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L'odore della felicità

Ho un ricordo nitido di quel giorno, so che ciò che è accaduto avrebbe dovuto, in qualche modo, aiutarmi a comprendere, avrebbe dovuto togliermi dalla testa quel film di cui non sono mai stata protagonista. Ma lo amavo. Ero scivolata dentro la scia salmastra del suo dopobarba, dentro le sue labbra umide e mute incollate alle mie, nelle sue unghie, nella sua testa.
E poi piangevo.
Perchè sentivo che quell'amore balordo era solo mio, era sprofondato nella stessa, immutata desolazione della mia vita, come un veleno.


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Follia

Gli attacchi d'ansia, violenti e improvvisi, cominciarono dopo i primi quattro o cinque giorni. In genere succedeva al mattino presto, quando Edgar dormiva ancora e lei si svegliava col senso dell'enormità di quel che aveva fatto e della situazione in cui si era messa. Cercava di non pensarci, non sopportava che nulla venisse a turbare quell'idillio, e non ne parlava mai. Passerà, di diceva, dimenticheranno, presto potremo tornare in punta di piedi nel mondo e passare inosservati. Quando cercava di pensare al futuro, non andava più in là di così. Ma al vasto mondo di fuori non pensava quasi mai.


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L'odore della felicità

L'acqua lambisce le mie ginocchia. La sento tiepida e invitante. Sto entrando nel tuo mare, nel tuo ventre caldo e ospitale. La mia sicurezza non vacilla, si fa più forte e sicura a ogni mio passo. E' qui che voglio lasciarmi andare. E' l'acqua che cancella le colpe e purifica. Qui voglio affogare i miei sbagli e i miei deliri. Hanno ucciso i miei sogni a colpi di mannaia, fatto a pezzetti la mia energia. Brandelli di anima nel nulla e nel nulla voglio perdermi. Eccomi mamma, eccomi.


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Madame Bovary

La signora Bovary aveva aperto la finestra che dava sul giardino ed era rimasta a guardare le nubi. Si ammucchiavano a occidente, dalla parte di Rouen, turbinose, e, dietro le loro volute nere, i raggi del sole si disegnavano in grandi fasci dorati, simili alle frecce d'oro di un trofeo alla parete, mentre il resto del cielo che rimaneva sereno, aveva il colore bianco della porcellana. Ma una raffica di vento fece piegare i pioppi, e d'improvviso cadde la pioggia crepitante sulle foglie verdi. Di lì a non molto, riapparve il sole; le galline cantavano, i passeri battevano le ali nei cespugli bagnati, sulla sabbia i rivoletti d'acqua piovana trascinavano con sé i fiori rosei di un'acacia. "Come dev'essere ormai lontano!" pensava Emma.
Il signor Homais venne, come al solito, alle sei e mezzo, mentre cenavano."Bene", disse, sedendosi "abbiamo appena imbarcato il nostro giovanotto"! Poi girandosi sulla sedia: "E da lei, che novità ci sono"? "Non un gran che"! [...]
La signora Bovary sospirò.


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Storia di una capinera

Avevo visto una povera capinera chiusa in una gabbia: era timida, triste, malaticcia ci guardava con occhio spaventato; si rifugiava in un angolo della sua gabbia, e allorchè udiva il canto allegro degli altri uccelletti che cinguettavano sul verde prato o nell' azzurro del cielo, li seguiva con uno sguardo che avrebbe potuto dirsi pieno di lacrime. Ma non osava ribellarsi, non osava tentare di rompere il fil di ferro che la teneva carcerata...eppure i suoi custodi le volevano bene...i bambini si trastullavano con il suo dolore e le pagavano la sua con miche di pane....la povera capinera cercava rassegnarsi...tentava di beccare quelle miche di pane...ma non poteva inghiottire....Dopo due giorni chinò la testa sotto l' ala e l' indomani fu trovata stecchita nella sua prigione. ...era morta...povera capinera! era morta...perché in quel corpicino c' era qualche cosa che non si nutriva soltanto di miglio, e che soffriva qualche cosa oltre la fame e la sete...


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Commenti
bellissimo romanzo. segnalibro
Ven, 08/06/2012 - 17:29Andrea benvenuto :))
Ven, 08/06/2012 - 14:28