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Giacomo Leopardi - Canti
Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t'accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai nè pensi
Quanta piaga m'apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m'affaccio,
E l'antica natura onnipossente,
Che mi fece all'affanno. A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e d'altro
Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.


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Tutte le poesie
Poi che gli ultimi fili di tabacco
al tuo gesto si spengono nel piatto
di cristallo, al soffitto lenta sale
la spirale del fumo
che gli alfieri e i cavalli degli scacchi
guardano stupefatti; e nuovi anelli
la seguono, più mobili di quelli
delle tue dita.
La morgana che in cielo liberava
torri e ponti è sparita
al primo soffio; s’apre la finestra
non vista e il fumo s’agita. Là in fondo,
altro storno si muove: una tregenda
d’uomini che non sa questo tuo incenso,
nella scacchiera di cui puoi tu sola
comporre il senso.
Il mio dubbio d’un tempo era se forse
tu stessa ignori il giuoco che si svolge
sul quadrato e ora è nembo alle tue porte:
follia di morte non si placa a poco
prezzo, se poco è il lampo del tuo sguardo,
ma domanda altri fuochi, oltre le fitte
cortine che per te fomenta il dio
del caso, quando assiste.
Oggi so ciò che vuoi; batte il suo fioco
tocco la Martinella ed impaura
le sagome d’avorio in una luce
spettrale di nevaio. Ma resiste
e vince il premio della solitaria
veglia chi può con te allo specchio ustorio
che accieca le pedine opporre i tuoi
occhi d’acciaio.


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La strada di San Giovanni
o forse gli altrove convergono, la nave che vedo prendere il largo e sparire nel riflesso del sole, approderà a porti opachi, vedrà spalti grigi di moli affiorare da un mattino di nebbia, le luci ancora accese dei docks,
e il cacciatore che risale la mulattiera nel gerbido, s'addentra nel bosco, scavalca il dosso del monte, costeggia una conca al riparo, fa rotolare le pietre nei cespugli sperando d'alzare un vlo di starne, core giù per i prati, s'inerpica per un dirupo, cerca il passo degli uccelli di passo, cerca il ciglio oltre il quale gli s'apra la vista d'un paese senza confini, il displuvio di tutti i displuvi, il tetto del mondo, da cui sporgersi e spingere lo sguardo oltre la grande ala d'ombra, fino a scorgere una thule dalle porte dorate, una helsinki con la sua bianca piazza, città aprica su un golfo di ghiaccio


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Poesie (1938-1986)
A questo ponte
finisce il freddo del prato
finisce il freddo del cielo
e della cieca luce,
finisce il freddo del tuo volto
e del tuo cuore simile a una croce,
finisce il sole con spine.
Le danze segrete delle acque
e degli alberi
intorno al sole domato
io sento nel freddo del prato
che affonda sotto il ponte.


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hai letto Il cinema brucia e illumina. Intorno a Fellini e altri rari?
http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/cinema-brucia-e-illumina-into...
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Come polvere o vento
Come polvere o vento
Se la mia poesia mi abbandonasse
come polvere o vento,
se io non potessi più cantare,
come polvere o vento,
io cadrei a terra sconfitta
trafitta forse come la farfalla
e in cerca della polvere d'oro
morirei sopra una lampadina accesa,
se la mia poesia non fosse come una gruccia
che tiene su uno scheletro tremante,
cadrei a terra come un cadavere
che l'amore ha sconfitto.


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Benvenuto Rosario : )
puoi mandarci la copertina (anche di Zanzotto) a info@10righedailibri.it? così la carichiamo. Anno di edizione e numero della pagina?
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IL BATTELLO EBBRO e altri versi

IL BATTELLO EBBRO e altri versi
Tradotto da Alessandro Quattrone
Giunti Editore (collana ACQUARELLI) 2007
DORME UN UOMO NELLA VALLE
E' un breve spazio verde dove canta un ruscello
che appende follemente ai fili d'erba cenci
d'argento, dove il sole - della fiera montagna -
riluce: è una valletta spumeggiante di raggi.
Un giovane soldato - la bocca aperta, il capo
nudo, la nuca fresca tra gli azzurri nasturzi -
dorme. Sotto la nube, sta disteso nell'erba,
smunto nel letto verde inondato di luce.
Coi piedi nei gladioli, dorme. E sorride come
come sorriderebbe un bimbo malato, mentre dorme.
Cullalo tu, Natura, riscaldalo: ha freddo.
Le narici non fremono al soffio dei profumi.
Egli dorme nel sole, ha una mano sul petto
tranquillo. E ha due macchie rosse sul fianco destro.


