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Racconti sardi

Vivevano in fondo al villaggio, uno dei più forti e pittoreschi villaggi delle montagne
del Logudoro, anzi la loro casetta nera e piccina era proprio l'ultima, e guardava giù
per le chine, coperte di ginestre e di lentischi a grandi macchie.Filando ritta sulla porta, Saveria vedeva il mare in lontananza, nell'estremo orizzonte, confuso col cielo di platino in estate, nebbioso in inverno: cucendo presso la finestra scorgeva una immensità di vallate stendentisi ai piedi delle sue montagne, e sentiva il caldo profumo delle messi d'oro ondeggianti al sole, e il sussulto del torrente che
scorreva fra le roccie e i roveti montani.


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Il fu Mattia Pascal

Non volli immaginarmi una nuova mamma. Mi sarebbe parso di profanar la memoria viva e dolorosa della mia mamma vera. Ma un nonno, sì, il nonno del mio primo fantasticare, volli crearmelo. Oh, di quanti nonnini veri, di quanti vecchietti inseguiti e studiati un po' a Torino, un po' a Milano, un po' a Venezia, un po' a Firenze, si compose quel nonnino mio! Toglievo a uno qua la tabacchiera d'osso e il pezzolone a dadi rossi e neri, a un altro là il bastoncino, a un terzo gli occhiali e la barba a collana, a un quarto il modo di camminare e di soffiarsi il naso, a un quinto il modo di parlare e di ridere; e ne venne fuori un vecchietto fino un po' bizzoso,
amante delle arti, un nonnino spregiudicato, che non mi volle far seguire un corso
regolare di studii, preferendo d'istruirmi lui, con la viva conversazione e conducendomi con sé, di città in città, per musei e gallerie.


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Tutti i romanzi

Guardando fuori attraverso la finestra sopra il lavandino Ettore disse: "lascialo vivere, lasciagli fare tutto quello che vuole, in questi pochi anni che ha ancora da vivere lascialo fare secondo la sua testa. Io vorrei una cosa, mi piacerebbe una cosa. Che il padre potesse vivere questi ultimi anni come viveva quando era giovane come me, che finisse di essere tuo uomo e mio padre, come se avesse finito un servizio che gli ha preso trent'anni, e vivesse quest'ultimi anni come se fosse libero e solo. Mi capisci cosa vorrei io?


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i sei lati del mondo

Si può dire che gli animali parlino? In senso proprio, non cioè se abbiano loro forme di comunicazione, chè questa è cognizione recente. Due sono gli atteggiamenti che emergono, e sono apparentemente in contraddizione tra loro. Da un lato, i versi, le voci degli animali appaiono come l'opposto esatto, la perfetta contraddizione del linguaggio articolato: il discrimine tra gli uomini e gli animali è appunto il possesso di un linguaggio, e per molte culture, questa proposizione va completata dicendo: "di un linguaggio articolato". Questa era la versione dei Greci, per i quali l'uomo era l'unico a possedere l'enarthòos phonè, il linguaggio articolato, e per i quali i Barbari, che non parlavano greco e che quindi non erano comprensibili, erano linguisticamente sul piano degli animali: colombe, rondini, alcioni. Ma l'altro atteggiamento vuole che tutti gli esseri viventi parlino e comunichino, quasi per esigenza di universale empatia.La natura ci parla e semmai sta a noi decifrare le sue lingue.


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Dei doveri degli uomini

"Il primo grande uòmo che mi ricorre alla mente, dicevami egli, è sèmpre Mosè: Mosè che rialza un pòpolo avvilitissimo; che lo salva dall'obbròbrio dell'idolatria e della schiavitù; che gli detta una legge piena di sapiènza, vincolo mirabile tra la religione de' patriarchi e la religione de' tèmpi inciviliti, ch'è il Vangèlo, Le virtù e le istituzioni di Mosè sono il mèzzo con cui la provvidènza produce in quel pòpolo valènti uòmini di stato, valènti guerrièri, egrègi cittadini, santi zelatori dell'equità, chiamati a profetare la caduta de' supèrbi e degli ipocriti, e la futura civiltà di
tutte le nazioni.


