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Canne al vento

Le feste si rassomigliavano: le principali erano di primavera e di autunno, e si svolgevano attorno alle chiesette campestri solitarie, sui monti, sugli altipiani, sull'orlo delle valli. Allora, nel luogo tutto l'anno deserto, nei campi incolti e selvaggi, era come una improvvisa fioritura, un irrompere di vita e di gioia. I colori vivi dei costumi paesani, il rosso di scarlatto, il giallo delle bende, il cremis ardente dei grembiali, brillavano come macchie di fiori tra il verde dei lentischi e l'avorio delle stoppie. E dappertutto si beveva, si cantava, si ballava, si rissava. Efix, vestito anche lui come gli altri mendicanti, si portava addietro i due ciechi e gli sembrava fossero il suo destino stesso: il suo delitto e il suo castigo(…)In agosto e settembre fu un andare continuo, un correre affannoso. Dapprima salirono sul monte Orthobene, per la Festa del Redentore. Era d'agosto, la luna grande rossa sorgeva dal mare e illuminava i boschi.


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Canne al vento

L'euforbia odorava intorno, la luna azzurrognola splendeva sul rudero della torre come una fiamma su un candelabro nero, e pareva che in quell'angolo di mondo morto non dovesse più spuntare il giorno. Ma subito dietro lo spiazzo biancheggiava fra i melograni e i palmizi, simile a un'abitazione moresca, con porte ad arco, logge in muratura, finestre a mezza luna, la casa di don Predu. Attraversando il grande cortile ove luccicavano alla luna larghi graticolati di canna su cui di giorno s'essiccavano i legumi adesso coperti da stuoie di giunco, Giacinto vide la grossa figura di suo zio e quella smilza del Milese immobili sullo sfondo dorato d'una porta preceduta da un portico. Bevevano, seduti nella queta stanza terrena, con le gambe accavallate e il gomito sullo spigolo del tavolo: e tutti e due, l'uomo grasso e l'uomo magro, sembravano contenti della vita.


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Al faro

Dovevano trovare un'altra soluzione. Doveva esserci un modo più semplice, meno laborioso, sospirò. Quando si guardava allo specchio e si vedeva a cinquant'anni, coi capelli grigi, le guance scavate, pensava che forse avrebbe potuto fare di più - con suo marito, i soldi, i libri. Ma da parte sua neppure per un istante rimpiangeva le scelte fatte; non avrebbe voluto evitare difficoltà, ne trascurare i suoi doveri. Faceva paura, a guardarla, ora e fu solo in silenzio, alzando lo sguardo dal piatto, dopo che con tale severità s'era espressa a favore di Tansley, che le figlie - Prue, Nancy e Rose - ripresero a trastullarsi all'idea di tradimenti che s'immaginavano, sogni di una vita diversa dalla sua, forse a Parigi, una vita libera, non sempre a pensare a quell'uomo o a quell'altro.


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Il Quinto Figlio

Il Quinto Figlio
Tradotto da Mariagiuglia Castagnone
I CLASSICI UNIVERSALE ECONOMICA FELTRINELLI 1992
Già al momento del ricovero i dolori si erano fatti terribili, lancinanti, peggiori di quelli che aveva provato in passato. Sembrava che il bambino avesse deciso di aprirsi un varco con la forza. (...) e quando arrivò il momento culminante, al di là del quale c'era finalmente la pace, gridò: "Dio ti ringrazio, è finita! "Sentì un'infermiera dire" guardatelo, è un vero demonio." Poi un'altra voce femminile che la chiamava. "Signora Lovatt, signora Lovatt, mi sente? Su, coraggio. Suo marito è qui, cara. Ha avuto un bel bambino, vispo e sano come un pesce." "un vero lottatore," osservò il dottor. Brett. "Pare che c'è l'abbia con il mondo intero". Hariett si tirò su a fatica, perchè la parte inferiore del suo corpo le faceva così male da impedirle di muoversi. Le misero in braccio il bambino.


