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Amore lontano: lettere al gigante biondo

No, no, basta - non fatemi soffrire più. Io non voglio più soffrire perché ho bisogno di essere forte e calma per compiere il dovere che mi sono prefissa: quello, non vano, di far del bene alla Sardegna, alla mia, alla nostra diletta Sardegna. Non fatemi più del male, con le vostre atroci punizioni. Sarò sempre sincera. Sì, ho scritto i Piccoli poemi pensando vagamente a voi. Specialmente il secondo... Anche il primo è qualcosa di me, ma non tutto, perché vedete bene che si accenna ad un amore corrisposto, mentre il mio non fu tale. Ritenetevi pure i miei scarabocchi. Io non mi fidanzerò, statene certo. È un tenente abruzzese del reggimento partito or ora dalla Sardegna che mi vuole. È ricco, di grande famiglia, ma io non lo voglio, perché non l'amo, perché non è sardo, perché è brutto...


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Amore lontano: lettere al gigante biondo

E le rose coperte di neve! L'altro giorno ne vidi e mi colpirono così che fui per ricadere nel mondo dei versi: ma anch'io ho assolutamente perduto la vena. A proposito: non sapevo che siete stato anche poeta... pei ventagli delle vostre innamorate! E come venite a dirmelo! Avete dunque avuto molte innamorate? Come mio fratello che al presente ne ha sette tutte in una volta! E vorreste mettermi nel numero? Ma non sapete che potrei rispondervi: Se scrivete versi è segno che non siete innamorato, perché chi lo è non sa punto scriverne, è un fatto provato. De Musset in tutto il tempo che amò la Sand non compose che due versi!...


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L'Italia in biciletta

Un tempo coperte di fitte foreste, alcune zone dell'isola sono state indelebilmente segnate da incendi, disboscamento e sfruttamento indiscriminato dei pascoli; tuttavia le aree più elevate delle zone montuose sono ancora ammantate di querce da sughero, castagni e noccioli. Sugli altipiani del Gennargentu e del Sopramonte l'aria profuma di timo, origano, salvia e rosmarino; nelle regioni costiere, dove la vegetazione è più scarsa, predominano la macchia mediterranea, il ginepro, il mirto, il lentisco e la ginestra.


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Nell'azzurro - Fior di Sardegna

Imbruniva. Il cielo limpido, immenso, smaltato dalle tremule trasparenze del crepuscolo proiettava le sue tinte verdognole, le sue sfumature violacee sul Mediterraneo azzurro dalle onde scintillanti: la luna nuova cadeva sulle montagne sarde, alte, grigie, frastagliate, striate di nebbia cerula, coi fianchi coperti di boschi frementi alla brezza del mare: la costa si dileguava lentamente, bruna e solitaria, e da lontano gli alti scogli neri flagellati dalle onde argentee parevano piccoli castelli in rovina. Giacomo sul ponte conversava animatamente con altri passeggeri, ma di tanto in tanto gettava uno sguardo inquieto su Cicytella che, china sul parapetto, il viso appoggiato alla mano, i ricci scompigliati dalla brezza, guardava fisso il profilo dell'isola che si allontanava, bruno ed immobile fra le onde bianche ed il cielo glauco.


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Rime di tre gentildonne del secolo XVI

Rime di tre gentildonne del secolo XVI
E-book Liber liber da Ed. Sonzogno
SONETTO XLIII.
Dura è la stella mia, maggior durezza
È quella del mio Conte; egli mi fugge,
Io seguo lui; altri per me si strugge,
Io non posso mirare altra bellezza.
Odio chi m'ama, ed amo chi mi sprezza;
Verso chi m'è umíle il mio cor rugge;
Io son umíl con chi mia speme adugge;
A così strano cibo ho l'alma avvezza.
Egli ognor dà cagione a nuovo sdegno,
Essi mi cercan dar conforto e pace;
Io lascio questi, ed a quell'un m'attegno.
Così nella tua scola, Amor, si face
Sempre il contrario di quel ch'egli è degno:
L'umil si sprezza, e l'empio si compiace.


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Rime di tre gentildonne del secolo XVI

Rime di tre gentildonne del secolo XVI
E-book Liber liber da Ed. Sonzogno
SONETTO XXVII.
Fiammeggiavano vivi i lumi chiari,
Ch'accendon di valor gli alti intelletti;
L'anime gloriose e i spirti eletti
Davan ciascuno a prova i don più cari.
Non fur le grazie parche e i cieli avari:
Gli almi pianeti in propria sede eretti
Mostravan lieti quei benigni aspetti,
Che instillan le virtù nei cor più rari.
Più chiaro giorno non aperse il sole:
S'udian per l'aere angelici concenti:
Quanto volse natura all'opra ottenne.
Col sen carco di gigli e di viole
Stava la terra, e 'l mar tranquillo e i venti,
Quando 'l bel lume mio nel mondo venne.


