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Hollywood Hollywood

Era il momento dei gruppetti separati. Anche in quel cortiletto malmesso c’erano i ghetti e i quartieri di Malibu e di Beverly Hills. Per esempio, quelli vestiti meglio, quelli vestiti dagli stilisti, stavano insieme. Ognuno riconosceva la sua controparte e non mostrava la minima inclinazione a mescolarsi. Ero stupito che alcuni fossero venuti nel ghetto nero di Venice. Magari gli sembrava chic. Ovviamente, quel che rendeva schifoso l’insieme era che molti dei ricchi e famosi erano in realtà solo troie e bastardi ottusi. Erano semplicemente capitati in qualche giro dove davano via soldi. O magari si erano arricchiti grazie alla stupidità del pubblico. In genere non avevano talento, non avevano occhi, non avevano anima, erano pezzi di merda ambulanti, ma per il pubblico erano degli dei, belli e riveriti. Il cattivo gusto crea molti più milionari di quello buono. Stringendo, tutto si riduceva a una questione di chi aveva più voti. Nella terra delle talpe una talpa era re. Così, chi si meritava qualcosa? Nessuno si meritava niente….


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Il libro segreto di Shakespeare

Da nord soffiava un vento gelido, che sollevava vortici di foglie lungo il marciapiede. Tirando su i bavero mentre scendeva dal taxi di fronte al piccolo, lindo edificio in Denmark Street, Jake Fleming notò i suoi movimenti apparentemente casuali e pensò alla termodinamica, e ciò lo indusse a riflettere sulla natura delle cose. Una buona distrazione da pensieri di gran lunga più preoccupanti. Uno dei motivi per cui amava quella grande e caotica città erano le sue numerosissime contraddizioni tra antico e moderno. Le sue strade si snodavano in maniera irrazionale senza condurre da un luogo a un altro in particolare, forse incise nel paesaggio nel corso dei secoli dai vagabondaggi casuali di venditori ambulanti e pellegrini alla ricerca di una meta. Strette, lastricate, attraversate da superstrade stranamente moderne. Ferrovie e viaggiatori in mezzo a nuvole di vapore.


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L'immoralista

<< E’ quello che voglio>> rispose Melanque. << Ah se tutte le persone che sono intorno a noi potessero persuadersi di questo! Ma i più pensano di ottenere qualcosa di buono da se stessi solo con la costrizione, e si accettano solo contraffatti. Ognuno desidera assomigliare il meno possibile a se stesso; ognuno si costruisce un modello, poi lo imita; accetta addirittura un modello già scelto. Si dovrebbe cercare altre cose nell’uomo io credo. Ma non si osa farlo. Non si osa voltare pagina, io le chiamo leggi dell’imitazione, leggi della paura. Hanno paura di essere soli e così non si trovano mai. Io disprezzo questa agorafobia morale che è la peggiore delle vigliaccherie. E invece è sempre da solo che l’uomo crea una sua vita. Ma chi cerca qui di crearsela? Quello che sentiamo in noi di diverso, è la parte più preziosa, quella che determina il valore di ciascuno, eppure si cerca di sopprimerla. Si ricorre all’imitazione pretendendo così di mare la vita >>


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C'é un errore nella penultima riga mi sembra...c'é scritto "mare", ma dovrebbe essere "amare"...?
Mar, 14/02/2012 - 15:25- accedi o registrati per inviare commenti
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Un adulterio mantovano

Francesca si levò per appoggiarsi ad una finestra e scostarne gli spessi tendaggi. Fuori l’oscurità affondava nella nebbia in cui le piante del parco sparivano. Anche lui si mosse, avvicinandola: <>. << Non vi crucciate Vezio, e rassicuratevi, io non son donna da pentimenti, ricordàtelo>> e continuò con ferma dolcezza femminile: <> << Francesca, Francesca!>> La sua voce scandendo il nome delirava di gioia e desiderio. <> <> << Ne patisco ogni piaga, in una assidua veglia che sogna soltanto il vostro viso, mia visitatrice: e oggi ho udito da voi la parola che arde e disseta, che risana il male e riscatta la colpa, amore.>>
La parola era stata detta, fatale, agli amanti che senza più memoria si strinsero frementi.


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Un adulterio mantovano

Nelle dolcezze di quel bellissimo settembre dei campi, con l’azzurrino dei primi dei primi vapori del vespro, tra il verde e il rossiccio dei vigneti rigonfi, Francesca poteva godere finalmente la campagna nel periodo più generoso dei suoi incanti. Soprattutto amava dilungarsi in passeggiate sugli argini del fiume, dalle grandi anse boscose; si soffermava volentieri a contemplare i placidi contorni delle terre amorosamente lavorate: rive beate, acque limpide sotto i severi profili dei pioppi, alti su le verdi golene, nel mite alitare del vento. Amava le piante, i boschi al tramonto, quando diventavano spessi e profondi, e perdono quanto hanno di aereo per farsi densi, misteriosi. Ma dunque era vero; era bello il suo vecchio paese sui vasti campi intorno, pazienti e laboriosi.


