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L'eleganza del riccio

immagine copertina
Muriel Barbery
L'eleganza del riccio
Tradotto da Emanuelle Caillat e Cinzia Poli
Edizioni e/o (collana Dal mondo) 2007
10 righe da pagina 39:

Nella nostra società essere povera, brutta e per giunta intelligente condanna a percorsi cupi e disillusi a cui è meglio abituarsi quanto prima. Alla bellezza si perdona tutto, persino la volgarità. E l'intelligenza non sembra più una giusta compensazione delle cose, una sorta di riequilibrio che la natura offre ai figli meno privilegiati, ma solo un superfluo gingillo che aumenta il valore del gioiello. La bruttezza, invece, di per sé è sempre colpevole, e io ero già votata a quel tragico destino, reso ancora più doloroso se si pensa che non ero affatto stupida.

inviato il 14/12/2010
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Uno dei libri che amo di più.........ecco come ne ho parlato io: http://lamiadolcebambina.blogspot.it/2012/03/la-settimana-delle-parole.html

Ho letto il libro passatomi da una mia carinissima amica e devo dire che leggendolo ho avuto la percezione di aver già vissuto paradossalmente alcune situazioni citate nel libro, poichè mia madre lavorò come portinaia diversi anni in uno stabile dìepoca. l'autore ha interpretato a meraviglia i sentimenti di ognuno dei protagonisti con ilarità, fermezza, coesione, semplicità, affiancando senza alcun privilegio ignoranza e cultura delle parti. Un vero capolavoro!!!

La figura della portinaia é straordinaria: potrebbe aiutare ad abbattere gli stereotipi moderni, che, nonostante tutto, resistono!

Bella l'interpretazione del gatto visto come un totem moderno!

Non capisco perché sia inimmaginabile che una portinaia legga! Tutti possono avere questa grande gioia: viva la lettura!

Visto il grande successo di questo romanzo...vi scrivo l'incipit (che ho preso da Wikiquote e mi auguro che sia uguale al libro che in questo momento non ho con me):
"Marx cambia completamente la mia visione del mondo" mi ha dichiarato questa mattina il giovane Pallières che di solito non mi rivolge nemmeno la parola.
Antoine Pallières, prospero erede di un'antica dinastia industriale, è il figlio di uno dei miei otto datori di lavoro. Ultimo ruttino dell'alta borghesia degli affari – la quale si riproduce unicamente per singulti decorosi e senza vizi –, era tuttavia raggiante per la sua scoperta e me la narrava di riflesso, senza sognarsi neppure che io potessi capirci qualche cosa. Che cosa possono capirci le masse lavoratrici dell'opera di Marx? La lettura è ardua, la lingua forbita, la prosa raffinata, la tesi complessa.
A questo punto, per poco non mi tradisco stupidamente. "Dovrebbe leggere L'ideologia tedesca" gli dico a quel cretino in montgomery verde bottiglia. Per capire Marx, e per capire perché ha torto, bisogna leggere L'ideologia tedesca. È lo zoccolo antropologico sul quale si erigeranno tutte le esortazioni per un mondo migliore e sul quale è imperniata una certezza capitale: gli uomini, che si dannano dietro ai desideri, dovrebbero attenersi invece ai proprio bisogni. In un mondo in cui la hybris del desiderio verrà imbavagliata potrà nascere un'organizzazione sociale nuova, purificata dalle lotte, dalle oppressioni e dalle gerarchie deleterie.
"Chi semina desiderio raccoglie oppressione" sono sul punto di mormorare, come se mi ascoltasse solo il mio gatto. Ma Antoine Pallières, a cui un ripugnante aborto di baffi non conferisce invece niente di felino, mi guarda, confuso dalle mie strane parole. Come sempre, mi salva l'incapacità del genere umano di credere ciò che manda in frantumi gli schemi di abitudini mentali meschine. Una portinaia non legge L'ideologia tedesca e di conseguenza non sarebbe affatto in grado di citare l'undicesima tesi su Feuerbach. Per giunta, una portinaia che legge Marx ha necessariamente mire sovversive ed è venduta a un diavolo chiamato sindacato. Che possa leggerlo per elevare il proprio spirito, poi, è un'assurdità che nessun borghese può concepire.
"Mi saluti tanto la sua mamma" borbotto chiudendogli la porta in faccia e sperando che la disfonia delle due frasi venga coperta dalla forza di pregiudizi millenari".