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Penso quindi gioco

Accarezzare il pallone è stato un gesto dovuto, alzare gli occhi al cielo una richiesta di aiuto, perché se Dio esiste non può essere francese. Ho sospirato. Un sospiro lungo, intenso. Quel respiro profondo era il mio, ma poteva essere dell'operaio che fatica ad arrivare alla fine del mese o dell'imprenditore ricchissimo e un po' stronzo o dell'insegnante o dello studente o dei vecchi emigranti che in Germania non ci hanno lasciati soli o della sciura milanese o della puttana all'angolo della strada. Ero tutti loro. Sembra incredibile, ma esattamente in quell'istante ho capito quanto fosse bello essere italiano, un privilegio senza prezzo. Non me l'hanno mai insegnato i discorsi vuoti dei politici, che parlano senza sapere cosa dicono, che arraffano senza ritegno, né i libri su cui ho studiato storia, forse perché li ho tenuti troppo chiusi, sommersi dalla polvere (avevano ragione i miei genitori, è stato un grave errore). Mai avrei pensato che l'attimo prima di un rigore mi potesse aprire così tanto la mente...


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Non ora, non qui

Perlustro con gli occhi i visi dei passanti, tra essi vedo il tuo, mamma. Sei giovane, un'età tua che non ricordo più. Si dice che le mamme non abbiano età. Da bambino te le vedevo tutte, la vita era lunga un giorno, moriva col sonno e risorgeva al risveglio. Nel corso del giorno tutte le età ti venivano al viso, nessuna si fermava un'ora. Tu eri il sempre, nascevi la mattina, morivi la sera, comparendo e disparendo dalla stessa porta, conducendo la luce del mattino e riportandola via dietro di te la sera, lasciando una piccola striscia di lume sotto la porta che chiudeva male.


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La Storia

Tutto all'intorno, durava un fragore fischiante e rovinoso, nel quale, fra scrosci, scoppiettii vivaci e strani tintinnii, si sperdevano deboli e già da una distanza assurda voci umane e nitriti di cavalli. Useppe, accucciato contro di lei, la guardava in faccia, di sotto la sporta, non impaurito, ma piuttosto curioso e soprapensiero. "Non è niente", essa gli disse, "non aver paura. Non è niente". Lui aveva perduto i sandaletti ma teneva ancora la sua pallina stretta nel pugno. Agli schianti più forti, lo si sentiva appena appena tremare: "Niente..." diceva poi, fra persuaso e interrogativo. I suoi piedini nudi si bilanciavano quieti accosto a Ida, uno di qua e uno di là. Per tutto il tempo che aspettarono in quel riparo, i suoi occhi e quelli di Ida rimasero, intenti, a guardarsi. Lei non avrebbe saputo dire la durata di quel tempo. Il suo orologetto da polso si era rotto; e ci sono delle circostanze in cui, per la mente, calcolare una durata è impossibile.


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1984

Quel corpo giovane e forte, che giaceva indifeso nel sonno, risvegliò in lui una specie d'istinto protettivo. Ma quella tenerezza spoglia di pensieri che aveva assaporata sotto il nocciolo, mentre cantava il tordo, non sapeva tornare. Scostò l'uniforme e prese a studiare la mollezza della coscia bianca. Nei tempi antichi, pensò, un uomo guardava il corpo di una ragazza, si accorgeva di desiderarlo e tutto finiva lì. Non si sapeva più godere dell'amore puro o della pura libidine, oggidì. Nessuna emozione era più pura, perché ogni cosa era mescolata con la paura e con l'odio. Il loro amplesso era stato una battaglia. L'attimo di godimento, una vittoria. Era un colpo inferto al Partito. Era un atto politico.


