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Era un amore ancora intero quando lo strappammo. Lo squarto in tempi solamente adesso, lo seziono in un principio, un corpo, un’estinzione.Allora eravamo incastro a coda di rondine, da non poter distinguere nell’angolo retto dei corpi il suo dal mio. Ora è amore, una terra bruciata vista da lontano, prima era bosco fitto, umido, senza cielo.
Mi aveva voluto. Mi aveva staccato dal mucchio di teste in una sera d'osteri, mi aveva estratto com'ero, ingliallito, pagina di foglia fitta di vene e rughe, fibroso come un legno di rose, spessito come un sonno senza sogni.


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La luna blu

E se per un attimo, mentre aspetti un treno o un aereo, ti si fermerà il cuore, non ti spaventare, è solo amore che passa nei ricordi.
Esiste un luogo dove io e te vivremo sempre. Non cambierà mai la geografia di certi sguardi. Non serve indicare il presente se l'eternità è passata e noi non c'eravamo.
Si, avrei voluto incontrarti almeno un po' prima di perderti e le parole dette alla fine forse è meglio non dirle più. Non si prendono le favole degli altri per lasciarle finir male. Tanto meglio non iniziare a leggerle allora.


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Il torto del soldato

Ho avuto un'educazione cattolica da mia madre. Ho frequentato il catechismo e ho letto con gusto di curiosa le avventure della storia sacra, da Eva e Adamo in poi. Ho amato il Cantico dove si dichiara l'amore terrestre senza mai nominare il cielo. Ho letto con fastidio i capitoli furibondi dell'Apocalisse. Non mi spaventa Dio, per mia insufficienza di immaginazione. Ci ho pensato bene e questa è la parola precisa. Manco di quel formato dell'immaginazione che può mettere a fuoco l'infinito.
Dell'infanzia viennese ho ricordi metallici: le route di ferro del tram sui binari che mi portavano a scuola, la campana della chiesa vicina al nostro appartamento, che martellava il tempo.


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Ogni istante di me e di te

Mio amato León!
Sono io, la tua Louise, che ti scrive. Sei sorpreso? Io sì. Mi sono stupita molto di me stessa per come mi sia venuto un desiderio urgente di scriverti non appena sono stata sicura che avrei lasciato Parigi e sarei stata lontanissima per molto tempo. Ê da una settimana che paso ogni minuto libero a buttare giù cose assurde per te; spero che questa sarà una bella copia abbastanza ordinata, che domani o dopodomani spedirò.
Non è che io abbia pensato continuamente a te negli ultimi dodici anni,sai?. In fondo non si può stare in questo stato per più di un paio di mesi, prima o pio si toca limite. Poi arriva, del tutto inasppettato, un momento in cui si fa un bel respiro e si lascia perdere, e da lì in poi si vive per sé stessi e si ritrova la serenità...


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La voce a te dovuta

Che allegria, vivere
e sentirsi vissuto.
Arrendersi
alla grande certezza, oscuramente,
che un altro essere, fuori di me, molto lontano
mi sta vivendo.
Che quando gli specchi, le spie,
mercurio, anime brevi, confermano
che sono qui, io, immobile,
serrati gli occhi e le labbra,
chiuso all'amore
della luce, del fiore e dei nomi,
la verità transvisibile è che cammino
senza i miei passi, con altri,
là lontano, e lì
sto baciando fiori, luci, parlo.
Che esiste un altro essere con cui io guardo il mondo
perchè sta amandomi con i suoi occhi.
Che esiste un'altra voce con cui io dico cose
non sospettate dal mio gran silenzio;
ed è che anche mi ama con la sua voce....


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Che tu sia per me il coltello

Sai, a volte sono un po' lento a capire. A una prima lettura ho pensato che mi stessi offrendo i tuoi abiti per nascondere la mia nudità. Ma un'idea del genere non ti si addice, al contrario. Poi mi è sembrato un gesto di seduzione, originale, bizzarro, un po' ridicolo, e goffo: uno strip-tease verbale. E a poco a poco il tono della tua voce è cambiato.
Ecco una nudità, dici (o perlomeno, così lo interpreto ora), che non è come un coltello e non è come una ferita. Una nudità svelata e vulnerabile, un po' imbarazzata e pietosa. Esattamente come la tua. Guarda, dici, è un po' timorosa e cerca di celare i suoi difetti con tanti piccoli trucchi, a cui però è disposta a rinunciare, per chi vorrà guardarla con occhi indulgenti.