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Taccuino di un vecchio sporcaccione

Mi sedetti in poltrona col mio bicchiere, lei si avvicinò e mi guardò il cranio. << oh, poverino, quanto mi spiace.>> Si piegò in avanti e mi baciò la crosta con grande tenerezza, a quel punto allungai una mano sotto la gonna, riprendemmo a lottare, avevo bisogno di circa 45 minuti. Stavamo lì nel centro della stanza a far la lotta libera tra la povertà e i vetri rotti. Quella notte non ci sarebbero state risse, in giro non c’erano né barboni né puttane. L’amore aveva trionfato, e il linoleum lucente si muoveva all’unisono con le nostre ombre.


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Memoria delle mie puttane tristi

La mia età sessuale non mi ha mai preoccupato, perché i miei poteri dipendevano più dalle donne che da me, e loro sanno il come e il perché quando vogliono. Oggi rido dei ragazzi di ottant’anni che consultano il medico spaventato da questi crucci, senza sapere che a novanta sono peggiori, ma non importano più: sono rischi dell’essere vivi. Invece, è un trionfo della vita che la memoria dei vecchi si esaurisca per le cose che non sono essenziali, ma che di rado venga meno per quelle che ci interessano davvero. Cicerone l’ha illustrato con una frase: “Non c’è vecchio che dimentichi dove ha nascosto il suo tesoro”


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l'immoralista

Sulla sua fronte traspariva ogni minima emozione, come un'acqua molto tranquilla s'increspa a un soffio di vento; sentiva misteriosamente fremere dentro di sè una nuova vita; mi chinavo su di lei come una profonda acqua pura, nella quale, per quanto lontano si guardi, non si vede che amore. Ah! se quella almeno era la felicità, io so che allora ho voluto trattenerla, come si vuole trattenere nella proprie mani accostate, invano, l'acqua che sfugge; già mi sentivo, accanto alla felicità, qualche cosa che felicità non era, che dava sì un colore al mio amore, ma come l'autunno dà un colore alle cose.


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Quattrocento

Talvolta mi rimproverava di scarsa convinzione nei miei studi: forse mi vedeva sprecare tempo, persa fra troppi stimoli. A vent’anni non è facile convogliare le energie in un’unica direzione. E’ soltanto in seguito che s’impara a distinguere le cose per cui vale veramente la pena di dedicare gli sforzi di una vita.


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Il vecchio e mare
Ora riposerò un'altra oretta e sentirò che il pesce sia solido e regolare prima di andare a poppa al lavoro e decidermi. Intanto posso vedere come agisce e se mostra qualche cambiamento. Quello dei remi è un buon trucco; ma è giunto il momento che deve diventare la salvezza. E' ancora un gran pesce e ho visto che aveva l'amo nell'angolo della bocca e a tenuto la bocca chiusa. La sconfitta dell'amo non è nulla. E' la sconfitta della fame e il fatto di trovarsi contro qualcosa che non riesce a capire a essere tutto. Ora riposati, vecchio, e lascialo lavorare finché viene il tuo turno.


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So che questo libro è stato postato molte volte, ma ci tenevo anche io sia perché amo molto questo scrittore, sia perché questa edizione mi è stata regalata a Natale, è un'edizione speciale con un'appendice di alcune corrispondenze tratte da By-Line.
Mi sono innamorata della copertina.
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Lettere contro la guerra

I primi ad accorgersi del mio ritorno quassu' sono stati due vecchi corvi che ogni mattina,all'ora di colazione si piazzano sul deodar,l'albero di Dio,un maestoso cedro davanti a casa e gracchiano a piu' non posso finchè non hanno avuto i resti del mio yogurt -ho imparato a farmelo- e gli ultimi chicchi di riso nella ciotola. Anche se volessi,non potrei dimenticarmi della loro presenza e di una storia che gli indiani raccontano ai bambini a proposito dei corvi. Un signore che stava,come me ,sotto un albero nel suo giardino, un giorno non ne potè piu' di quel petulante gracchiare dei corvi. Chiamò i suoi servi e quelli con sassi e bastoni li cacciarono via. Ma il Creatore,che in quel momento si svegliava da un pisolino,si accorse subito che dal grande concerto del suo universo...


