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1984

Era di notte, sempre di notte, che vi venivano a prendere. La cosa migliore era uccidersi prima che vi arrestassero, e certamente molti lo facevano: diverse sparizioni misteriose erano in realtà altrettanti suicidi. Ci voleva però un coraggio disperato per uccidersi in un mondo in cui era impossibile procurarsi un'arma da fuoco o un veleno rapido e sicuro.
Pensò, provando una sorta di stupore, all'inutilità biologica del dolore e della paura, e al tradimento del corpo, che puntualmente si immobilizza in un'accidia mortale tutte le volte in cui è necessario produrre uno sforzo straordinario.


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Vetro

Un'ondata di tenerezza sommerse Andrea, trasformando l'idea inconcepibile del tornare a vivere lì in un'imperiosa possibilità. Per un istante, fu sul punto di svegliarlo, per parlargli e spiegare. Non lo fece, per non interrompere quel sonno che alleggeriva il dolore. Si limitò a rimboccargli il lenzuolo, con attenzione, a sfiorargli con le dita il capo. Poi se ne andò, leggero, in punta di piedi. Fu in quel momento che suo padre aprì di poco gli occhi, che sembravano brillare di un sorriso e quell'onda serena diede movimento al viso. Non lo chiamò, si limitò ad ascoltare il lieve cigolio della porta che si richiudeva.


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Vetro

Andrea tornò a provare l'intensa sensazione del primo incontro e ad avvertire nuovamente la strana familiarità del viso di Sofia.
A questo si aggiunse un possente e irrefrenabile desiderio di proteggerla, di difenderla. E, nel lasciarsi trasportare da quelle emozioni, gli parve di recepire l'essenza intima di Sofia, provando il desiderio di una reciproca appartenenza, totale e senza vergogna.
Si sentì vacillare, poggiò una mano sui mattoni che trasudavano umidità, ritrovando l'equilibrio in quel contatto freddo.
Ebbe paura. Trasse un respiro profondo.


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Ciao Angela, abiti a Roma? Se si, Giuseppe Furno farà una presentazione all'ibs il 30 maggio.
Mer, 08/05/2013 - 11:11- accedi o registrati per inviare commenti
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Eureka street

Il percorso umano verso la compassione e l’empatia è disseminato di ostacoli, ma bisogna provare a percorrerlo. Per comprendere le conseguenze delle nostre azioni, dobbiamo usare tutta la nostra immaginazione. Riusciamo a capire che forse spaccare una bottiglia in testa a qualcuno non è una buona idea, solo se ci mettiamo nei suoi panni. A quel punto non possiamo più fare a meno di pensare che se ci arrivasse una bottiglia in testa, be’, ci farebbe un male cane!
Se usi l’immaginazione, se ci riesci, allora non è più così facile usare la violenza. Mentre stai puntando la pistola alla tempia di qualcuno, se riesci a immaginarti cosa succederà a quella testa nel momento in cui premerai il grilletto, farlo diventa letteralmente impossibile.


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Il grande Gatsby

Sorrise con aria comprensiva - molto più che comprensiva.
Era uno di quei rari sorrisi dotati di eterna rassicurazione, che s'incontrano quattro o cinque volte nella vita.
Fronteggiava - o sembrava fronteggiare - l'intero mondo esteriore per un istante, e poi si concentrava su di te, con un irresistibile pregiudizio a tuo favore.
Ti capiva fin dove volevi essere capito, credeva in te fin dove ti sarebbe piaciuto credere in te, e ti assicurava di avere ricevuto da te esattamente l'impressione migliore che sperava di dare.
Precisamente in quell'istante svaniva - e io mi trovavo di fronte a un elegante proletario poco più che trentenne, la cui ricercatezza nel parlare sfiorava il ridicolo.


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L'età dei miracoli

E con un po' di persuasione, ogni cosa familiare può diventare anormale nella nostra mente. Piccolo esperimento mentale. Si consideri questo pizzico brutale di magia: un essere umano dà vita a un altro essere umano in uno spazio dentro la sua pancia; genera un secondo cuore e un secondo cervello, un secondo paio di occhi, di braccia e di gambe, un set completo di seconde parti del corpo come se fossero da utilizzare come pezzi di ricambio, e poi, dopo quasi un anno, espelle questo secondo essere urlante dal suo ventre e lo mette al mondo, vivo.
Bizzarro, no?


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Il viaggio di Vittorio

Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.
Mentre sai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri
Coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensa agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso
E dì: magari fossi una candela in mezzo al buio


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Il viaggio di Vittorio

“Nella religione ebraica porre dei sassi su una tomba ha un senso particolare, legame e memoria. Oggi sulla tomba di Vittorio c’è un cumulo di piccole pietre. Non so chi abbia iniziato a deporle, a me piace pensare che sia l’omaggio a un giusto che non deve essere dimenticato.
Il mio Vittorio, sognatore che non ha mai smesso di sognare, riposa in pace ed è con animo leggero che mi soffermo sulla sua sepoltura, fiorita, curata da cento mani affettuose e guardando il suo sorriso luminoso, posso dirgli: “Vedi, Vittò, sono riuscita a restare umana”


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Il viaggio di Vittorio

Ho chiuso la mia finestra
Perché non voglio udire il pianto,
ma dietro i grigi muri
altro non s’ode che il pianto.
Vi sono pochissimi angeli che cantano,
pochissimi cani che abbaiano;
mille violini entrano nella palma della mia mano.
Ma il pianto è un cane immenso,
il pianto è un angelo immenso,
le lacrime imbavagliavano il vento,
e altro non s’ode che il pianto.


