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Gente di Dublino

Gente di Dublino
Biblioteca universale Rizzoli BUR XII ristampa 1999 traduzione margherita Ghiirardi Minoja
Una piccola lampada con un paralume di seta bianca era collocata sopra la tavola, e la sua luce cadeva sopra una fotoghrafia racchiusa in una cornice di corno rugoso. Era una fotografia di Annie. Il piccolo Chandler la guardò, indugiando con lo sguardo sulle labbra fini e sottili. Indossava la camicetta estiva azzurro pallido, che le aveva portato a casa come regalo un sabato. L'aveva pagata dieci scellini e undici pence, ma quale agonia di nervosismo gli era costata! Come aveva sofferto quel giorno: aspettando davanti alla porta che il negozio fosse vuoto; poi, in piedi presso il banco, cercando di darsi un contegno e osservando la commessa ammucchiare camicette da donna davati a lui; mentre pagava alla cassa dove aveva dimenticato di prendere il misero penny che gli veniva di resto, cosicché il cassiere aveva dovuto richiamarlo; e, infine, mentre si sforzava di nascondere il suo rossore, al momento di uscire dal negozio facendo finta di controllare il pacchetto per vedere se era legato bene.


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Il nome della rosa

Il sapere non è come la moneta, che rimane fisicamente integra anche attraverso i più infami baratti: esso è piuttosto come un abito bellissimo, che si consuma attraverso l'uso e l'ostentazione. Non è così infatti il libro stesso, le cui pagine si sbriciolano, gli inchiostri e gli ori si fanno opachi, se troppe mani lo toccano? Ecco vedevo a poca distanza da me Pacifico da Tivoli che sfogliava un volume antico, i cui fogli si erano attaccati l'uno all'altro a causa dell'umidità. Egli bagnava l'indice e il pollice con la lingua per sfogliare il suo libro, e a ogni tocco della sua saliva quellle pagine perdevano di vigore, aprirle voleva dire piegarle, offrirle allla severa azione dell'aria e della polvere, che avrebbero roso le sottili venature di cui la pergamena si increspava nello sforzo, avrebbero prodotto muffe là dove la saliva aveva amorbidito ma indebolito l'angolo del foglio. Come un eccesso di dolcezza rende molle e inabile il guerriero, questo eccesso di amore possessivo e curioso avrebbe predisposto il libro alla malattia destinato ad ucciderlo.


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Il giocatore di scacchi

Il giocatore di scacchi
Casa Editrice Sonzogno-Milano Ristampa 1958 traduzione di Mario Buggelli
Sorridere è tutto il mio programma. Avete definito la mia vita con una parola. Non ho il diritto di provare un grande amore, una vera emozione, una gioia sublime, un sentimento profondo, un desiderio generoso, un dolore che nobilita. Devo sorridere; è la mia ragione d'essere. Sono graziosa, piacevole, seducente! Piaccio per un'ora per un giorno, poi mi si lascia. E' vero; per me la vita è sorridente. Guardatemi, signor barone, e ammirate. Avete davanti il più bel sorriso d'Europa!


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Il giocatore di scacchi

Il giocatore di scacchi
Casa Editrice Sonzogno-Milano Ristampa 1958 traduzione di Mario Buggelli
Vanda!Ascoltate!Aprendo bene gli occhi, e porgendo bene l'orecchio, non vedete? Non udite? Ecco che alza il braccio. Muove la gamba. Delle dita agili toccano le corde dei violini. L'aria è attraversata da farfalle e punteggiata dai fuochi multicolori delle lanterne di carta dipinta. Una gondola scivola sulll'acqua palpitante di riflessi, d'ombra e d'ignoto. Gilles vi sale. Delle maschere passano sulla riva. Da un boschetto che domina il canale esce una donna. Indossa una veste marezzata verde e argento come una sera di primavera. E' coronata di rose piccoline. Scorge Gilles: esita: le sue dita vanno dalle sue labbra rosee alla gondola che scivola, poi sogna. L'aria è tiepida. la notte è piena di luna, di dolcezza, di canzoni. Seduto ai piedi di Gilles io scoppio in una risata. La figurina è fuggita spaventata... .