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Coi piedi nei gladioli, dorme. E sorride come
come sorriderebbe un bimbo malato, mentre dorme.
Cullalo tu, Natura, riscaldalo: ha freddo....... :)
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Tutte le poesie
Poi che gli ultimi fili di tabacco
al tuo gesto si spengono nel piatto
di cristallo, al soffitto lenta sale
la spirale del fumo
che gli alfieri e i cavalli degli scacchi
guardano stupefatti; e nuovi anelli
la seguono, più mobili di quelli
delle tue dita.
La morgana che in cielo liberava
torri e ponti è sparita
al primo soffio; s’apre la finestra
non vista e il fumo s’agita. Là in fondo,
altro storno si muove: una tregenda
d’uomini che non sa questo tuo incenso,
nella scacchiera di cui puoi tu sola
comporre il senso.
Il mio dubbio d’un tempo era se forse
tu stessa ignori il giuoco che si svolge
sul quadrato e ora è nembo alle tue porte:
follia di morte non si placa a poco
prezzo, se poco è il lampo del tuo sguardo,
ma domanda altri fuochi, oltre le fitte
cortine che per te fomenta il dio
del caso, quando assiste.
Oggi so ciò che vuoi; batte il suo fioco
tocco la Martinella ed impaura
le sagome d’avorio in una luce
spettrale di nevaio. Ma resiste
e vince il premio della solitaria
veglia chi può con te allo specchio ustorio
che accieca le pedine opporre i tuoi
occhi d’acciaio.


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La strada di San Giovanni
o forse gli altrove convergono, la nave che vedo prendere il largo e sparire nel riflesso del sole, approderà a porti opachi, vedrà spalti grigi di moli affiorare da un mattino di nebbia, le luci ancora accese dei docks,
e il cacciatore che risale la mulattiera nel gerbido, s'addentra nel bosco, scavalca il dosso del monte, costeggia una conca al riparo, fa rotolare le pietre nei cespugli sperando d'alzare un vlo di starne, core giù per i prati, s'inerpica per un dirupo, cerca il passo degli uccelli di passo, cerca il ciglio oltre il quale gli s'apra la vista d'un paese senza confini, il displuvio di tutti i displuvi, il tetto del mondo, da cui sporgersi e spingere lo sguardo oltre la grande ala d'ombra, fino a scorgere una thule dalle porte dorate, una helsinki con la sua bianca piazza, città aprica su un golfo di ghiaccio


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il fascino del male

Forse perchè sono l'unico angelo della mortesul pianeta, l'unico portale attraverso cui i defunti possano raggiungere l'aldilà. Quantomeno che non hanno attraversato subito dopo essere morti e sono rimasti bloccati sulla terra. Che sono un numero spaventoso. Essendo un angelo della morte dalla nascita, non ricordo un momento in cui i morti non abbiano bussato alla mia porta - metaforicamente, perchè la gente morta bussa di rado - chiedendomi assistenza per qualche faccenda lasciata in sospeso. Mi stupisce quanti siano i cari defunti che dimenticano di chiudere il gas. Nella maggior parte dei casi, coloro che attraversano tramite me semplicemente sentono di essere stati sulla terra abbastanza a lungo. Entrano nell'angelo. Noto anche come moi. I defunti riescono a vedermi da qualsiasi posto del mondo e raggiungono l'ìaldilà tramite me. Mi è stato detto che assomiglio a un faro luminoso come mille soli, il che non dev'essere piacevole per un estinto sbronzo di Martini.


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La strada di San Giovanni
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La strada di San Giovanni
invio la copertina: mages.google.it/imgres?q=la+strada+di+san+giovanni&num=10&hl=it&biw=1220&bih=835&tbm=isch&tbnid=D0-QElSnduK8GM:&imgrefurl=http://www.maremagnum.com/librerie/libraccio-it/9&docid=Xvbxw1SVOEfC5M&imgurl=http://negozi.libraccio.it/img_mod/img_big/u270013.jpg&w=200&h=300&ei=ovl2UOfEPO_04QTqpICgBw&zoom=1&iact=rc&dur=341&sig=101014141428118530756&page=3&tbnh=161&tbnw=105&start=51&ndsp=31&ved=1t:429,r:0,s:51,i:239&tx=22&ty=63 |
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La strada di San Giovanni
IL racconto apparve su "Questo e altro" 1, nel 1963, ma è stato raccolto nel volume omonimo nel 1990. |
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La strada di San Giovanni
parrtecipo ahttp://scrivi.10righedailibri.it/maturarighe |
LEOPARDIAMO
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LEOPARDIAMO
partecipo con http://scrivi.10righedailibri.it/giacomoleopardi-canti |
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LEOPARDIAMO
partecipo con http://scrivi.10righedailibri.it/la-sera-del-dì-di-festa |
Tutte le poesie
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Tutte le poesie
partecipo a http://scrivi.10righedailibri.it/maturarighe |
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Tutte le poesie
Nuove stanze |
Come polvere o vento
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Come polvere o vento
LIbro della Merini; la casa editrice è Manni, ho scritto per errore Mannio; anno di pubblicazione: 2009, pag. 84; libro di Zanzotto: anno 2009, pag. 66. |

_-_ritr._A_Ferrazzi,_Recanati,_casa_Leopardi_0.jpg)















































Commenti
partecipo a http://scrivi.10righedailibri.it/maturarighe
Mer, 20/06/2012 - 21:39Nuove stanze
Mer, 20/06/2012 - 21:11