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Commenti
Ciao, sei temporaneamente in testa alla classifica del gioco, ti regaliamo un libro incentivo! :)
Sab, 23/02/2013 - 14:54- accedi o registrati per inviare commenti
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Demetrio Pianelli

Passò anche quel mite autunno. La terra si coprí di foglie morte, e, dietro la siepe degli alberi nudi, la guglia sottile del duomo di Milano riapparve nell'aria pura degli ultimi giorni di novembre. Poi cominciarono le nebbie, che, come un mare di vapore, nascondono i prati. Seguirono lunghi giorni piovosi. Finalmente la campagna è tutta coperta di neve. Dal bianco strato e dall'orlo delle fosse, che mostrano la nera crosta della terra, i mozziconi delle piante capitozzate sporgono le
braccia corte e intirizzite a un roseo sole di gennaio. Il cielo è bianco e netto, ma tira dai prati un'arietta sottile, fresca, che frusta le orecchie dei cavalli e passa i coturni di Bassano, che dalle Cascine va colla carrozza a prendere la sposa a
Chiaravalle. Il gran giorno è arrivato.


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Le avventure di Nicola Nickleby

Le avventure di Nicola Nickleby
Tradotto da Silvio Spaventa Filippi
Sonzogno Milano Vol. III 2008
D'ordinario Caterina era in casa la vita e l'anima della conversazione; ma quella sera parlò meno del solito (forse perchè Tim e la signorina La Creevy erano così accalorati a parlar essi), e tenendosi in disparte dagli interlocutori, se ne rimase seduta alla finestra a osservar le ombre della sera che s'addensavano, e a godere la calma bellezza della notte, la quale parve non avesse minori attrattive anche per Francesco, il quale dapprima gironzò intorno alla fanciulla e poi le s'adagiò
deliberatamente accanto. Senza dubbio, vi son molte cose da dire bene adatte a una sera estiva, e senza dubbio si dicon meglio sottovoce, per accordarle alla pace e alla serenità dell'ora.


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Poesie e novelle in versi

Strano connubio!... Donna e intelligenza!
I sogni, che s'incarnano
Nella gentil parvenza!
Strano connubio!... Intelligenza e donna!...
Lucifero che cela il ghigno orrendo
Sotto un pallido volto di Madonna!
Una bionda e leggiadra testolina,
Un gingillo da por sovra un guanciale,
Che scruta ed indovina
Il cupo abisso del Bene e del Male?
Strano connubio!... Donna e intelligenza!...


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I racconti delle fate

Un giorno, mentre stava alla fontana, le si accostò una povera donna che la pregò di darle a bere. "Volentieri, buona donna, disse la bella fanciulla e risciacquata lì per lì la brocca, attinse l'acqua nel posto più limpido della fontana, e gliela porse, reggendo sempre la brocca, perchè bevesse meglio. Bevuto che ebbe, la buona donna le disse: "Voi siete così bella, così buona, così affabile, che non posso fare a meno di farvi un regalo, (perchè era una Fata trasformatasi in una povera donna di villaggio, per vedere a che punto arrivasse l'affabilità della ragazza). E vi concedo il dono, che ad ogni parola che direte, vi uscirà di bocca o un fiore o una pietra preziosa". Arrivata a casa la bella fanciulla, fu sgridata dalla mamma per essere tornata così tardi dalla fontana. "Vi domando scusa, mamma, disse la poverina, se ho indugiato un po' soverchio"; e pronunciando queste parole le uscivano di bocca due rose, due perle e due grossi diamanti.


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L'idiota

"Il principe è per me la prima persona che ho incontrato in tutta la mia vita in cui ho creduto come a una persona che vuole veramente il mio bene. Lui ha creduto in me fin dal primo istante in cui mi ha vista, e io credo in lui". [...] Tutti avevano la sensazione che ci fosse qualcosa di assurdo, ma nessuno riusciva a raccapezzarcisi, nè a capirci qualcosa. In quell'istante si udì una sonora, violenta scampanellata, proprio come poche ore prima nell'appartamento di Gànja.