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Per un breve periodo scolastico evitai ogni contatto con la fisica. Non avevo ancora le obiezioni di adesso, non chiedevo di lasciare in pace l’atomo, che secondo il suo intento originale voleva essere indivisibile. La parola che Democrito inaugurò era un invito a rispettare un limite. La fisica del secolo invece si è accanita nello smontaggio: sottoterra i suoi edifici a cerchio affannano la materia, frantumano il suo pulviscolo elettromagnetico. Da ragazzo non pensavo a questo, ma all’affannoso mucchio di nuovi simboli, segnetti, iniziali e tutto l’alfabeto macchinoso che ogni nuova disciplina porta con sé, fiera di essere illeggibile.


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Ciao Matilde!bella e veritiera la descrizione del "senno di poi" che, almeno una volta nella vita, ciascuno di noi ha sperimentato nel rapporto scuola-insegnamento-materie...ecco il mio segnalibro! Silvia
Mar, 31/07/2012 - 22:02- accedi o registrati per inviare commenti
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Come un romanzo

Se, come usiamo dire, mio figlio, mia figlia, i giovani non
amano leggere - e il verbo è giustissimo, poiché proprio di
una ferita d'amore si tratta - non bisogna incolpare né la te-
levisione, né i tempi moderni, né la scuola. Oppure, se vo-
gliamo, tutte queste cose insieme, ma solo dopo esserci po-
sti una domanda fondamentale: che cosa ne abbiamo fatto
del lettore ideale che lui era all'epoca in cui noi stessi svolge-
vamo contemporaneamente il ruolo del narratore e quello
del libro?
Quale enorme tradimento !
Lui, il racconto e noi formavamo una Trinità ogni sera
riunificata. Adesso lui è solo, davanti a un libro ostile.
La leggerezza delle nostre frasi lo liberava dalla forza di
gravità, ora l'indecifrabile brulichio delle lettere soffoca per-
sino le sue tentazioni di sogno.
L'avevamo iniziato al viaggio verticale, ora è schiacciato
dallo stupore dello sforzo.
L'avevamo dotato dell'ubiquità, eccolo imprigionato
nella sua camera, nella sua classe, nel suo libro, in una riga,
in una parola.


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cien años de soledad

Muchos años después, frente al pelotón de fusilamiento, el coronel Aureliano
Buendía había de recordar aquella tarde remota en que su padre lo llevó a conocer el
hielo. Macondo era entonces una aldea de veinte casas de barro y cañabrava construidas a la orilla de un río de aguas diáfanas que se precipitaban por un lecho de piedras pulidas, blancas y enormes como huevos prehistóricos. El mundo era tan reciente que muchas cosas carecían de nombre, y para mencionarlas había que señalarlas con el dedo. Todos los años, por el mes de marzo, una familia de gitanos desarrapados plantaba su carpa cerca de la aldea, y con un grande alboroto de pitos y timbales daban a conocer los nuevos inventos. Primero llevaron el imán.


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aggiungo segnalibro...andò a rileggere pagina 7...in lingua italiana
Lun, 21/05/2012 - 11:35- accedi o registrati per inviare commenti
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Dormiva sotto il mio soppalco, non era neanche una stanza. Mi addormentavo al suono ovattato dei suoi lamenti, una nenia a bocca tappata per lasciarmi dormire. Qualche notte mi svegliava un soprassalto: si era un poco assopito e risvegliandosi sotto un morso più forte, non faceva in tempo a soffocare la voce. Allora scendevo con la scusa di andare al bagno e stavamo per un po' a giocare al buio.
Giocavamo a bridge a mente, descrivendo un diagramma con le cinquantadue carte. Me l'aveva insegnato lui, ero ancora ragazzo, e subito se ne pentì perché mi dedicai allo studio di quel gioco più che a ogni altra materia scolastica. Riuscivo bene nel campo astratto delle combinazioni di carte, le ricordavo tutte, immaginavo con sufficiente precisione i giochi degli avversari...


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Quello che luce insegna
pag. 53
Pieni dei mondi che non riuscivano a tenersi dentro,
i miei fratelli erano devianti programmatori di incubi.
Descrizioni di famiglie proprio come la nostra,
con lingue pietrificate e forchette saldate ai denti,
che stavano sedute al pranzo della domenica
e furono sommersi da roccia fusa;
esploratori che mordevano scarponi nell'attico buio del mondo.
I figli di Stadacona, attirati dalla nave di Cartier e tenuti in ostaggio,
per non rivedere casa loro mai più.