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Un posto chiamato qui

Ogni tanto tutti ci perdiamo, che sia per scelta o a causa di forze che non possiamo controllare, ma quando impariamo ciò che la nostra anima ha bisogno di sapere, il sentiero si palesa davanti a noi. A volte, vediamo la via d'uscita, ma ci allontaniamo e ci inoltriamo ancora di più nostro malgrado, trattenuti dalla paura, dalla rabbia o dalla tristezza. A volte, preferiamo essere dispersi e continuare a vagare, perchè è più facile. A volte, scopriamo la strada da noi. Comunque sia, veniamo sempre trovati.


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1984

Era di notte, sempre di notte, che vi venivano a prendere. La cosa migliore era uccidersi prima che vi arrestassero, e certamente molti lo facevano: diverse sparizioni misteriose erano in realtà altrettanti suicidi. Ci voleva però un coraggio disperato per uccidersi in un mondo in cui era impossibile procurarsi un'arma da fuoco o un veleno rapido e sicuro.
Pensò, provando una sorta di stupore, all'inutilità biologica del dolore e della paura, e al tradimento del corpo, che puntualmente si immobilizza in un'accidia mortale tutte le volte in cui è necessario produrre uno sforzo straordinario.


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I capolavori di Virginia Woolf

AL FARO
Ramsay aveva quasi finito il libro.
La mano stava sospesa sulla pagina, pronta a girarla il momento stesso che l'aveva letta.
Sedeva lì a testa nuda, col vento che gli scompigliava i capelli,straordinariamente vulnerabile.
Sembrava vecchissimo.
Volgendo la testa ora al Faro, ora alla distesa di acque che s'affrettavano verso l'aperto, somiglia,pensò James, a un vecchio sasso abbandonato sulla sabbia, come fosse fisicamente diventato ciò che nel fondo della loro mente era sempre stato - quella solitudine che per entrambi era la verità delle cose.
Leggeva veloce, come fosse impaziente di arrivare alla fine. Ormai erano vicinissimi al faro.


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Vetro

Un'ondata di tenerezza sommerse Andrea, trasformando l'idea inconcepibile del tornare a vivere lì in un'imperiosa possibilità. Per un istante, fu sul punto di svegliarlo, per parlargli e spiegare. Non lo fece, per non interrompere quel sonno che alleggeriva il dolore. Si limitò a rimboccargli il lenzuolo, con attenzione, a sfiorargli con le dita il capo. Poi se ne andò, leggero, in punta di piedi. Fu in quel momento che suo padre aprì di poco gli occhi, che sembravano brillare di un sorriso e quell'onda serena diede movimento al viso. Non lo chiamò, si limitò ad ascoltare il lieve cigolio della porta che si richiudeva.


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Apnea

Mentre scorro la macabra lista dei danni subiti, gli occhi mi si riempiono di lacrime. Tengo la testa bassa e lo sguardo incollato al foglio per non farmi vedere. Sono perfettamente al corrente del mio stato fisico e delle varie lesioni riportate, ma il mio malessere, il mio dispiacere, la tristezza e l'angoscia che provo sono così forti che è come se le scoprissi per la prima volta. Forse leggerle nero su bianco, come non era mai successo prima d'ora, ha ufficializzato la situazione; o forse è il cervello che in questi mesi si è autodifeso nascondendo le informazioni più dure per cercare di diluirle nel tempo; o più semplicemente mi sto rendendo conto di quello che è successo, ora che sono tornato alla vita reale e non sono più sospeso nel limbo ospedaliero.


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Innamorati dei sogni
Ci sono persone che entrano nella nostra vita all’improvviso, come fulmini, per uscirne immediata- mente lasciandoci la loro energia per sempre. Altre, in- vece, appena ci sfiorano. Sentiamo solo il profumo deli- cato della loro presenza in lontananza, negli spazi lascia- ti vuoti, nei nostri sogni. Semplicemente un’ora, un giorno, una notte. Anche solo donandoci un ingenuo e dolce sorriso, una carezza. Guardo in lontananza, oltre la finestra illuminata dalle prime luci del mattino. Le pagine si riempiono da so- le, passando attraverso la mia memoria, come nuvole, che, veloci, viaggiano nel cielo in un pomeriggio estivo.