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Passi sardi

Passi sardi
Moderatori Barbara Antonacci, Cristina Fanni, Davide Taras
10 Righe dai libri 2013
In contemporanea alla presenza di 10righedailibri alla Fiera del libro di Torino presso lo stand AES (Associazione Editori Sardi), lanciamo qui per voi il gioco Passi sardi!
Postate 10 righe tratte da libri di autori e/o editori sardi, o che semplicemente parlino della Sardegna.
Si partecipa dalle ore 11 alle 21.00 . Ogni ora sarà messo in palio un libro incentivo offerto dagli editori AES (Associazione Editori Sardi) che aderiscono all'iniziativa.
COME PARTECIPARE
- per partecipare e prenotarvi aggiungete il segnalibro a questo post.
- scrivete le vostre 10 righe con la solita procedura e caricate la vostra immagine.
Dalle ore 11.00 alle ore 21:00 di venerdì 17 maggio 2013
1) Scrivete in bacheca le vostre 10 righe e aggiungete un’immagine o foto secondo voi rappresentativa, titolo, autore, anno e numero della pagina da cui avete tratto le vostre 10 righe. Sono ammesse anche poesie, saggi, manuali ecc.
2) Scrivete nei commenti sotto le vostre 10 righe: Partecipo a Passi sardi su http://scrivi.10righedailibri.it/passi-sardi
3) Scrivete sotto questo post un commento “partecipo con AUTORE e TITOLO + link delle 10 righe con state partecipando (copiatelo dalla barra degli indirizzi dopo aver cliccato sul titolo).
- È possibile partecipare più volte con 10 righe tratte dagli stessi libri e da libri diversi... però non consecutive (prima di postare di seguito devi aspettare almeno 10 righe di un altro lettore.
INCENTIVI DAGLI EDITORI
- n. 1 libro incentivo all’ora (10 righe con più segnalibri nell’ora del gioco)
- n. 1 libro incentivo (assegnato dallo staff a 3 partecipanti).
Alcune di queste 10 righe appariranno negli schermi di Arena bookstook al Salone del libro di Torino durante l’evento organizzato dall’ AES: Anima sarda.
Tutte le sarde citazioni in 10 righe complete di dati saranno poi raccolte in un libro e diffuse tramite il network 10 Righe dai libri.
:)
Scatenateviiiiiiiiiii!






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Commenti
partecipo con Salvatore Virdis "Venuti dal mare" ed: Moderna-Sassari 1981
Sab, 18/05/2013 - 11:39- accedi o registrati per inviare commenti
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Partecipo con La bambina col falcone, di Bianca Pitzorno
http://scrivi.10righedailibri.it/la-bambina-col-falcone
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Racconti sardi

Vivevano in fondo al villaggio, uno dei più forti e pittoreschi villaggi delle montagne
del Logudoro, anzi la loro casetta nera e piccina era proprio l'ultima, e guardava giù
per le chine, coperte di ginestre e di lentischi a grandi macchie.Filando ritta sulla porta, Saveria vedeva il mare in lontananza, nell'estremo orizzonte, confuso col cielo di platino in estate, nebbioso in inverno: cucendo presso la finestra scorgeva una immensità di vallate stendentisi ai piedi delle sue montagne, e sentiva il caldo profumo delle messi d'oro ondeggianti al sole, e il sussulto del torrente che
scorreva fra le roccie e i roveti montani.


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Sorella Rugiada

CUSHENDUM, IO HO AMATO IL TUO FIORE PIÙ RADIOSO
Ho amato le tue strade di campagna, le tue scogliere sul
mare grigio, ho amato i tuoi pianori sferzati dal vento, ho
amato la terra di Scozia, sospesa nella nebbia poco distante.
Ma prima ho amato lei.
Ho amato suo padre, sua madre, la nonna del sud che
Camminava poggiandosi al suo braccio, ho amato la sua casa,
nella sera tardi oscura e piena di silenzio.
Ma prima di tutto ho amato lei.
Ho amato Cushendall e Glenariff, ho amato il delirio dolce
del Joes, ho amato le pitture umili di McAuley, la pioggia sui
vetri la mattina in cui mi alzai e non trovai nessuno in casa.
Ma prima di tutto ho amato lei.
Cushendum, io ho amato lei, il tuo fiore più radioso.