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Forte come l'onda è il mio amore

Mi rendo conto di essere sdraiato su una sabbia rosa, dalle mille sfumature. Un piacevole calore sale dal suolo si irradia per il mio corpo.
Mi giro su un fianco, e tivedo.
Distesa sulla sabbia rosa, le braccia rilassate lungo i fianchi, le lunghe gambe leggermente piegate, il viso raggiante rivolto al cielo, gli occhi chiusi che si crogiolano nella luce solare. Provo un desiderio struggente di toccarti, ma qui dove sono ora il mio corpo non ha il permesso di muoversi. Eppure, nulla può impedire all'emozione che provo di divampare e far tremare ogni mia cellula.
Ti rotoli su un fianco e socchiudi gli occhi. Mi parli.


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Mi fa piacere tesoro mio, che ti piaccia così tanto il libro che ti ho regalato!!!! :))
Mer, 23/01/2013 - 16:21- accedi o registrati per inviare commenti
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Qualcuno con cui correre

Tornò al diario e lesse spedito :
che forse esiste un mondo in cui la gente esce la mattina per andare al lavoro, o a scuola, e la sera torna in una casa diversa e lì, in quella nuova casa, ognuno mantiene il proprio ruolo: "papà", "mamma", "figlio", "nonna".
Per tutta la sera si parla, si ride, si mangia, si litiga, si guarda insieme la televisione, e ognuno si comporta esattamente come si deve.
Poi si va a dormire e la mattina ci si sveglia, si esce di nuovo per andare al lavoro, o a scuola, e la sera si ritorna in una casa sempre diversa dove tutto ricomincia da capo.
Il papà è il papà di un'altra famiglia e anche la figlia appartiene a una famiglia diversa, e poichè durante il giorno si dimentica quello che è accaduto la sera prima tutti pensano di trovarsi a casa propria, nella casa giusta.
E così si va avanti per tutta la vita.


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già... è stato il primo di Grossman che ho letto (tu sarai per me il coltello) e, forse un pò fuori dal coro ma ...me lo son bevuto!
Mar, 22/01/2013 - 17:56- accedi o registrati per inviare commenti
Emma, mi fai felice. Questo libro è fantastico, poi leggerò A un cerbiatto somiglia il mio amore.
Mar, 22/01/2013 - 17:45- accedi o registrati per inviare commenti
straordinario, ma sono di parte, Grossman mi ha preso il cuore!
Mar, 22/01/2013 - 17:34- accedi o registrati per inviare commenti
Cent'anni di solitudine

Una volta padre Nicanor portò al castagno una scacchiera e una scatola di gettoni per invitarlo a giocare a dama, ma Josè Arcadio Buendìa non accettò, affermando che non aveva mai potuto capire il significato di una contesa tra due avversari che erano d’accordo sui princìpi. Padre Nicanor, che non aveva mai considerato il gioco della dama da quel punto di vista, non riuscì più a giocarlo.


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Io non ho paura

"Piantala con questi mostri, Michele. I mostri non esistono. I fantasmi, i lupi mannari, le streghe sono fesserie inventate per mettere paura ai creduloni come te. Devi avere paura degli uomini, non dei mostri", mi aveva detto papà un giorno che gli avevo chiesto se i mostri potevano respirare sott'acqua.


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Ciao Roberto sono felice di comunicarti che le tue righe sono le più segnalibrate e che per questo ti sei aggiudicato un libro incentivo.
Per poterlo ricevere devi fare 2 cose:
1) scegliere le tue righe preferite fra quelle che verranno postate questa settimana
2) dopo aver espletato questa prima formalità devi farci avere un tuo recapito, mandaci una mail a libroincentivo@10righedailibri.it specificando l'indirizzo e la motivazione della vittoria, e anche le righe che vuoi far vincere.
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conosci la canzone della mannoia dal titolo omonimo? è veramente bella, ovviamente mero giudizio personale..
Lun, 28/01/2013 - 11:40- accedi o registrati per inviare commenti
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Era un amore ancora intero quando lo strappammo. Lo squarto in tempi solamente adesso, lo seziono in un principio, un corpo, un’estinzione.Allora eravamo incastro a coda di rondine, da non poter distinguere nell’angolo retto dei corpi il suo dal mio. Ora è amore, una terra bruciata vista da lontano, prima era bosco fitto, umido, senza cielo.
Mi aveva voluto. Mi aveva staccato dal mucchio di teste in una sera d'osteri, mi aveva estratto com'ero, ingliallito, pagina di foglia fitta di vene e rughe, fibroso come un legno di rose, spessito come un sonno senza sogni.