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L'elefante invisible

Potremmo pensare che è impossibile distruggere ogni affetto ed estirpare ogni naturale trasporto. Anche Orwel sembra crederlo quando racconta il primo incontro tra Winston e Julia: " come furono di nuovo in mezzo al cerchio di alberelli, lei si volse a guardarlo. Ansimavano tutti e due, ma un sorriso era riapparso agli angoli della bocca di lei. Lo guardò ancora per un istante, poi mise mano alla chiusura lampo dell'uniforme. E, si, successe quasi come nel sogno. Svelta, come se l'era immaginata, lei s'era tolti gli abiti e, gettandoli da un lato, fece un gesto magnifico, proprio quello stesso gesto dal quale sembrava che sia distrutta tutta intera una civiltà. Il suo corpo splendette bianco al sole. Ma, per un attimo, lui non guardò il suo corpo: gli occhi erano come ancorati al viso di lei, alle leggere efelidi, al dolce, fiero sorriso"


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LA BOTTEGA DEI GIOCATTOLI

LA BOTTEGA DEI GIOCATTOLI
Tradotto da M. Baiocchi
Fanucci - collezione Immaginario 2002
La lanterna di carta giapponese quella mattina sembrava una decorazione natalizia, era tonda, azzurra e allegra. Forse nasceva proprio come decorazione natalizia di un periodo lontano quando i Flower erano ancora una famiglia normale. Dovevano pur essere stati una famiglia normale quando la mamma viveva con loro. la mamma non era mai stata un'eccentrica. E i nonni, di cui non aveva mai sentito parlare, chissà com'erano i nonni? Certamente celebravano il Natale quando la mamma e lo zio Philip erano piccoli. Se lo zio Philip era mai stato piccolo. Era difficile immaginarlo così, con la divisa e il berretto della scuola e i calzoni corti, che giocava con la fionda, leggeva i fumetti e collezionava scatole di fiammiferi.


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Ritratto in Seppia

All'alba del martedì nacque la creatura. La madre, zuppa di sudore e tremante, combatteva per partorire, ma non gridava più, si limitava ad ansimare, prestando attenzione alle indicazioni di uso di suo padre. Alla fine strinse i denti, si aggrappò alle sbarre del letto, spinse con feroce determinazione, e allora spuntò una ciocca di capelli scuri. Tao Chi'en prese la testa e tirò con decisionee e dolcezza fino a quando non uscirono le spalle, girò il corpicino e lo estrasse rapidamente con un solo movimento, mentre con l'altra mano liberava il collo dal cordone violetto. Eliza Sommers ricevette un piccolo fagotto insanguinato, una bambina minuscola, con il viso schiacciato e la pelle bluastra.(...) La nonna lavò la nipotina con una spugna e le diede qualche pacca sulla schiena fino a quando iniziò a respirare. Quandò udì il pianto che annunciava il suo ingresso nel mondo.


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Ritratto in Seppia

Per questo devo tornare
a tanti luoghi futuri
per incontrarmi con me stesso
ed esaminarmi senza sosta,
senz'altro testimone che la luna
e poi fischiare di gioia
calpestando pietre e zolle,
senz'altro compito che esistere,
senz'altro famiglia che la strada.


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Il Silenzio e le parole: il pensiero nel tempo della crisi

Il Silenzio e le parole: il pensiero nel tempo della crisi
ECONOMICA UNIVERSALE FELTRINELLI 2001
Perchè ci desti, o sorte il potere
di guardarci l'un l'altro nel cuore
e spiare attraverso questi strani grovigli
quelli che sono i nostri veri legami?
Dimmi, cosa ci prepara la sorte?
Dimmi cosa ci uni, così precisi, con tanta purezza?
Ah, in tempi remoti tu fosti
mia sorella e mia sposa?


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LA MIA FILOSOFIA. DIZIONARIO FILOSOFICO

LA MIA FILOSOFIA. DIZIONARIO FILOSOFICO
Tradotto da a cura Massimo Baldini
ARMANDO EDITORE 1997
"Tutti gli uomini sono filosofi, perchè in un modo o nell'altro tutti assumono un atteggiamento nei confronti della vita o della morte".
KARL R. POPPER


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La Sardegna e i Sardi

A Firenze si era parlato quasi casualmente della Sardegna come di un luogo in cui palazzi magnifici si possono acquistare per una sciocchezza e dove la vita costa quasi niente.
Chiesi informazioni più precise su questa strana isola ma non mi fu facile ottenerne. Le enciclopedie e le guide turistiche ne facevano soltanto cenno. Citavano, invece, Cicerone. Mi fu mostrato il recente volume di un barone francese nel quale l’autore si vanta di un viaggio in Sardegna quasi avesse compiuto un atto di prodezza o di abilità. Avessi avuto bisogno di ulteriori incoraggiamenti, quest’atmosfera complessiva di mistero fu sufficiente a convincermi ad intraprendere
un breve viaggio alla scoperta dell’Isola.