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Canne al vento

L'euforbia odorava intorno, la luna azzurrognola splendeva sul rudero della torre come una fiamma su un candelabro nero, e pareva che in quell'angolo di mondo morto non dovesse più spuntare il giorno. Ma subito dietro lo spiazzo biancheggiava fra i melograni e i palmizi, simile a un'abitazione moresca, con porte ad arco, logge in muratura, finestre a mezza luna, la casa di don Predu. Attraversando il grande cortile ove luccicavano alla luna larghi graticolati di canna su cui di giorno s'essiccavano i legumi adesso coperti da stuoie di giunco, Giacinto vide la grossa figura di suo zio e quella smilza del Milese immobili sullo sfondo dorato d'una porta preceduta da un portico. Bevevano, seduti nella queta stanza terrena, con le gambe accavallate e il gomito sullo spigolo del tavolo: e tutti e due, l'uomo grasso e l'uomo magro, sembravano contenti della vita.


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Sardegna come un'infanzia

Io so cosa vuol dire essere felici nella vita - e la bontà dell'esistenza,il gusto dell'ora che passa e delle cose che si hanno intorno,pur senza muoversi, la bontà di amarle,le cose,fumando, e una donna in esse. Conosco la gioia di un pomeriggio d'estate a leggere un libro d'avventure cannibalesche seminudo in una chaise-longue davanti a una casa di collina che guardi il mare.
E molte altre gioie insieme; di stare in un giardino in agguato e ascoltare che il vento muove le foglie appena (le più alte) di un albero; o in una sabbia sentirsi screpolare e crollare infinita esistenza di sabbia; o nel mondo popolato di galli levarsi prima dell'alba e nuotare,solo in tutta l'acqua del mondo, presso a una spiaggia rosa.


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Ave Mary

Capita spesso che ospiti a casa mia qualche amico durante le vacanze di Pasqua.
La primavera in Sardegna è la stagione più amabile: la campagna campidanese è tutta verde e il clima è già mite e piacevole anche quando altrove si continuano a patire le code stizzose degli ultimi freddi.
Ma soprattutto c'è l'alternativa delle celebrazioni pasquali e dei riti tradizionali della settimana santa,occasioni indubbiamente ricche di significato per le persone di fese,ma capaci di offrire suggestive provocazioni anche ai non credenti curiosi.
Tra il giovedì santo e la domenica di Pasqua c'è l'imbarazzo della scelta: dal dramma del dolore e della traculenza rappresentati dalle paraliturgie de s'incravamentu e de s'iscravamentu (inchiodamento e schiodamento) -pantomine rispettivamente della crocefisiione e deèposizione del sepolcro -si passa all'acme della mattina della Resurrezione, quando in pubblica piiazza, tra spari di mortaretti e tripudio di banda musicale,avviene lo psicodramma collettivo de s'incontru,l'appuntamento tra la statua di Gesù risorto e quella di sua Madre Maria.


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Nell'azzurro - Fior di Sardegna

Imbruniva. Il cielo limpido, immenso, smaltato dalle tremule trasparenze del crepuscolo proiettava le sue tinte verdognole, le sue sfumature violacee sul Mediterraneo azzurro dalle onde scintillanti: la luna nuova cadeva sulle montagne sarde, alte, grigie, frastagliate, striate di nebbia cerula, coi fianchi coperti di boschi frementi alla brezza del mare: la costa si dileguava lentamente, bruna e solitaria, e da lontano gli alti scogli neri flagellati dalle onde argentee parevano piccoli castelli in rovina. Giacomo sul ponte conversava animatamente con altri passeggeri, ma di tanto in tanto gettava uno sguardo inquieto su Cicytella che, china sul parapetto, il viso appoggiato alla mano, i ricci scompigliati dalla brezza, guardava fisso il profilo dell'isola che si allontanava, bruno ed immobile fra le onde bianche ed il cielo glauco.