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L'amore di Loredana

L'inverno fu singolarmente crudo e lungo quell'anno, a Venezia; nevicò più volte e nei giorni sereni una gelida bora soffiò con violenza. Molte famiglie abbandonarono la campagna innanzi tempo e iniziarono la stagione dei ricevimenti e delle feste prima dell'usato; a metà novembre, la vita elegante, in causa dei rigori invernali, fioriva già in tutto il suo rigoglio. Filippo ne fu ripreso a poco a poco, quasi senz'accorgersene; ritrovò gli amici, e rifece la solita ruota di visite e di consuetudini, tra quei soliti gruppi di persone, alla quale era abituato.Ma per Loredana ebbe le cure più sollecite. Il mormorìo del mondo e l'astiosità dei parenti gli avevan reso la fanciulla anche più cara, e spesso rinunziava a qualche trattenimento mondano per dedicarle il suo tempo. L'aveva circondata di lusso, provvedendole abbigliamenti a Milano, facendole regali di gioielli, coprendola di sete e di merletti e di pelliccie, perchè la sua bellezza avesse una degna cornice.


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Colori e anni

Anni, stagioni, interminabile schiera di giorni concatenanti! Una volta filtrati attraverso l'impalpabile setaccio della lontananza, quanto significato poco il ritmo accurato che scandisce il tempo, le alternative del calendari, le innumerevoli occasioni in cui il sole è salito ed è tornato a tramontare sulle nostre teste, i cambiameni delle stagioni, i ritorni della luna nuova, le inondazioni, le nevicate e le piogge, lo sbocciare dei fiori e il maturare dei fruttinell'avvicendarsi delle stagioni! Le nostre vite sono regolate da suddivisioni d'altro genere, e il destino segna i confini a suo piacimento - come una specie di mappa geografica. Basta pensare a quanto tempo è trascorso dall'epoca del mio secondo matrimonio: quasi metà della mia vita!


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Colori e anni

Chissà perché lo chimano caso, destino, ordine universale... "Dio": anche questa è soltanto una parola; ma almeno significano tutte la medesima cosa. Quello che conta è che almeno esista qualcosa dalla quale sia possibile trarre ancora qualche illusione, una volta che tutte le altre emozioni, tutti i sogni e i significati ci abbiano ormai abbandonati. Quello che conta è che la morte è soltanto uno stadio intermedio, un sogno; la vita non ha nulla di significativo, e quando pensiamo già di esserci lasciati ogni cosa alle spalle, ecco che l'avveniresi schiude a un tratto davanti a noi. Ignoto e indefinito ma bello, favoloso, soave, sterminato: il regno dei cieli.


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COMPLEANNI D'AUTORE

Buon compleanno Joseph Conrad! (Nato il 3 dicembre 1857)
Che buffonata la vita: questa misteriosa combinazione di logica impietosa per un futile scopo. Tutto quello che ci si può aspettare, è una qualche conoscenza di se stessi - che viene troppo tardi - e un mucchio di inestinguibili rimpianti. Ho lottato con la morte. È il combattimento meno eccitante che si possa immaginare. Si svolge in un grigiore impalpabile, con niente sotto i piedi, niente intorno, senza testimoni, senza clamore, senza gloria, senza il gran desiderio di vincere, senza il gran timore della sconfitta, in una insalubre atmosfera di tiepido scetticismo, senza una ferma convinzione nel proprio diritto, e meno ancora in quello dell'avversario. Se è questa la forma suprema della saggezza, allora la vita è un enigma più grande di quanto alcuni di noi pensano che sia. Ero a un passo dalla mia ultima occasione di pronunciare una parola, e ho scoperto con umiliazione che probabilmente non avevo niente da dire. Ecco perché affermo che Kurtz era un uomo notevole. Lui aveva qualcosa da dire. E lo disse.
(Cuore di tenebra)


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Ogni istante di me e di te
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Ogni istante di me e di te
Ciao Elena....lo sto ancora leggendo...ma si, mi piace!! |
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Grazie Silvia!! |
Hikmet Poesie
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Hikmet Poesie
maggio 2010 |
Dell'amore e di altri demoni
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Dell'amore e di altri demoni
Grazie!!! |









































































































Commenti
E se per un attimo, mentre aspetti un treno o un aereo, ti si fermerà il cuore, non ti spaventare, è solo amore che passa nei ricordi.
Mer, 07/11/2012 - 16:20Esiste un luogo dove io e te vivremo sempre. Non cambierà mai la geografia di certi sguardi. Non serve indicare il presente se l'eternità è passata e noi non c'eravamo.
Si, avrei voluto incontrarti almeno un po' prima di perderti e le parole dette alla fine forse è meglio non dirle più. Non si prendono le favole degli altri per lasciarle finir male. Tanto meglio non iniziare a leggerle allora.