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L'AMORE E LIBERTA'

La mia isola è un fiore
lanciato nel mare da un nume sereno.
Baciata dal sole in ogni stagione,
s'indora di luce come fosse un lampione.
Le cupole bianche, in semicerchi
perfetti, disegnano il cielo come bolle
sospese per volere divino. e la sera,
coi tramonti infuocati, sono fiaccole
accese che t'insinuano dentro gradite
sorprese. Dappertutto le palme: altere
guardiane che non muoiono mai.


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Sorella Rugiada

CUSHENDUM, IO HO AMATO IL TUO FIORE PIÙ RADIOSO
Ho amato le tue strade di campagna, le tue scogliere sul
mare grigio, ho amato i tuoi pianori sferzati dal vento, ho
amato la terra di Scozia, sospesa nella nebbia poco distante.
Ma prima ho amato lei.
Ho amato suo padre, sua madre, la nonna del sud che
Camminava poggiandosi al suo braccio, ho amato la sua casa,
nella sera tardi oscura e piena di silenzio.
Ma prima di tutto ho amato lei.
Ho amato Cushendall e Glenariff, ho amato il delirio dolce
del Joes, ho amato le pitture umili di McAuley, la pioggia sui
vetri la mattina in cui mi alzai e non trovai nessuno in casa.
Ma prima di tutto ho amato lei.
Cushendum, io ho amato lei, il tuo fiore più radioso.


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La contessa di ricotta

A cosa servono allora i sentieri fra i muretti a secco, sepolti nella macchia, il silenzio, a parte i grilli e le cicale, le spiagge azzurre e oro dove ti puoi sdraiare e osservare le onde più lunghe che ti bagnano i piedi, le strade che si stringono sulle scogliere a strapiombo, il mare infinito? E le colline dalle rocce basse e le scogliere d'argento come crateri lunari, che accolgono le piscine naturali colmi di sabbia, e il mare, che è sempre bello, minaccioso quando le onde ruggiscono e si gonfiano e si abbattono con fragore, dolcissimo quando ti accoglie senza muoversi, a cosa servono, per essere così tristi? A niente."


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Commenti
Silvia T. Anno di pubblicazione e numero di pagina ;)
Ven, 17/05/2013 - 11:30- accedi o registrati per inviare commenti
Stirpe

Capita dunque che per gli stessi motivi per cui ci si dichiarava neutrali, ora si entri in guerra. A Gavino quella Storia non sembra una cosa fatta bene. - Non è certo così che si decide, - protesta.
Josto Corbu lo guarda a lungo prima di rispondere: - Che cosa vuoi decidere Gavì? - gli chiede. E Gavino si rende conto che il soffio della Storia arriva certo come può e dove può, ma anche che se arriva, arriva quando gli pare...


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De su tesoru de sa Sardigna

Ma aspettu chi mi mandis già po scorta,
Musa bella, sa rima suspirada;
Deu bandu a d'aspettair in sa porta,
Po podiddi dai libera s'intrada;
E a tei ti fazzu in fini, a conca sciorta,
Un umili e profunda saludada:
No tardis a mandai, filla de Apollu,
Chi ollu sighì su cantu a rompicollu.


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Ave Mary

Capita spesso che ospiti a casa mia qualche amico durante le vacanze di Pasqua.
La primavera in Sardegna è la stagione più amabile: la campagna campidanese è tutta verde e il clima è già mite e piacevole anche quando altrove si continuano a patire le code stizzose degli ultimi freddi.
Ma soprattutto c'è l'alternativa delle celebrazioni pasquali e dei riti tradizionali della settimana santa,occasioni indubbiamente ricche di significato per le persone di fese,ma capaci di offrire suggestive provocazioni anche ai non credenti curiosi.
Tra il giovedì santo e la domenica di Pasqua c'è l'imbarazzo della scelta: dal dramma del dolore e della traculenza rappresentati dalle paraliturgie de s'incravamentu e de s'iscravamentu (inchiodamento e schiodamento) -pantomine rispettivamente della crocefisiione e deèposizione del sepolcro -si passa all'acme della mattina della Resurrezione, quando in pubblica piiazza, tra spari di mortaretti e tripudio di banda musicale,avviene lo psicodramma collettivo de s'incontru,l'appuntamento tra la statua di Gesù risorto e quella di sua Madre Maria.