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Canne al vento

Era un giovedì sera e l'usuraia non filava per timore della Giobiana, la donna del giovedì, che si mostra appunto alle filatrici notturne e può loro cagionare del male.
Pregava, invece, seduta sullo scalino della porta sotto la ghirlanda della vite argentea e nera, alla luna: e ogni volta che guardava intorno le sembrava ancora di vedere, qua e là sulla muraglia dei fichi d'India, gli occhi di Efix verdi scintillanti d'ira. Eran le lucciole.
Eran le lucciole: ma anche lei credeva alle cose fantastiche, alla vita soprannaturale degli esseri notturni e ricordava che da ragazzetta, quando era povera e andava a chieder l'elemosina ed a raccogliere sterpi sotto le rovine del castello, e la fame e la febbre di malaria la perseguitavano come cani arrabbiati, una volta mentre scendeva fra i ciottoli, acuti come coltelli, in faccia al sole cremis fermo sopra i monti violetti di Dorgali, un signore l'aveva raggiunta, silenzioso, toccandola per la spalla.


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Le colpe altrui

Vittoria entrò nella camera della suocera e s'avvicinò alla finestra: il sole era tramontato lasciando sopra il muro del cortile una striscia di cielo verde dorata come acqua; le cornacchie e il falco sonnecchiavano già aggrappati ai rami della legnaia: e a lei parve di sentire, nel gran silenzio che precedeva il crepuscolo, voci e grida lontane; laggiù, nel mondo, la gente si divertiva, anche i più miseri gridavano di gioia; lei sola, in quell'esilio, viveva tra immagini di morte abbandonata come una colpevole.


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L'argine

Ella tende la sua, verso quella mano nuda, fresca e snodata, che le dà l’impressione della mano di un fanciullo; e i suoi occhi s’incontrano meglio, con quelli che già cercavano con insistenza: ed ecco, d’un colpo, torna l’allucinazione: il Commissario, gli occhi castanei, dolci, quasi languidi come quelli di un uomo che bacia con desiderio inappagabile la bocca di una donna amata; sì, ricordo di un uomo che non è il Commissario, non è Antioco: e che ella tuttavia ha ben conosciuto, in un luogo, in una lontananza indefinita, eppure reali, certi, ancora profondamente vivi entro di lei. Poiché quel viso, quei capelli, quella bocca, sopra tutto quegli occhi tutto amore, sono quelli del suo Giacomo, quando l'ha baciata la prima volta.


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Passi sardi
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Passi sardi
partecipo la gioco con http://scrivi.10righedailibri.it/racconti-sardi |
Racconti sardi
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Racconti sardi
Partecipo a Passi sardi su http://scrivi.10righedailibri.it/passi-sardi |
Canta la gioia
|
Canta la gioia
Bellissima :-) |
IL PIACERE
|
IL PIACERE
Bellissime righe anche queste dovrò rileggere :-) |
COMPLEANNI D'AUTORE 2013
|
COMPLEANNI D'AUTORE 2013
Grande D'Annunzio Auguriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii |
Così Parlò Zarathustra
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Così Parlò Zarathustra
Che bello non ricordavo questo passo, devo assolutamente cercare il libro e leggerlo di nuovo :-) |
le braci
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le braci
Adoro questo libro.... |
Dei doveri degli uomini
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Dei doveri degli uomini
Grazie Staff 10 righe bellissimo regalo, grazie anche a coloro che hanno lasciato i loro segnalibri, grazie :-) |
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Dei doveri degli uomini
Partecipo a 10 righe al Parlamento http://scrivi.10righedailibri.it/10-righe-al-parlamento |
10 righe al Parlamento
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10 righe al Parlamento
Partecipo al gioco con http://scrivi.10righedailibri.it/dei-doveri-degli-uomini |







































































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Commenti
Partecipo a Passi sardi su http://scrivi.10righedailibri.it/passi-sardi
Ven, 17/05/2013 - 18:13