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Il giocatore di scacchi

Il giocatore di scacchi
Casa Editrice Sonzogno-Milano Ristampa 1958 traduzione di Mario Buggelli
Come tiene chiusi i piccoli pugni e come sembra pensierosa la fronte!Le sue labbra puerili sono tutte umide ed i suoi occhi, che forse un giorno varranno agli uomini la felicità o la morte, sono nacosti sotto delle palpebre leggere, venate d'azzurro. Sarai donna e la pietà che mi ispiri si trasformerà come il tuo corpo e diventerà amore.
Tu dormi tra le valigie e i portamantelli, dormi tranquillamente e non scorgi, dietro la cortina di velluto scuro, il destino che ti spia, il destino misterioso, allettante e temibile che ti attende!...Dormi senza inquietudine!...Io lo vedo e lo sorveglio.


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Il nome della rosa

Giacqui, non so per quanto, la fanciulla accanto a me.
Con moto lieve la sola sua mano continuava a toccare il mio corpo, ora madio di sudore. Provavo una interiore esultanza, che non era pace, ma come l'ultimo ardere sommesso di un fuoco che tardasse a estinguersi sotto la cenere quando ormai la fiamma è morta. Non esiterei a chiamar beato colui a cui fosse concesso di provare qualcosa di simile (mormoravo come nel sonno) anche raramente, in questa vita (e di fatto lo provai solo quella volta), e soltanto rapidissimamente, e per lo spazio di un istante solo. Quasi non si esistesse più, non sentire per nulla se stessi, l'essere abbassati, quasi annientati, e se qualcuno dei mortali (mi dicevo) potesse per un solo istante e rapidissimamente gustare ciò che io ho gustato, subito guarderebbe di malocchio questo mondo perverso, sarebbe turbato dalla malizia del vivere quotidiano, sentirebbe il peso del corpo di morte...Non era così che mi era stato insegnato?


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Il nome della rosa

Ci sentivamo a un punto morto. Passeggiammo un poco nel chiostro, incerti sul da farsi. Ma dopo breve vidi che Guglielmo stava assorto con lo sguardo perduto nell'aria, come se non vedesse nulla. Da poco si era tolto dal saio un rametto di quelle erbe che gli avevo visto raccogliere settimane prima, e lo stava masticando come se ne traesse una sorta di calma eccitazione. Infatti pareva assente, ma ogni tanto i suoi occhi si illuminavano come se nel vuoto della sua mente si fosse accesa una idea nuova; poi ripiombava in quella sua singolare e attiva ebetudine. A un tratto disse "Certo, si potrebbe..." "Cosa?" chiesi."Pensavo a un modo di orientarci nel labirinto. Non è semplice da realizzare, ma sarebbe efficace...In fondo, l'uscita è nel torrione orientale, e questo lo sappiamo.Ora supponi che noi avessimo una macchina che ci dice da che parte sta settentrione. Cosa accadrebbe?"


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Avvenimenti di bordo 2008 - "Darsena ti voglio raccontare"

Avvenimenti di bordo 2008 - "Darsena ti voglio raccontare"
Edizioni l'Ancora 2009
Darsena ti voglio raccontare di quando, bambina, vedevo le strade piene di alberi abbattuti, trascinati lì per essere trasformati in bastimenti, del rumore della sega dei segantini, dei trucioli dei maestri d'ascia, dell'odore della pece dei calafati e dei bamboretti che, con mazzuolo e scalpello, si divertivano a sbucciare i pini, a scoprire la serpe negli incavi e di come cantavano le velaie, cucendo vele lungo il molo. A mezzogiorno, al suono delle sirene, gli operai salivano sulle biciclette (i "dischi volanti") e via, per una sola ora di sosta e poi ritornare al lavoro: erano uomini forti, avezzi alla fatica.
Sono andati e con loro se n'è andato l'odore di ragia, di pece e di catramella.
Dove sono i maestri d'ascia con quei visi macchiati dal tempo che passava lento, con quelle mani callose che solo lo sputo incerava, sempre in funambolico equilibrio sul fasciame da modellare?