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Le Isole Dimenticate la Sardegna Impressioni di Viaggio

Le Isole Dimenticate la Sardegna Impressioni di Viaggio
Tradotto da Marco Maulu
Ilisso 2002
La scoperta della Sardegna è anche la scoperta delle sue città: piccole città, come Cagliari e Sassari, che a lungo si mantengono sui trentamila abitanti, che sono superati da Cagliari che tocca i cinquantunmila abitanti nel censimento del 1901, appena qualche anno dopo del viaggio del Vuillier. Il viaggiatore le visita con particolare attenzione, le sue passeggiate cagliaritane obbediscono a quella visione d’insieme che fa di Cagliari un vasto anfiteatro o un bastione di dieci colli che, percorso partendo da uno qualsiasi dei tre quartieri di Villanova, Stampace e Marina, porta alla sua vetta che è il Castello.


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Canne al vento

Le feste si rassomigliavano: le principali erano di primavera e di autunno, e si svolgevano attorno alle chiesette campestri solitarie, sui monti, sugli altipiani, sull'orlo delle valli. Allora, nel luogo tutto l'anno deserto, nei campi incolti e selvaggi, era come una improvvisa fioritura, un irrompere di vita e di gioia. I colori vivi dei costumi paesani, il rosso di scarlatto, il giallo delle bende, il cremis ardente dei grembiali, brillavano come macchie di fiori tra il verde dei lentischi e l'avorio delle stoppie. E dappertutto si beveva, si cantava, si ballava, si rissava. Efix, vestito anche lui come gli altri mendicanti, si portava addietro i due ciechi e gli sembrava fossero il suo destino stesso: il suo delitto e il suo castigo(…)In agosto e settembre fu un andare continuo, un correre affannoso. Dapprima salirono sul monte Orthobene, per la Festa del Redentore. Era d'agosto, la luna grande rossa sorgeva dal mare e illuminava i boschi.


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Cosima

Il mare: il grande mistero, la landa di cespugli azzurri, con a riva una siepe di biancospini fioriti; il deserto che la rondine sognava di trasvolare verso le meravigliose regioni del Continente. Se non altro ella avrebbe voluto restare lì sullo spalto dei macigni, come la castellana nel solitario maniero, a guardare l'orizzonte in attesa che una vela vi apparisse con i segni della speranza, o sulla riva balzasse, vestito dei colori del mare, il Principe dell'amore. Le grida dei giovani nella radura la richiamavano alla realtà: si udivano anche i fischi dei pastori che radunavano il gregge, e ogni voce, ogni suono vibrava nel grande silenzio con un'eco limpida come in una casa di cristallo. Il sole calava dalla parte opposta, sopra le montagne di là della pianura, e già le capre, ancora arrampicate sulle vette, avevano gli occhi rossi come quelli dei falchi.


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Passi sardi
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Passi sardi
partecipo con http://scrivi.10righedailibri.it/canne-al-vento-7 |
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Passi sardi
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Canne al vento
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Vincitori gioco Allora un libro
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Vincitori gioco Allora un libro
Ci provo anch'io!!! |
Ritratto in Seppia
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Ritratto in Seppia
Il vento di Pablo Neruda |
Il Silenzio e le parole: il pensiero nel tempo della crisi
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Il Silenzio e le parole: il pensiero nel tempo della crisi
righe no rughe ahhahahah |
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Il Silenzio e le parole: il pensiero nel tempo della crisi
Ciao Emma, stavo leggendo il libro e per sbaglio mi è caduto e nel raccoglierlo la pagina era aperta su queste rughe e l'ho messe subito :-) grazie :-) |
Aforismi sui libri
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Aforismi sui libri
Ciò che è stato scritto senza passione, verrà letto senza piacere. |
Giuoco domenicale n. 15: Carnevale in 10 righe
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Giuoco domenicale n. 15: Carnevale in 10 righe
Partecipo con http://scrivi.10righedailibri.it/cent%E2%80%99anni |

















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Commenti
Opera meravigliosa
Ven, 17/05/2013 - 14:01Partecipo a Passi sardi su http://scrivi.10righedailibri.it/passi-sardi
Ven, 17/05/2013 - 11:41