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E' uno stupendo autore: ti fa vivere in prima persona quello che descrive.
Dom, 25/03/2012 - 13:15- accedi o registrati per inviare commenti
L'oro di Cajamarca

In quel momento, guardando da una parte i miei compagni rapiti dalla vista dell'oro e, dall'altra, la silenziosa figura dell'Inca con l'espressione sconvolta, mi apparse chiaro per la prima volta quanto noi gli dovevamo essere esntranei, incomprensibilmente e tremendamente estranei, non solo come uomini che provenivano da un mondo a lui sconosciuto ma come esseri di una natura completamente inspiegabile.


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Lettera a Léontine

Nella mia biblioteca c'è uno scaffale speciale, quello dei libri della vita. Sono quelli che ti capitano ogni due o tre anni, o anche di più, e che per qualche motivo ti segnano, per sempre. Sono i libri dai quali non mi separerò mai, qualunque cosa accada. Devo averli vicino. Saranno una dozzina, stamattina ne ho aggiunto uno, forse il più bello...


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La vita davanti a sé

All'inizio non lo sapevo di essere senza madre e non sapevo nemmeno che ce ne volesse una. Madame Rosa evitava di parlarmene per non darmi dei pensieri.Non lo so come sono natoe come sia successo esattamente. Il mio compagno il Mahoute , che ha parecchi anni più di me, mi ha detto che dipende dalle condizioni igieniche. lui è nato nella Casbah di Algeri ed è venuto in Francia soltanto dopo. Igiene nella Casbah non ce n'era ancora e lui era nato perchè non c'erano bidè né acqua potabile né niente.


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Pietro Citati

Così Zelda suscitava sorpresa, ammirazione e terrore tra i suoi corteggiatori: in primo luogo in Fitzgerald, per il quale rappresentò sempre il più divertente e tremendo tra gli spettacoli. Era la regina delle farfalle. Sembrava conoscere soltanto le superfici della vita bevendo gioiosamente "la spuma in cima alla bottiglia". Abitava nell'immaginazione, recitava la propria parte come l'attrice più consumata; e poi, all'improvviso, stava di là, cogliendo le sensazioni imponderabili tra il cielo e la terra. Quando conversava, prima esprimeva un'idea con aria rapita, voce di contralto, e un profumato accento del Sud: poi teneva l'idea a distanza, le sorrideva; infine giocava a nascondino con lei, variandola e capovolgendola.


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Se una notte d'inverno un viaggiatore

C'è una linea di confine: da una parte ci sono quelli che fanno i libri, dall'altra quelli che li leggono. Io voglio restare una di quelli che li leggono, perciò sto attenta a tenermi sempre al di qua di quella linea. Se no, il piacere disinteressato di leggere finisce, o comunque si trasforma in un'altra cosa, che non è quello che voglio io. È una linea di confine approssimativa, che tende a cancellarsi: il mondo di quelli che hanno a che fare coi libri professionalmente è sempre più popolato e tende a identificarsi col mondo dei lettori. Certo, anche i lettori diventano più numerosi, ma si direbbe che quelli che usano i libri per produrre altri libri crescono di più di quelli che i libri amano leggerli e basta.


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Il delfino

Daniel sorrise fra sé: «L'idea di tutte quelle onde mi fa sentire come laprima volta che mi ci sono tuffato, tanto tempo fa. Ho cavalcato monta-gne d'acqua almeno diecimila volte e probabilmente mi capiterà ancoradiecimila volte. Eppure so che non mi stancherò mai; ma perché?»
Ci sono cose che non puoi vedere con gli occhi:
devi vederle con il cuore e questo non è facile.
Se ritrovi lo spirito della giovinezza dentro di te,
con i ricordi di adesso e i sogni di allora, potrai farlo rivivere
e cercare una strada nell'avventura che chiamiamo vita,
verso un destino migliore.
E il tuo cuore non sarà mai stanco né vecchio.


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Ritratto in seppia

Eliza sollevò la neonata dalla culla e gliela porse. Paulina prese quel minuscolo involto, talmente leggere da sembrare un fagottino di panni, e credette che il cuore fosse sul punto di scoppiarle per via di quel sentimento completamente nuovo. "Dio mio, Dio mio," ripetè spaventata da quell'ignota vulnerabilità che le rammolliva le ginocchia mentre un singulto le trapassava il petto. Si sedette sulla poltrona, con la nipotina spersa nel suo enorme grembo si mise a cullarla, mentre Eliza Sommers ordinava il tè e i dolci che le serviva una volta, ai tempi in cui era la più assidua cliente della sua pasticceria.


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Viaggio al termine della notte
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Viaggio al termine della notte
Forse il libro più bello che ho letto :-) |
L'immoralista
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L'immoralista
grazie Sara è vero, scusatemi :-) |











































































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Lun, 27/02/2012 - 18:31