosse mischiato con l’erba. Walter, capelli biondi quasi bianchi, pelle rosa e lentiggini, lo guardò con gli occhi azzurri arrossati e gli chiese se fosse di Zandvoort.


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l'ultima riga delle favole

Nuotò disordinatamente, con la sensazione che il tempo si dilatasse ad ogni bracciata. Quando tirò fuori la testa, lo stomaco si contrasse in uno spasmo. Annaspò fra le onde, strillando alle stelle la sua patetica richiesta di aiuto. Ma appena le forze cominciarono ad abbandonarlo venne invaso da una sensazione di spossatezza che conosceva bene...non aveva mai invocato la morte, gli incuteva troppa paura. Eppure in quel momento la immaginò come una complice che avrebbe steso un velo pietoso sopra le ferite che non era stato capace di guarire...una vita senza senso e senza cuore.....


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Il cammino dell'uomo

"Vi dirò io le leggi del gioco della dama. Primo: non è permesso fare due passi alla volta. Secondo: è permesso solo andare avanti e non tornare indietro. Terzo: quando si è arrivati in alto, si può andare dove si vuole".


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La brevità della vita

“Noi non disponiamo di poco tempo, ma ne abbiamo perduto molto. La vita è lunga abbastanza e ci è stata data con larghezza per la realizzazione delle più grandi imprese, se fosse impiegata tutta con diligenza; ma quando essa trascorre nello spreco e nell’indifferenza, quando non viene spesa per nulla di buono, spinti alla fine dall’estrema necessità, ci accorgiamo che essa è passata e non ci siamo accorti del suo trascorrere. È così: non riceviamo una vita breve, ma l’abbiamo resa noi, e non siamo poveri di essa, ma prodighi. Come sontuose e regali ricchezze, quando siano giunte ad un cattivo padrone, vengono dissipate in un attimo, ma, benché modeste, se vengono affidate ad un buon custode, si incrementano con l’investimento, così la nostra vita molto si estende per chi sa bene gestirla”.[…]


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Il cavaliere inesistente

Libro,è venuta sera,mi sono messa a scrivere piu' svelta,dal fiume non viene altro che il rombo lassu' della cascata,alla finestra volano muti i pipistrelli,abbaia qualche cane,qualche voce risuona dai fienili.Forse non è stata scelta male questa mia penitenza,dalla madre-badessa:ogni tanto mi accorgo che la penna a preso a correre sul foglio come da sola,e io a correrle dietro.E' verso la verità che corriamo,la penna e io,la verità che aspetto sempre che mi venga incontro,dal fondo di una pagina,e che potrò mai raggiunfere soltanto quando a colpi di penna sarò riuscita a seppellire tutte le accidie,le insoddisfazioni,l'astio che sono qui chiusa a scontare.Poi basta il tonfo d'un topo(il solaio del convento ne è pieno).un buffo di vento improvviso....


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Accabadora

L'anziana sarta parlava con la sincerità con cui si fanno le confidenze agli sconosciuti sul treno, sapendo che non si dovrà sopportare mai più il peso dei loro occhi.
- Non mi si è mai aperto il ventre, - proseguì, - e Dio sa se lo avrei voluto, ma ho imparato da sola che ai figli bisogna dare lo schiaffo e la carezza, e il seno, e il vino della festa, e tutto quello che serve, quando gli serve. Anche io avevo la mia parte da fare, e l'ho fatta.
- E quale parte era?
- L'ultima. Io sono stata l'ultima madre che alcuni hanno visto.


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Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia
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Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia
Del resto anche Tomasi di Lampedusa scriveva ne "Il Gattopardo": In Sicilia non importa far male o far bene: il peccato che noi siciliani (Oppure "La Sicilia") non perdoniamo mai è semplicemente quello di 'fare'. |
Il postino di Neruda
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Il postino di Neruda
La sensazione rimasta fino ad ora, dopo aver letto il libro anni fa, è di ironia raffinata, poesia e tenerezza. E' poi è affascinante pensare che se un poeta o un postino riescano a trovare la metafora di (quasi) ogni cosa allora anche il mondo intero a sua volta sia la metafora di qualcosa. |
Il libraio di Selinunte
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Il libraio di Selinunte
Anche io mi sono buttato e alla fine è andata bene. Secondo me Vecchioni scrive romanzi con lo stesso stile delle canzoni, sono soltanto più lunghi. Questa è una storia ambientata vicino ad imponenti rovine archeologiche ed ha per protagonista un ragazzino che adora, unico nel suo paesino siciliano, ascoltare la lettura dei classici della letteratura da parte di un libraio che invece tutti odiano; c'è pure il finale tipicamente fiabesco. Magari fra un po' aggiungo altre 10 righe per gli incerti... |
GIOCO - Riga 10
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GIOCO - Riga 10
Da un pezzo mi ero reso conto che il mondo è pieno di cose prodigiose che non si possono spiegare. (Sei biblioteche - Zoran Zivkovic - TEA). |































































Commenti
Giuseppe di che anno è il libro? :)
Lun, 08/10/2012 - 17:56Del resto anche Tomasi di Lampedusa scriveva ne "Il Gattopardo": In Sicilia non importa far male o far bene: il peccato che noi siciliani (Oppure "La Sicilia") non perdoniamo mai è semplicemente quello di 'fare'.
Lun, 26/09/2011 - 19:33da sempre sostenitrice che alla fine solo i fatti contano davvero, siciliana come Sciascia e come lui un po' fuori posto in una terra fatta purtroppo di molte parole e troppo pochi fatti...
Lun, 26/09/2011 - 16:23