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Pagina di emilia.cristauro

Gli effetti secondari dei sogni

immagine copertina
Delphine De Vigan
Gli effetti secondari dei sogni
Oscar Mondadori

Credevo che la violenza fosse nelle urla, nelle botte, nella guerra e nel sangue. Adesso so che la violenza è anche nel silenzio, e qualche volta è invisibile all'occhio nudo. La violenza è il tempo che risana le ferite, la sequenza irriducibile dei giorni, l'impossibile ritorno indietro. La violenza è quella che ci sfugge, che tace, che non si manifesta, la violenza è ciò che non ha spiegazione, che resterà opaco per sempre.

inviato il 15/09/2011
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Eravamo bambini. Fuga dal ghetto verso la libertà

immagine copertina
Kathy Kacer - Sharon McKay
Eravamo bambini. Fuga dal ghetto verso la libertà
Elliot 2011
10 righe da pagina 56:

"Vogliono i nostri libri" disse mio padre con semplicità strofinandosi la faccia con un panno umido. Libri? E che se ne facevano quei criminali? Non me li vedevo a leggere. Ma mentre ancora finivo di formulare la domanda, già conoscevo la risposta: li avrebbero bruciati o trasformati in cartone.
Mamma si lasciò cadere sulla sedia. [...]
I miei genitori non litigavano mai, ma avevano avuto una discussione su cosa portarci dietro el ghetto dal nostro bell'appartamento. Papà insisteva affinché prendessimo quasi tutti i libri; mamma, più pratica, gli aveva fatto notare che i libri erano pesanti e non tenevano caldo. "Anche la mente ha bisogno di nutrimento, Sonja" aveva replicato dolcemente mio padre, e così buona parte della libreria era finita dentro i cartoni del trasloco.

inviato il 02/10/2011
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prime 28 pag. http://www.10righedailibri​.it/prime-pagine/eravamo-b​ambini-fuori-dal-ghetto-ve​rso-libert%C3%A0 del libro

Come sempre, Grazie all'editore ELLIOT per il Libro incentivo!!!

L'eleganza del riccio

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Muriel Barbery
L'eleganza del riccio
Tradotto da Emanuelle Caillat e Cinzia Poli
Edizioni e/o (collana Dal mondo) 2007
10 righe da pagina 39:

Nella nostra società essere povera, brutta e per giunta intelligente condanna a percorsi cupi e disillusi a cui è meglio abituarsi quanto prima. Alla bellezza si perdona tutto, persino la volgarità. E l'intelligenza non sembra più una giusta compensazione delle cose, una sorta di riequilibrio che la natura offre ai figli meno privilegiati, ma solo un superfluo gingillo che aumenta il valore del gioiello. La bruttezza, invece, di per sé è sempre colpevole, e io ero già votata a quel tragico destino, reso ancora più doloroso se si pensa che non ero affatto stupida.

inviato il 14/12/2010
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Uno dei libri che amo di più.........ecco come ne ho parlato io: http://lamiadolcebambina.blogspot.it/2012/03/la-settimana-delle-parole.html

Ho letto il libro passatomi da una mia carinissima amica e devo dire che leggendolo ho avuto la percezione di aver già vissuto paradossalmente alcune situazioni citate nel libro, poichè mia madre lavorò come portinaia diversi anni in uno stabile dìepoca. l'autore ha interpretato a meraviglia i sentimenti di ognuno dei protagonisti con ilarità, fermezza, coesione, semplicità, affiancando senza alcun privilegio ignoranza e cultura delle parti. Un vero capolavoro!!!

La figura della portinaia é straordinaria: potrebbe aiutare ad abbattere gli stereotipi moderni, che, nonostante tutto, resistono!

Bella l'interpretazione del gatto visto come un totem moderno!

Non capisco perché sia inimmaginabile che una portinaia legga! Tutti possono avere questa grande gioia: viva la lettura!

Visto il grande successo di questo romanzo...vi scrivo l'incipit (che ho preso da Wikiquote e mi auguro che sia uguale al libro che in questo momento non ho con me):
"Marx cambia completamente la mia visione del mondo" mi ha dichiarato questa mattina il giovane Pallières che di solito non mi rivolge nemmeno la parola.
Antoine Pallières, prospero erede di un'antica dinastia industriale, è il figlio di uno dei miei otto datori di lavoro. Ultimo ruttino dell'alta borghesia degli affari – la quale si riproduce unicamente per singulti decorosi e senza vizi –, era tuttavia raggiante per la sua scoperta e me la narrava di riflesso, senza sognarsi neppure che io potessi capirci qualche cosa. Che cosa possono capirci le masse lavoratrici dell'opera di Marx? La lettura è ardua, la lingua forbita, la prosa raffinata, la tesi complessa.
A questo punto, per poco non mi tradisco stupidamente. "Dovrebbe leggere L'ideologia tedesca" gli dico a quel cretino in montgomery verde bottiglia. Per capire Marx, e per capire perché ha torto, bisogna leggere L'ideologia tedesca. È lo zoccolo antropologico sul quale si erigeranno tutte le esortazioni per un mondo migliore e sul quale è imperniata una certezza capitale: gli uomini, che si dannano dietro ai desideri, dovrebbero attenersi invece ai proprio bisogni. In un mondo in cui la hybris del desiderio verrà imbavagliata potrà nascere un'organizzazione sociale nuova, purificata dalle lotte, dalle oppressioni e dalle gerarchie deleterie.
"Chi semina desiderio raccoglie oppressione" sono sul punto di mormorare, come se mi ascoltasse solo il mio gatto. Ma Antoine Pallières, a cui un ripugnante aborto di baffi non conferisce invece niente di felino, mi guarda, confuso dalle mie strane parole. Come sempre, mi salva l'incapacità del genere umano di credere ciò che manda in frantumi gli schemi di abitudini mentali meschine. Una portinaia non legge L'ideologia tedesca e di conseguenza non sarebbe affatto in grado di citare l'undicesima tesi su Feuerbach. Per giunta, una portinaia che legge Marx ha necessariamente mire sovversive ed è venduta a un diavolo chiamato sindacato. Che possa leggerlo per elevare il proprio spirito, poi, è un'assurdità che nessun borghese può concepire.
"Mi saluti tanto la sua mamma" borbotto chiudendogli la porta in faccia e sperando che la disfonia delle due frasi venga coperta dalla forza di pregiudizi millenari".

W l'intelligenza che ti spinge a leggere!

Libro che si fa leggere d'un fiato!

La storia é molto bella, i personaggi aprticoalri!

Libro straordinario, che ho amato e che voglio rileggere!

l'arte di ascoltare i battiti del cuore

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jan-Philipp Sendker
l'arte di ascoltare i battiti del cuore
Beat
10 righe da pagina 231:

Perché vediamo solo quello che conosciamo. Siamo convinti che gli altri siano capaci di fare solamente ciò che sappiamo fare anche noi, nel bene e nel male. Per questo riconsciamo come amore solo quello che corrisponde all'immagine che ne abbiamo. Vogliamo essere amati come amiamo noi. Ogni altro modo ci è estraneo, lo guardiamo con dubbio e sfiducia, ne fraintendiamo i segni, non capiamo la sua lingua. Accusiamo. Affermiamo che l'altro non ci ama. E invece forse ci ama in un modo tutto suo, che noi non conosciamo.

inviato il 12/09/2011
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