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La Lunga estate di Ester

Ester avvertiva la sua presenza, non dai suoi passi, che la sabbia fine li attenuava, ma dallo strano languore che la pervadeva. Si girava un poco e intravvedeva le spalle abbronzate, le mani giovani, le braccia muscolose con le vene azzurrine pulsanti di vita e, se appena si volgeva un pò di più, la barba castano-bionda così in contrasto con i capelli neri. Cercava di imprimersi tutti i particolari, con forza, nella mente perché di quelli doveva vivere fino all'indomani. Erano momenti assolutamente immobili nel tempo e nello spazio. Non desiderava il contatto fisico, era in quella fase dell'innamoramento in cui non si vuole possedere il corpo dell'altro, ma solo quei particolari che ci colpiscono casualmente di più e soprattutto i pensieri dell'amato.


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Il giocatore di scacchi

Non voltatevi!Non voltatevi mai!Dietro è il passato. Ed è morto. Davanti è la vita e tutta la sua meravigliosa avventura. Godete del minuto presente e del minuto vicino. Il vento che ci sfiora il viso ha visto tutto ciò che è davanti ai nostri occhi e che non conosciamo ancora. Esso è rude e pieno di dolcezza. Perché voltarvi Imprudente che, sensibile alla musica delle parole, volete voltarvi per conoscere anche le labbra che le pronunciano! Non voltatevi per pietà!Lasciatemi credere soltanto che partiamo senza pensiero di ritorno, che io sono bello e che voi mi amate.


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Siddartha

Il mondo, caro Govinda,non è imperfetto, o impegnato in una lunga via verso la perfezione: no, è perfetto in ogni istante, ogni peccato porta già in se' la grazia, tutti i bambini portano già in sè la vecchiaia, tutti i lattanti la morte, tutti i morenti la vita eterna. Non è concesso all'uomo di scorgere a che punto sia il suo simile della propria strada: in briganti e in giocatori d'azzardo si cela il Buddha, nel Brahmino può celarsi il brigante. La meditazione profonda consente la possibilità d'abolire il tempo, di vedere in contemporaneità tutto ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà, e allora tutto è bene, tutto è perfetto, tutto è Brahma. Per questo a me par buono tutto ciò che esiste, la vita come la morte, il peccato come la santità, l'intelligenza come la stoltezza, tutto dev'essere così, tutto richiede solamente il mio accordo, la mia buona volontà, la mia amorosa comprensione, e così per me tutto è bene, nulla mi può far male.


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La rinascita dell'utopia

L'istante della gratuità, dove l'io si vive come amato, e l'istante della bontà, dove si vive come chiamato ad amare, è l'istante soggettivo ma non soggettivistico: l'istante che si accende nello spazio del soggetto ma che non si esaurisce nella sua interiorità, avulsa dal mondano, bensì, come la linfa che dà vita all'albero e il seme che produce il frutto, matura nel politico e lo feconda.
L'istante della bontà o della relazione asimmetrica, dove l'io, sradicato da sé non vive più per sé ma per l'altro, non si identifica con la polis - Diritto e Stato, con le sue leggi e i suoi tribunali - ma la esige e ne costituisce la oggettivazione necessaria anche se, come ogni oggettivazione, insufficiente e bisognosa sempre di oltrepassamento.
Diversamente dal pensiero filosofico greco, per il quale l'originario è la polis, quale totalità compiuta…


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Amore liquido

E così è infatti, in una cultura consumistica come la nostra, che predilige prodotti pronti per l'uso, soluzioni rapide, soddisfazione immediata, risultati senza troppa fatica, ricette infallibili, assicurazione contro tutti i rischi e garanzie del tipo "soddisfatto o rimborsato". Quella di imparare l'arte di amare è la promessa (falsa, ingannevole, ma che si spera ardentemente essere vera) di rendere l'"esperienza dell'amore" simile ad altre merci, che attira e seduce sbandierando tutte queste qualità e promettendo soddisfazioni immediate e senza sforzi.


