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Pagina di Eagledolvis

Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj

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Nicola Lagioia
Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj
Minimum Fax 2011
10 righe da pagina 24:

«Pensi che dovrei tornare a scrivere?», mi chiede Lev Nikolaevič. «Che genere di cose?», faccio io. Si aggiusta il bavero della giacca, solleva il bicchiere con la coca-cola. Fa tintinnare il ghiaccio. Un sorso prima di attaccare, sorride... mio Dio, quest’uomo crede ancora nella letteratura! «Un’idea ci sarebbe... anzi, è più di un’idea... una vera e propria ossessione... non ci dormo la notte». Si carezza la barba. «Dunque... c’è la moglie di un alto funzionario, giusto? Si chiama Anna. Si innamora di un bell’ufficiale, mi segui? Resta incinta! Fugge in Italia col suo amante e viene messa al bando dalla società pietroburghese. Il marito non le concede il divorzio...» A questo punto devo fermarlo. «Questa storia fa schifo», dico con noncuranza. Tolstoj si irrigidisce. Depone il bicchiere sul tavolo. Incrocia le braccia.

inviato il 18/04/2019

Le sette morti di Evelyn Hardcastle

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Stuart Turton
Le sette morti di Evelyn Hardcastle
Tradotto da Federica Oddera
Neri Pozza 2019
10 righe da pagina 333:

Rashton ha affrontato decine di omicidi. Di solito non vengono esibiti in questa maniera: sono atti subitanei e impulsivi. Gli uomini trovano conforto nell’alcol dopo una dura giornata di lavoro, e smuovono l’acredine che si è accumulata in fondo ai loro animi. Scoppiano litigi, le mogli non ne possono più di ritrovarsi con un occhio nero e afferrano il coltello da cucina più a portata di mano. La morte colpisce nei vicoli e nelle stanze silenziose con il tavolo coperto da un centrino di pizzo. Cadono alberi, qualche poveraccio finisce schiacciato, gli arnesi sfuggono dalle dita. La gente muore com’è sempre morta, rapidamente, con impazienza o colpita dalla sfortuna; non così, non di fronte a un centinaio di persone in abito da sera. Che razza di mentalità ci vuole per trasformare un delitto in uno spettacolo?

inviato il 09/04/2019
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Alfabeti. Saggi di letteratura

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Claudio Magris
Alfabeti. Saggi di letteratura
Garzanti 2014
10 righe da pagina 9:

Dalla fantasia adolescente e improbabile di Salgari ho imparato l’amore per la realtà, il senso dell’unità della vita e la famigliarità con la varietà di popoli, civiltà, abiti, costumi, diversi ma vissuti come differenti manifestazioni dell’universale-umano; ho appreso pure che gli scrittori fanno vedere il mondo aldilà delle loro convinzioni, perché da Salgari non ho recepito l’ardore guerresco, che lo rese poi caro al Ventennio fascista, bensì un senso di fraterna uguaglianza di tutti i popoli della terra, così come più tardi Kipling – oltre al mistero e all’epica – mi avrebbe fatto amare gli elefanti e i templi indù più che la corona della regina Vittoria.

inviato il 23/03/2019
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Ciao Eagledolvis, per Te un libro incentivo come finalista 10righe scelte da Voi utenti nel mese di marzo. Manda i tuoi dati all'indirizzo:
libroincentivo@10righedailibri.it

Ciao Eagledolvis, sei nella finale del mese di marzo, 10righe scelte dala redazione.

Claudio Magris
Trieste, 10 aprile 1939

Alien. La clonazione

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Ann Carol Crispin
Alien. La clonazione
Tradotto da Sergio Mancini
Sonzogno 1998
10 righe da pagina 166:

Il pianeta Terra riempiva completamente lo schermo. Era ancora un mondo azzurro con grandi banchi di nuvole sparse un po’ dappertutto. Ma almeno i due terzi erano oscurati da una gigantesca rete di metallo, parte di un’immensa operazione spaziale condotta dalle compagnie e dal governo planetario in seguito ad un accordo di comodo. La griglia era come un parziale rivestimento che ruotava leggermente più veloce del pianeta stesso. […] Gli unici che vivevano davvero sulla Terra erano i disoccupati e i reietti. Attualmente gli impieghi più interessanti si trovavano nello spazio e nelle colonie. Non era difficile trovare un luogo del pianeta che fosse completamente disabitato per portare l’Auriga all’impatto. Johner non aveva mentito: la Terra era davvero un postaccio.

inviato il 22/03/2019
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Ann Carol Crispin
USA, Stamford, 5 aprile 1950 – Waldorf, 6 settembre 2013

King Kong

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Edgar Wallace
King Kong
Tradotto da Martina Rinaldi
Newton Compton 2017
10 righe da pagina 89:

Ann aveva paura, una paura che non aveva mai neanche immaginato di poter provare. Nessun libro che aveva letto, nessuna storia che le avessero mai raccontato poteva somigliare al terrore che ora la scuoteva a ondate sempre più forti. Un terrore che la faceva sentire come se ogni più piccola parte di quel suo corpo offeso fosse viva, piena di cose indicibili, innominabili. Un terrore più grande di quel che provano i bambini al buio durante la notte. Più forte del peggiore degli incubi.