W l'intelligenza che ti spinge a leggere!

Libro che si fa leggere d'un fiato!

La storia é molto bella, i personaggi aprticoalri!

Libro straordinario, che ho amato e che voglio rileggere!

L'ombra del vento

immagine copertina
Carlos Ruiz Zafòn
L'ombra del vento
Tradotto da Lia Sezzi
Oscar Mondadori 2009
10 righe da pagina 284:

Scesi un gradino dopo l'altro sino in fondo. La candela illuminava fiocamente una sala rettangolare, dalle nude pareti di pietra ricoperte di crocefissi. Faceva un freddo terribile, lì sotto. In mezzo alla sala, su una lastra di marmo, mi parve di notare due oggetti simili, entrambi bianchi ma di dimensioni diverse. Poichè riflettevano il chiarore della candela con maggiore intensità rispetto al resto degli oggetti della stanza, immaginai che fossero smaltati. Ma fu solo dopo aver fatto un passo avanti che compresi: erano due bare. Una misurava poco più di mezzo metro. Un brivido gelido mi corse lungo la schiena. Era la bara di un bambino. Mi trovavo in una cripta.
Quasi senza rendermi conto di quello che facevo, mi diressi verso la lastra di marmo e mi fermai solo quando fui abbastanza vicino da poterla toccare. Le due bare erano coperte da un manto di polvere grigia. Posai la mano sulla cassa più grande e, lentamente, tolsi la cenere che si era depositata sul coperchio. Nella luce della candela lessi: Penélope Aldaya 1902-1919.

inviato il 24/08/2011
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E chi se lo dimentica più questo momento!

In fondo anche i librai sono dei pusher!

Il giorno prima della felicità

immagine copertina
Erri De Luca
Il giorno prima della felicità
Mondolibri su licenza Feltrinelli 2009
10 righe da pagina 26:

È bella di notte la città. C'è pericolo ma pure libertà. Ci girano quelli senza sonno, gli artisti, gli assassini, i giocatori, stanno aperte le osterie, le friggitorie, i caffè. Ci si saluta, ci si conosce, tra quelli che campano di notte. Le persone di perdonano i vizi. La luce del giorno accusa, lo scuro della notte dà l'assoluzione. Escono i trasformati, uomini vestiti da donna, perché così gli dice la natura e nessuno li scoccia. Nessuno chiede conto di notte, Escono gli storpi, i ciechi, gli zoppi, che di giorno vengono respinti. È una tasca rivoltata, la notte nella città. Escono pure i cani, quelli senza casa. Aspettano la notte per cercare gli avanzi, quanti cani riescono a campare senza nessuno. Di notte la città è un paese civile.

inviato il 27/06/2011
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Commenti

Questo titolo e la tua citazione mi hanno incuriosita molto!

Mi Piace!!!

grazieee ^_^/

Complimenti Claudia queste sono state fino alle 24 di domenica notte le righe più segnalibrate!! Ti comunico che hai vinto un libro. Facci sapere un indirizzo al quale mandartelo, inviaci una mail a
info@10righedailibri.it

@sonia: lo è anche per me ^_^

erri de luca è una delle mie certezze

ciao mel va! no, francamente non c'ho fatto caso ^^"
certo che sono proprio coincidenze strane prendere le stesse righe dello stesso libro ^^"

Claudia, ti sei accorta che in passato ho postato le stesse 10righe? Evidentemente cogliamo il bello allo stesso modo!!!:))

Bello e mediterraneo.

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