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Lettera sulla felicità

[…] a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e dall'ansia.
Una volta raggiunto questo stato ogni bufera interna cessa, perché il nostro organismo vitale non è più bisognoso di alcuna cosa, altro non deve cercare per il bene dell'animo e del corpo. Infatti proviamo bisogno del piacere quando soffriamo per la mancanza di esso. Quando invece non soffriamo non ne abbiamo bisogno. Per questo noi riteniamo il piacere principio e fine della vita felice, perché lo abbiamo riconosciuto bene primo e a noi congenito. Ad esso ci ispiriamo per ogni atto di scelta o di rifiuto, e scegliamo ogni bene in base al sentimento del piacere e del dolore.
È bene primario e naturale per noi, per questo non scegliamo ogni piacere. Talvolta conviene tralasciarne alcuni da cui può venirci più male che bene, e giudicare alcune sofferenze preferibili ai piaceri stessi se un piacere più grande possiamo provare dopo averle sopportate a lungo.


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10 righe da pagina 10

Compresi che io e Vale non eravamo mai state amiche,
che lei non aveva capito niente di me, e non era colpa sua.
Ripensai a tutte le volte che avevo tentato di parlarle della mia anima gemella, se davvero esisteva, o di un bel libro
che avevo letto o dell’ennesima lite con mio padre mentre
lei, puntualmente, alzava la cornetta e chiamava qualche
amica, lasciandomi le parole sulla bocca.
Me ne andai via da lei delusa e amareggiata. Ritornai a
casa e mi rintanai nella mia stanza. Sistemai la locandina della Leggenda del pianista sull’oceano sulla parete di fronte al letto e appesi finalmente una stampa di Degas, Esame di danza.
(fonte: Suona per me, Giusella De Maria, Avagliano)
http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/suona-me


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Il banco sopra la cattedra

Marco si fece largo tra la gente con quel garbo che lo ha sempre contraddistinto. Iniziò a scandire con voce lenta, ma decisa, le prime parole: "Chiedo scusa a tutti, ma la seduta di laurea non seguirà il solito protocollo". I membri della commissione si guardarono tra loro, a destra e manca, un po' nervosi. Nell'aria regnava uno strano e angosciante silenzio. Marco, ad alta voce, si rivolse alla commissione in tono imperioso e sarcastico. "In qualità di laureando in Pedagogia, gentilissimi baroni universitari dichiaro inattendibile il vostro giudizio sulla tesi conclusiva dei miei studi. Ritengo nullo questo rituale da pagliacci e invito tutti i presenti a rendere pubblica questa mia defezione, simbolo di una lotta che spero si diffonda in tutti gli atenei.


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Questa è poesia

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.
(L'infinito - Giacomo Leopardi)


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Commenti
Come le parole di uomini formano altri uomini. Poesia eterna, come se mi fosse stata sempre dentro.
Ven, 24/08/2012 - 08:22- accedi o registrati per inviare commenti
...dolcissimo naufragare in questo mare...e in questi versi immortali! Grazie staff!!!!!!!
Sab, 04/08/2012 - 09:10- accedi o registrati per inviare commenti
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Aristotele e i delitti d'Egitto

Stavo tornando indietro attraverso la piazza del mercato, e avevo appena svoltato in una stradina laterale, quando qualcuno mi aggredì alle spalle. Cominciai a gridare, ma quel qualcuno mi avvolse un pezzo di stoffa intorno alla testa, ficcandomelo in bocca con la forza. Poi mi strinse un laccio intorno al collo. "Silenzio". Una voce aspra, benché quasi un sussurro. Forse con accento egiziano, o anche persiano. Come facevo a saperlo? Sapevo che non volevo obbedire a quell'ordine, e cercai di divincolarmi e scappare, di gridare, di emettere un qualche suono con la gola e il petto. Pensai alla donna cui avevano strappato la lingua --- come? Il laccio si strinse più forte intorno alla gola, schiacciandomi laringe.