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La valigia di mio padre

Mio padre aveva una buona biblioteca, circa millecinquecento volumi, ampiamente sufficiente a uno scrittore.
A ventidue anni non li avevo forse letti tutti, ma li conoscevo uno per uno : sapevo quali erano importanti, quali erano di facile lettura, conoscevo i classici, i capolavori, le testimonianze divertenti ma trascurabili di storia locale, gli scrittori francesi che piacevano a mio padre.
Qualche volta m'incantavo a guardare questa biblioteca e sognavo d'averne una anch'io in un'altra casam anzi una migliore, e di costruirmi un mondo di libri.
Osservavo da lontano la biblioteca di mio padre e mi sembrava un piccolo ritratto di tutto il mondo.
Ma era un angolo visto dal nostro angolo, da Istanbul.
E la biblioteca lo dimostrava.


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Vetro

Andrea tornò a provare l'intensa sensazione del primo incontro e ad avvertire nuovamente la strana familiarità del viso di Sofia.
A questo si aggiunse un possente e irrefrenabile desiderio di proteggerla, di difenderla. E, nel lasciarsi trasportare da quelle emozioni, gli parve di recepire l'essenza intima di Sofia, provando il desiderio di una reciproca appartenenza, totale e senza vergogna.
Si sentì vacillare, poggiò una mano sui mattoni che trasudavano umidità, ritrovando l'equilibrio in quel contatto freddo.
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Ciao Angela, abiti a Roma? Se si, Giuseppe Furno farà una presentazione all'ibs il 30 maggio.
Mer, 08/05/2013 - 11:11- accedi o registrati per inviare commenti
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Eureka street

Il percorso umano verso la compassione e l’empatia è disseminato di ostacoli, ma bisogna provare a percorrerlo. Per comprendere le conseguenze delle nostre azioni, dobbiamo usare tutta la nostra immaginazione. Riusciamo a capire che forse spaccare una bottiglia in testa a qualcuno non è una buona idea, solo se ci mettiamo nei suoi panni. A quel punto non possiamo più fare a meno di pensare che se ci arrivasse una bottiglia in testa, be’, ci farebbe un male cane!
Se usi l’immaginazione, se ci riesci, allora non è più così facile usare la violenza. Mentre stai puntando la pistola alla tempia di qualcuno, se riesci a immaginarti cosa succederà a quella testa nel momento in cui premerai il grilletto, farlo diventa letteralmente impossibile.


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Se una notte d'inverno un vaggiatore

- Anche io sento il bisogno di rileggere i libri che ho già letto, - dice un terzo lettore, - ma a ogni rilettura mi sembra di leggere per la prima volta un libro nuovo. Sarò io che continuo a cambiare e vedo cose nuove di cui prima non m’ero accorto? Oppure la lettura è una costruzione che prende forma mettendo insieme un gran numero di variabili e non può ripetersi due volte secondo lo stesso disegno? Ogni volta che cerco di rivivere l’emozione d’una lettura precedente, ricavo impressioni diverse e inattese, e non ritrovo quelle di prima. In certi momenti mi sembra che tra una lettura e l’altra ci sia un progresso: nel senso per esempio di penetrare di più nello spirito del testo, o di aumentare il distacco critico. In altri momenti invece mi sembra di conservare il ricordo delle letture d’uno stesso libro l’una accanto all’altra, entusiaste o fredde o ostili, sparse nel tempo senza una prospettiva, senza un filo che le leghi.


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Memorial de isla negra

Appena seppi, solamente, che esistevo
e che avrei potuto essere, continuare,
ebbi paura di ciò, della vita,
desiderai che non mi vedessero,
che non si conoscesse la mia esistenza.
Divenni magro, pallido, assente,
non volli parlare perché non potessero
riconoscere la mia voce, non volli vedere
perché non mi vedessero,
camminando, mi strinsi contro il muro
come un’ombra che scivoli via.
Mi sarei vestito
di tegole rosse, di fumo,
per restare lì, ma invisibile,
essere presente in tutto, ma lungi,
conservare la mia identità oscura,
legata al ritmo della primavera.


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Vetro
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Vetro
edizione: 2013 |
Vetro
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Vetro
grazie per avermelo segnalato; no non sono di roma (prov. di FG) ;)) |
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Vetro
ciao elena ;) |
Eureka street
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Eureka street
formato e-book |
GIOCO - Riga 10
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GIOCO - Riga 10
"però con più comodo, questo sì. O che avessero preso un'altra direzione" ("Belfondo" di Jenn Dìaz) - Grazie Staff 10 righe ^_^ (libro incentivo) |
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GIOCO - Riga 10
momento fatidico, ripetuto così spesso in seguito che le cadenze |
Il viaggio di Vittorio
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Il viaggio di Vittorio
poesia di Mahmoud Darwish, inserita nel libro |
Il viaggio di Vittorio
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Il viaggio di Vittorio
(è una poesia di Garcia Lorca, "Casida del pianto", inserita nel libro) |
Ossi di Seppia
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Ossi di Seppia
mi emoziono sempre nel rileggere questa poesia!! |
Jessica R. Ward
|
Jessica R. Ward
e-book (pdf) |






































































Commenti
edizione: 2013
Ven, 10/05/2013 - 17:47