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Commenti
Ciao Sara!
Le tue 10 righe sono risultate le più segnalibrate - dopo quelle della redazione :-) - e ti aggiudichi quindi il libro incentivo!
Lunedì prossimo invia il tuo indirizzo a libroincentivo@10righedailibri.it dopo aver scelto il vincitore tra le 10 righe postate da oggi a domenica 12 maggio.
Marta, staff 10 Righe dai Libri
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Il grande Gatsby

Sorrise con aria comprensiva - molto più che comprensiva.
Era uno di quei rari sorrisi dotati di eterna rassicurazione, che s'incontrano quattro o cinque volte nella vita.
Fronteggiava - o sembrava fronteggiare - l'intero mondo esteriore per un istante, e poi si concentrava su di te, con un irresistibile pregiudizio a tuo favore.
Ti capiva fin dove volevi essere capito, credeva in te fin dove ti sarebbe piaciuto credere in te, e ti assicurava di avere ricevuto da te esattamente l'impressione migliore che sperava di dare.
Precisamente in quell'istante svaniva - e io mi trovavo di fronte a un elegante proletario poco più che trentenne, la cui ricercatezza nel parlare sfiorava il ridicolo.


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VENUTI DAL MARE

FIGLI DEL MARE
Siamo figli del mare.
Delle vele
gonfiate dal vento
dei remi pesanti
abbiamo smarrito il ricordo
nel tempo.
Dell'acqua
sappiamo l'arida attesa
nell'estate torrida.
Il belato del gregge
ha distrutto nel cuore
il fragore
dell'onde.
Fuggitivi
banditi
siamo andati sui monti
tra rocce
sterpi e boscaglie.
Forse eravamo "schiavi ai remi"
forse dannati "ad metalla"....
Ritto fra rovine
della città
sprofondata nel mare
la mente corre nel passato misterioso.
A Nora
ho dimenticato il gregge
su sterili terre
coperte d'asfodeli
pascoli miseri
sui monti
spazzati dal vento
povero rifugio
di banditi.


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Agrodolce - Assaggi di vita in dieci racconti

Per una logorroica doc scrivere in modo conciso è una sfida seconda soltanto al cinguettare amenità su Twitter in centoquaranta miseri caratteri. Il problema sorge forse dal fatto che sono (così dicono) un’umorista, figura scrittoria che ti accompagna lentamente al sorriso, non sporziona risate esplosive su un vassoio d’argento così come fanno i comici. Secondariamente, credo che dipenda dal DNA: una breve conversazione al cellulare fra me e mia madre può raggiungere il costo di un collier in oro bianco tempestato di diamanti.
Il regolamento del primo concorso letterario a cui ho partecipato prevedeva che condensassi un racconto in appena novanta righe, cioè circa ottocentocinquanta parole e, per essere proprio maniaci della precisione, neppure cinquemiladuecento battute spazi inclusi. Spazi inclusi… Mi è preso un accidenti: io in cinquemiladuecento battute riesco a malapena a salutare un amico in chat, al massimo due, se quel giorno ho davvero fretta.


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La leggenda di Redenta Tiria

A Beneitta Trunzone avevano iniziato a vestirla da suorina quando aveva tre anni.
Erano secoli che i Trunzone offrivano a Dio una delle loro figlie,chiudendola nel monastero di clausura delle Clarisse di Piscopio,dove facevano il noviziato.
Poi,dopo che avevano preso i voti , spesso le mandavano in qualche sperduto convento del continente.
Beneitta non lo sapeva ,ma già prima di nascere era destinata a diventare suora.
Mama Giacumina,quando era rimasta prinza per la sesta volta, lo aveva detto chiaro a Rimundu Trunzone:
"Rimù,se è una bambina,il frutto di questo seno lo offriamo a Dio!"
Rimundu strose la bocc E RISPOSE DI Sì,PERCHè A CASA SUA COMANDAVA LA MOGLIE E DI UNA FIGLIA FEMMINA IN CAMPAGNA NON SE NE FACEVA NIENTE.


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Gioielli: storia, linguaggio, religiosità dell'ornamento in Sardegna

Due bottoni accoppiati a gemelli, di norma in argento a melagrana, chiudevano il collo e i polsi della camicia (botones de pecho y butzos), come è attestato anche dalla stampa di Giuseppe Cominotti del 1826 (Pobaretta – Batia d’Ossi).
Una serie di bottoni, in numero variabile da dieci a ventiquattro, ciascuno dei quali fornito di catenella di sospensione, costituivano sa buttonera, utilizzata per chiudere le maniche del giubbetto femminile (corittu) e in numero inferiore anche maschile (dos bottoneras de plata compuesta de doze bottones cadauna, echura,una lisa, y la otra a guindalu). I bottoni, costituiti da due calotte emisferiche saldate per le basi, potevano essere realizzati in lamina liscia (a buccia) oppure con la calotta superiore in filigrana a notte a spirale (a guindalu) detta anche a sa Nueresa (alla nuorese).