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Commenti
Alessandra ti ho preso l'immagine è talmente bella che prima o poi la metto come immagine profilo qui su 10 righe :))
Mer, 04/07/2012 - 22:21- accedi o registrati per inviare commenti
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SULLA SPONDA DEL FIUME PIEDRA MI SONO SEDUTA E HO PIANTO

L'amore è sempre nuovo. Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita: ci troviamo sempre davanti a una situazione che non conosciamo. L'amore può condurci all'inferno o al paradiso, comunque ci porta sempre in qualche luogo. È necessario accettarlo, perché esso è ciò ce alimenta la nostra esistenza. Se non lo accettiamo, moriremo di fame pur vedendo i rami dell'albero della vita carichi di frutti: non avremo il coraggio di tendere la mano e di coglierli. È necessario ricercare l'amore là dove si trova, anche se ciò potrebbe significare ore, giorni, settimane di delusione e di tristezza. Perché nel momento in cui partiamo in cerca dell'amore, anche l'amore muove per venirci incontro. E ci salva.


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Sistema dell'idealismo trascendentale

L'opera d'arte riflette per noi l'identità di attività conscia e di attività priva di coscienza. Ma l'opposizione di queste due attività è infinita e vien superata senza ricorrere a qualsivoglia intervento della libertà. Il carattere fondamentale dell'opera d'arte è perciò un'infinità priva di coscienza. Oltre quanto vi ho messo con un'intenzione manifesta, l'artista sembra aver esposto nella sua opera, per cosi' dir istintivamente, un'infinità che nessun intelletto finito è capace di sviluppare interamente. Prendiamo per illustrare in modo perspicuo, un solo esempio: la mitologia greca, di cui non si può negare che contenga un senso infinito e simboli per tutte le idee, è nata in seno a un popolo e in una maniera tali, l'uno e l'altra, da far ritenere impossibile un'intenzionalità permanente nell'invenzione e nell'armonia con la quale il tutto si trova unificato in un unico vasto insieme. Cosi' avviene per ogni vera opera d'arte, perchè essa, quasi vi fosse in lei un'infinità di intenzioni, è capace di un'infinita interpretazione.


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Gente di Dublino
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Gente di Dublino
Grazie Natalina e Barbara ! :) |
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Gente di Dublino
Grazie Natalina e Barbara! :) |
Non avevo capito niente
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Non avevo capito niente
Ciao Dafne!Segnalibro!chiarissima esposizione della confusione mentale! ps. se la si legge velocemente...rende ancora di più ;)! |
La Lunga estate di Ester
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La Lunga estate di Ester
Ciao Angela!Grazie per il segnalibro! :) |
Il giocatore di scacchi
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Il giocatore di scacchi
Grazie Natalina! e grazie a tutti coloro che gradiscono le mie diecirighe :)! |
La morte a Venezia
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La morte a Venezia
Ciao Andrea, da queste righe, trapela la tua passione per la filosofia..."il nulla non è forse una forma della perfezione?" sono parole molto ardite...che celano concetti di non semplice comprensione; ti dono il mio segnalibro, per il fascino che queste righe hanno suscitato nel mio pensiero. :) Silvia |
Mille candele danzanti
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Mille candele danzanti
Ciao Angela!Grazie per il tuo segnalibro...ricambio volentieri! |
La vita che volevo
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La vita che volevo
Sono pienamente d'accordo con te Francesca!alle prossime 10righe! :) Silvia |
Lettera a Giovanni Anchiseo
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Lettera a Giovanni Anchiseo
Grazie Sonia! Ricambio il tuo segnalibro :) Silvia |
In alto a sinistra
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In alto a sinistra
Ciao Matilde!bella e veritiera la descrizione del "senno di poi" che, almeno una volta nella vita, ciascuno di noi ha sperimentato nel rapporto scuola-insegnamento-materie...ecco il mio segnalibro! Silvia |












































































Commenti
Grazie Natalina e Barbara ! :)
Gio, 09/08/2012 - 17:47Grazie Natalina e Barbara! :)
Gio, 09/08/2012 - 17:45segnalibro!
Gio, 09/08/2012 - 16:46