inviato il 22/03/2019
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Edgar Wallace
Greenwich, 1º aprile 1875 – Beverly Hills, 10 febbraio 1932

Vacanze all'isola dei gabbiani

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Astrid Lindgren
Vacanze all'isola dei gabbiani
Tradotto da Laura Draghi
Salani 1996
10 righe da pagina 258:

Questo, voleva! Vedere tutte queste cose: il sole che fiammeggiava sulle acque pallide, i bianchi gabbiani, gli scogli grigi e le rimesse per le reti da pesca al di là del fiordo dove si specchiavano così nitidamente. Voleva vedere tutte le cose che amava, e stendere la mano come per accarezzarle. «Penso che starò qui tutta la notte» disse, «fino al sorgere del sole. Per guardare il rosso dell’aurora». […] Il rosso dell’aurora, pensò Pelle, vorrei tanto vederlo anch’io! ‘Se prendessi le ali vermiglie dell’aurora, avrei una casa all’estremo confine del mare…’ Ma ora ce l’avevano. Una casa davvero tutta loro! Sì… sì… sì! Era loro. Una casa all’estremo confine del mare.

inviato il 21/03/2019
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Astrid Lindgren
Vimmerby (Svezia), 14 novembre 1907 – Stoccolma, 28 gennaio 2002

Il racconto dell'ancella

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Margaret Atwood
Il racconto dell'ancella
Tradotto da Camillo Pennati
Ponte alle Grazie 2018

Ricordo le regole, regole che non
venivano mai enunciate apertamente ma che ogni donna conosceva: non aprire la
porta a un estraneo, anche se dice che è un agente della polizia. Fargli
infilare sotto la porta il suo tesserino di riconoscimento. […] Se qualcuno
fischia, non voltarsi a guardare. Non entrare in una lavanderia a gettoni, da
sola, la notte. Le lavanderie a gettoni. Ci andavo in pantaloni corti, jeans,
mutandine da jogging. Portavo con me la biancheria, il sapone, i soldi, soldi
che avevo guadagnato. Penso a quello che significa subire questo controllo
continuo. Ora camminiamo per la stessa strada, a due per due, vestite di rosso,
e nessun uomo ci grida oscenità, ci parla, ci tocca. Nessuno fischia. Esiste
più di un genere di libertà, diceva Zia Lydia. La libertà di e la libertà da.
Nei tempi dell’anarchia, c’era la libertà di. Adesso vi viene data la libertà
da. Non sottovalutatelo.

inviato il 20/03/2019
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P. 25

Congedo dai genitori. Punto di fuga

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Peter Weiss
Congedo dai genitori. Punto di fuga
Tradotto da Francesco Manacorda e Ugo Gimmelli
Mondadori 1976
10 righe da pagina 45:

Nei libri mi veniva incontro la vita che la scuola mi aveva celata. Nei libri mi si mostrava una realtà di vita diversa da quella in cui volevano costringermi i miei genitori e insegnanti. La voce dei libri esigeva da me partecipazione, la voce dei libri esigeva da me che io mi aprissi e riflettessi su me stesso. Rovistavo tra i libri dei miei genitori. Leggerli mi era proibito, dovevo sottrarli di nascosto e pareggiare accuratamente i vuoti, le mie letture si svolgeranno a letto sotto le coperte, al lume di una torcia elettrica, o al gabinetto, o sotto il rivestimento mimetico dei libri di scuola. Da innumerevoli specchi si rifletteva in me quel caos di aspirazioni mal fermentate, di romantiche stravaganze, di angosce e di sfrenati sogni di avventura che era già mio, preferivo il genere torbido, equivoco, tenebroso.

inviato il 19/03/2019
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Peter Weiss
Nowawes, 8 novembre 1916 – Stoccolma, 10 maggio 1982

L'oscura immensità della morte

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Massimo Carlotto
L'oscura immensità della morte
E/O 2004
10 righe da pagina 17:

In libertà le notti non saranno più così. Potrò passeggiare in riva al mare, scopare e divertirmi, forse anche dormire come un sasso. In galera, sempre se ci riesci, dormi a intermittenza. Qui il buio ti ricorda che sul tuo fascicolo c'è un timbro rosso con scritto “fine pena: mai”. Che sei fottuto. E allora pensi a quanto sei stato stronzo a rovinarti in questo modo. E i ricordi ti impediscono di riposare. Ogni notte penso alla donna e al bambino. Non so davvero come ho potuto tirare il grilletto. Ma ormai è fatta e non posso fare nulla per loro. Mi dispiace tanto però. Per sopravvivere in galera faccio il duro ma dentro di me sono pentito di aver buttato via la mia vita con il crimine. Potevo avere una vita diversa. Ho avuto tutte le possibilità.

inviato il 17/03/2019
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Benvenuta Eagledolvis :)

Massimo Carlotto
Padova, 22 luglio 1956

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Padova, 22 luglio 1956

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