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Igiene dell'Assassino

— Quali prove ha che non esistano altre trascurabili quantità del mio genere?
— Una prova sfolgorante: se oltre a lei altri mi avessero letto – dico leggere nel senso carnivoro del termine – sarei in prigione da tempo. Lei mi faceva una domanda molto interessante, ma mi stupisco che la risposta non le sia saltata agli occhi. Ecco un assassino che latita da quarantadue anni. I suoi crimini sono sempre stati ignorati ed è diventato uno scrittore famoso. Lungi dallo starsene tranquillo, ecco che quel malato si lancia in una sfida assurda, dal momento che ha tutto da perdere e niente da guadagnare – niente da guadagnare tranne una dimostrazione che più comica non si può.
— Mi lasci indovinare: vuole dimostrare che nessuno lo legge.
— Meglio: vuole dimostrare che anche le rarissime persone che lo leggono (gente del genere esiste), lo leggono senza leggerlo.
— È chiaro.


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Ogni giorno,ogni ora

“Perché sorridi?”
“Anch’io ti ho ancora davanti agli occhi.“Quando?”
“Quando sei entrata nella hall.”
“Quando?”
“Tanto tempo fa. Ti ricordi?”
“Meglio di no.”
“Vederti è...”
“...come un sogno.”
“Come Natale.”
“E Pasqua.”
“E i compleanni.”
“E l’inizio della primavera.”
“Tutto quanto insieme.”
I loro corpi uno accanto all’altro. Sudati. Stanchi. Affamati.
Mai sazi. Felici. Sul lenzuolo bagnato. La mano sul ventre. Le unghie
conficcate nel braccio. La bocca sul seno. La gamba avviticchiata
sui suoi fianchi. I suoi occhi verdi.


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UN MONDO DUE DONNE

Non si erano mai viste prima di allora? Forse sì. A loro piaceva pensarla così e soprattutto immaginare grandi disegni karmici nel loro passato e nel
conseguente futuro.
Le persone ti affondano nel cervello a volte, senza il pudore di chiederti il permesso.
E ti illudi che ci siano dei disegni alchemici o mistici, in quella pre- senza che crea immediatamente dipendenza.


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Alessia:che i venti ti siano favorevoli e la marea propizia.
Mer, 11/01/2012 - 20:40- accedi o registrati per inviare commenti
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Mutandine di Chiffon, memorie retribuite

Chi è Fruttero,in quest'età leggera?Chi è Lucentini?Ma niente,nessuno,chiunque.La cosa è priva di ogni interesse,conta soltanto ciò che si fa da un giorno all'altro,da un mese all'altro,e soltanto mentre lo si fa;l'unico orgoglio è di essere infine riusciti a non sentirsi eroi,personaggi,di avere deposto le ingenue aureole di carta argentata,i malcuciti costumi presi a prestito qua e là nei suggestionanti magazzini del comportamento.A quest'età nitida asciutta,a suo modo spensierata,Lucentini e io siamo arrivati press'a poco nello stesso tempo ed è poi stato non facile,ma naturale.metterci a lavorare insieme allo sgombro tavolo(o bancone,se si vuole)che avevamo davanti.


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La donna del fiume

Ned si sentiva bruciare i polmoni, ma spronò ancora il suo destriero, più veloce, più veloce. La gamba gli pulsava, sentiva la coscia bagnata all'altezza della ferita. Si era riaperta quando era caduto nell'oscurità, mentre conduceva il cavallo lungo il sentiero roccioso, per allontanarsi in silenzio dalla grangia. Era stato avventato a fuggire nelle tenebre, ma non poteva far altro che scappare subito, doveva approfittare della furia che lo sosteneva, cavalcare come un forsennato fino a che lui e il cavallo non fossero stati esausti. Per andare dove? Ah, questo era ovvio. In nessun luogo. Verso l'oblio, sperava. Verso la morte, più probabilmente. Mary era morta; perché lui avrebbe dovuto vivere?


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Il buio oltre la siepe

Volevo che tu imparassi una cosa da lei: volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo con il fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare fino in fondo, qualsiasi cosa succeda. E' raro vincere, in questi casi, ma qualche volta si vince.


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I quarantanove racconti

Dopo la tempesta
Ero la prima barca che era uscita e quando vidi galleggiare un pennone capìì che doveva esserci stato un naufragio e mi misi a cercare la barca.La trovai.Era una goletta a tre alberi e si vedevano appena i moncherini dei pennoni che spuntavano dall'acqua.Era in un acqua troppo profonda e non ne cavai nulla.Allora proseguiì cercando qualcos'altro.Ero in vantaggio su tutti e sapevo che avrei sicuramente trovato qualcosa,la goletta,e non trovai niente e andai avanti ancora un pezzo.Ero lontanissimo,verso le sabbie mobili,e non trovavo niente,e allora proseguiì.Poi quando fui in vista del faro di Rebecca,scorsi uccelli di ogni genere che svolazzavano sopra chissà cosa e puntai verso di loro per vedere di che si trattava e c'era proprio una nuvola di uccelli.Vidi spuntare dall'acqua qualcosa che sembrava un pennone,e quando mi accostai gli uccelli spiccarono il volo e rimasero tutti intorno a me.


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Mi inchino davanti al grande Ernest.Ciao Natalina.Buon anno.
Mer, 11/01/2012 - 20:46- accedi o registrati per inviare commenti
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Mi piaci da morire

Quando esco dal lavoro sono quasi le cinque del pomeriggio e mi sento così avvilita che mi metto a girare senza meta per la città.
Qui in America c'è un detto che dice:"There's no place like home", non c'è posto al mondo come casa propria. Dove hai il cuore, dove ci sono i tuoi affetti, il tuo "posto delle fragole", un luogo senza il quale anche il posto più bello del mondo, diventa freddo ed ostile.
E' così che sento New York oggi, non è casa mia, sono qui solo di passaggio.


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Comici Spaventati Guerrieri

Nel sogno del professore la città è mezza vuota. Anche la gente è mezza vuota e vive metà vita. Si incontrano e fanno gesti che non riescono a concludere. Dicono solo metà delle parole. Alcuni non hanno la testa, altri non hanno le gambe e stanno immobili sulle macchine, suonando irosi, ma davanti non c'è nessuno. Un uomo in piedi in una mezza cabina con un mezzo telefono, cerca di chiamare. Ma il numero è nell'altra metà del mondo.


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Come un romanzo

Avevano semplicemente dimenticato che cos'era un libro, cos'aveva da
offrire. Avevano dimenticato, per esempio, che un romanzo racconta prima
di tutto una storia. Non sapevano che un romanzo deve essere letto come
un romanzo: placare prima di tutto la nostra sete di racconto.
Per soddisfare questa voglia si erano affidati da tempo al piccolo
schermo, che sbrigava il suo lavoro a catena, infilando cartoni animati,
telefilm, telenovele e film gialli in una collana senza fine di stereotipi
intercambiabili: la nostra dose quotidiana di finzione. La testa si riempie
come si riempie la pancia, ci si sente sazi, ma il corpo non assimila niente.
Digestione immediata. Dopo, ci si sente soli come prima.
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Dom, 15/01/2012 - 13:00