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Pagina di lille809

Cacao City

immagine copertina
Antonietta Maria Usardi
Cacao City
Dalia Edizioni
10 righe da pagina 167:

Si può avere paternità di molte cose nel corso di un'esistenza: di un progetto, di un'opera d'arte, di un libro, di un cane, talvolta persino di un figlio. Alberto, cui gli affanni non concedono il ristoro del sonno osserva sua moglie tra le lenzuola. Dorme, sotto la luna. Marta non è mai stata più bella: il corpo magro, la pancia tonda, la pelle tese. Se riflette sulla paternità, Alberto la vede la sua Viola, raggomitolata come un gattino in quella culla traslucida di carne e amore che è il ventre della sua mamma. Non il taglio degli occhi o il colore dei capelli. La vede e basta: sogna dolcemente nel suo nido d'acqua con i pugni chiusi. E' lì, un'immagine di assoluto, antica quanto il mondo. Sua moglie vuole chiamarla come i suoi fiori preferiti, dice ridendo che così porterà sempre la primavera. Anche Alberto ne avrebbe bisogno. Così pensa. E poiché nella vita si può avere paternità di molte cose, Alberto ha avuto anche la paternità di un'idea. Anch'essa è lì, anch'essa un'immagine di assoluto, antica quanto il mondo. Il fuoco e, da quell'incendio, campi di viole

inviato il 15/12/2015
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Morire dal Ridere

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Antonietta Maria Usardi
Morire dal Ridere
0111 edizioni
10 righe da pagina 120:

Il giorno in cui il piccolo Robespierre arrivò a bottega era una soleggiata mattina autunnale, di quelle che da queste parti capitano una volta ogni tanto durante l’anno.
Il bambino, cinque anni compiuti il primo aprile, porta in dote, come unico bagaglio, una valigia di velluto nero da cui sbuca un indecoroso pigiama giallo canarino, una borsa piena di libri da colorare, una lettera per gli zii, che da quel momento in poi saranno i suoi tutori legali fino alla maggiore età, una chioma arruffata di riccioli color carota dalla sfumatura impresentabile e un sorriso così beato stampato sulla faccia che nemmeno il Signore Iddio l’ultimo giorno della creazione.
Ben inteso, io Lui non l’ho mai visto di persona (e, detto tra noi, non ho tutta questa fretta di conoscerlo ) ma immagino dovesse essere piuttosto soddisfatto di cotanta opera, se non altro al pensiero di potersi finalmente godere la pensione per i secoli dei secoli.

inviato il 14/06/2012
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Benvenuta Lille809 :)

"I libri ci dicono"

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Gianrico Carofiglio
"I libri ci dicono"
10 righe dai libri

Le parole come minime dosi di arsenico, dall'effetto lentamente, inesorabilmente tossico: questo è il pericolo delle lingue del potere e dell'oppressione, e soprattutto del nostro uso - e riuso - inconsapevole e passivo. Per questo è necessaria la cura, l'attenzione, la perizia da disciplinati artigiani della parola, non solo nell'esercizio attivo della lingua - quando parliamo, quando scriviamo - ma ancor più in quello passivo: quando ascoltiamo, quando leggiamo.
Fonte: Gianrico Carofiglio - La manomissione delle parole

inviato il 15/06/2012
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PANE E TEMPESTA

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STEFANO BENNI
PANE E TEMPESTA
I NARRATORI FELTRINELLI 2009
10 righe da pagina 127:

ra tardi e faceva un po’ freddo.
Il nonno stregone se ne andò via con alcolico ondeggiamento, seguito dallo sguardo interrogativo di tutti.
“avete capito cosa voleva dire il vecchio? Io no” disse Kathy Aspirina.
2Io credo” disse Alice “che volesse farci capire che in pochi anni il mondo è cambiato più in fretta che in tutti i secoli precedenti. E lui ha vissuto questi grandi, rapidissimi cambiamenti. Noi invece ne vediamo solo un pezzo.
“Noi non vediamo cambiare più niente”, disse Belinda, “tutt’al più passiamo da un canale all’altro col telecomando.
“Nonno Stregone è uno dei più vispi del paese”, sospirò Nerofumo “ma guarda com’è ridotto”.
“l’alcol è una gran brutta cosa” disse Belinda scolando la quarta birretta.
“Che tristezza ragazzi” disse Giorgio, con voce un po’ strascicata.

inviato il 15/06/2012
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Accadimenti nell'irrealtà immediata

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Max Blecher
Accadimenti nell'irrealtà immediata
Keller editore
10 righe da pagina 121:

L'autunno arrivò con il suo sole rosso e le sue mattine nebbiose. Le case di periferia, addossate nella luce della "mahala", odoravano di calce fresca. Vi erano giornate scolorite, col cielo annuvolato come un lenzuolo sporco. La pioggia scrosciava infinita nel parco deserto. I gravi tendaggi d'acqua si agitvano tra i viali come in un'immensa sala vuota. Camminavo nell'erba bagnata e l'acqua scorreva a rivoli lungo i miei capelli e sulle mie braccia.

inviato il 15/06/2012
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