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L'isola dei due mondi

Ma un'altra visione, meno confortante, veniva a visitarmi. Una sola immagine: un'imponente porta di rovere massiccio che si chiudeva davanti ai miei occhi. Era la porta della biblioteca. Un giorno si era aperta per me ed ero stata accolta nel tempio degli uomini sapienti. Non riuscivo a immaginare con chiarezza come sarebbe stata la mia vita se avessi sposato Samuel Corlett, ma sapevo cos'avrei perduto se non l'avessi fatto. L'incanto delle lingue antiche sarebbe diventato solo un ricordo, nessuno mi avrebbe donato libri di poesia, nessuno mi avrebbe affascianato con le sue parole... E rammentavo anche dell'altro: labbra frementi, il tocco di mani smaniose.


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Silvia dovresti integrare con la frase "partecipo a Passi sardi su http://scrivi.10righedailibri.it/passi-sardi"
e poi andare a scrivere nel post che lancia il gioco "partecipo con + il link del tuo post"
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Nuragico.odt

Si voltò per cercare di vedere a valle e quello che si presentò ai suoi occhi fu lo spettacolo più bello che avesse mai visto: un golfo dominato da pareti di rocce calcaree bianchissime che si tuffavano a picco nell'azzurro di un mare meraviglioso. A Nord vide un'altra formazione rocciosa che ricordava, seppur da lontano, la figura di un uomo un po' panciuto che stava sdraiato sul pelo dell'acqua, quasi come se stesse riposando.


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Gavino dovresti integrare aggiungendo la frase http://scrivi.10righedailibri.it/passi-sardi"
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Il Disertore

Quando si parlò e si discusse per la prima volta del monumento, Mariangela Eca non ne ebbe nemmeno sentore.
I suoi due ragazzi erano morti da più di quattro anni,ma per lei era come se quel tempo non fosse passato.
Per tutti gli altri , a Cuadu,compresi coloro che avevano perso un figlio,un nipote o un marito,la fine della guerra era già lontana: tanti e così profondi erano stati i mutamenti che anche in quella piccola città la guerra e il dopoguerra avevano portato.
Mariangela no. Lei non si era accorta e non si accorgeva di ciò che avveniva nel mondo circostante,anzi le pareva che tutto fosse rimasto come quando i suoi figli si facevano uomini pascolando i loro branchi di capre nel bosco di Baddimanna e lavoravano il formaggio e la ricotta nel vecchio ovile.
QCuadu,il mondo intero,fin dove lei poteva arrivare a immaginarselo,era sempre come quando loro due l'avevano lasciata a piangerli : e con lei il padre,ormai vecchio e inabile,e la moglie di Saverio, il maggiore.


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Nuragico.odt

Rimase per qualche istante senza parole quando vide quel chec'era dall'altra parte della collina: ai piedi della formazione si estendeva un villaggio costituito di capanne circolari costruite con rocce bianche. I tetti erano fatti con tronchi di legno e canne, disposti a forma di cono. A colpo d'occhio gli sembrarono le stesse pietre che della zona e nelle pareti rocciose del golfo. Al centro del villaggio si innalzava
per almeno quindicina metri di altezza una strana costruzione, formata da due grandi torri di roccia bianca. In cima alle torri dei merli, simili in tutto e per tutto a quelli dei castelli medievali, fungevano da parapetto.


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LO SA IL VENTO. IL MALE INVISIBILE DELLA SARDEGNA

LO SA IL VENTO. IL MALE INVISIBILE DELLA SARDEGNA
Edizioni Ambiente - Verde Nero 2011
Polveri che si depositano sulle piante di cui gli animali si nutrono. Polveri che si alzano quando i venti sferzano l'altipiano del Cardiga. Polveri che si accumulano nelle fonti che scivolano nel meandro di rocce e caverne carsiche nel ventre dell'altipiano. L'altipiano delle bombe da smaltire, delle guerre simulate, delle discariche fatte quando servono. E così, un innocuo ruscelletto che le piogge ingrossano ogni tanto nel corso dell'anno può risultare contaminato. Acqua che dal grembo dell'altipiano riappare magari in qualche anfratto, alimenta una fonte stagionale, scende ancora più a valle e una volta arrivata in prossimità della costa, si confonde nella laguna incalzata dal salmastro del mare.


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Passi sardi
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Ops...errore nel titolo! Manca una c !!! |
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Autrice: Gaspara Stampa |










































































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Ven, 17/05/2013 - 15:26