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Pagina di cenere3

L'uccello del malaugurio

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Camilla Läckberg
L'uccello del malaugurio
Tradotto da Laura Cangemi
Letteratura universale Marsilio 2012
10 righe da pagina 73:

Perché sentire il bisogno di qualcun altro? Perché esporsi a tutte le brutture che, lo sapevano, c'erano nel mondo esterno? Quelle che lei descriveva. Oltretutto lui non se la sarebbe cavata, là fuori. Lei glielo diceva sempre. Era un uccello del malaugurio. Lasciava sempre cadere gli oggetti, gli urtava, li mandava in pezzi. Se avesse concesso loro di uscire nel mondo esterno, sarebbero successe cose tremende.

inviato il 08/04/2014
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Il giudizio sull'architettura

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Robert Byron
Il giudizio sull'architettura
Tradotto da Renzo Dubbini e Angelo Maggi
Umberto Allemandi & C. 2006
10 righe da pagina 50:

L'influenza del paesaggio naturale si percepisce, come è stato già detto, in tutte le arti. E' maggiore, ovviamente, nelle arti visive. E da un rilevante punto di vista l'architettura rappresenta un caso particolare rispetto a queste arti. Ciò riguarda il suo rapporto con la luce. L'effetto artistico di ogni edificio può essere analizzato considerando gli effetti della luce sul materiale e il simultaneo disegno delle ombre. [...] La forma e il materiale dell'architettura devono sempre essere giudicati in relazione ai problemi della luce, che sono destinati a prevalere. [...]
Sotto un altro aspetto l'architettura è la più importante delle arti visive; per il fatto che i suoi effetti e le sue proprietà devono essere giudicati non solo in relazione alle caratteristiche generali del paese al quale appartiene, ma anche per le particolari condizioni dei luoghi in cui è collocata.

inviato il 08/04/2014
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I Promessi Sposi

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Alessandro Manzoni
I Promessi Sposi
Europa Editrice 1992
10 righe da pagina 25:

"Lei ha intenzione" proseguì l'altro, con l'atto minaccioso e iracondo di chi coglie un suo inferiore sull'intraprendere una ribalderia, "lei ha intenzione di maritar domani Renzo Tramaglino e Lucia Mondella!"
"Cioè..." rispose, con voce tremolante, don Abbondio: "cioè. Lor signori sono uomini di mondo, e sanno benissimo come vanno queste faccende. Il povero curato non c'entra: fanno i loro pasticci tra loro, e poi... e poi, vengon da noi, come s'andrebbe a un banco a riscuotere: e noi... noi siamo i servitori del comune."
"Or bene" gli disse il bravo, all'orecchio, ma in tono solenne di comando, "questo matrimonio non s'da fare, né domani, né mai."

inviato il 09/04/2014
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LA PROVVIDENZA

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SENECA
LA PROVVIDENZA
Tradotto da Alfonso Traina
bur 2012
10 righe da pagina 7:

Sopportiamo le piaghe della sorte, quando essa ci assale e ci flagella,non per masochismo,ma perché si tratta di una battaglia,e saremo tanto più forti quanto più spesso la sosterremo.La parte più robusta del nostro corpo è quella sottoposta a stimoli maggiori e più frequenti. Dobbiamo esporci agli assalti della cattiva sorte per uscire rafforzati dalle sue stesse percosse: sarà lei a poco a poco a farci uguali a sé e la continua familiarità col rischio ce ne darà anche il disprezzo.(...)Un albero non diventa solido e robusto se non è continuamente investito dal vento e sono queste raffiche che ne fanno il fusto compatto e ne rinsaldano le radici,che si abbarbicano con maggior forza al terreno;fragili sono invece quegli alberi che crescono in una valle tranquilla,esposta solo ai raggi del sole.

inviato il 10/04/2014
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THE RESTORER. La signora dei cimiteri

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Amanda Stevens
THE RESTORER. La signora dei cimiteri
Harlequin Mondadori
10 righe da pagina 7:

Avevo nove anni quando vidi il mio primo fantasma. Mio padre e io stavamo rastrellando le foglie nel cimitero dove lavorava come custode da anni. L'autunno era cominciato da poco, non faceva ancora abbastanza freddo per indossare un maglione, ma quel pomeriggio l'aria era frizzante mentre il sole calava all'orizzonte. Una brezza leggera portava con sé l'odore del fumo di legna e degli aghi di pino, e quando il vento aumentò di intensità, uno stormo di uccelli neri si levò in volo dalla cima degli alberi per solcare come una nube tempestosa il cielo di un azzurro pallido.
Mi schermai gli occhi con la mano per osservarli e quando alla fine abbassai lo sguardo, lo vidi in lontananza. Era in piedi sotto i rami curvi di una quercia del sud, e la baluginante luce verde-oro del muschio spagnolo proiettava un alone quasi soprannaturale nello spazio intorno a lui. Era in ombra, tuttavia, così che per un istante mi chiesi se non fosse solo un miraggio.

inviato il 10/04/2014
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L'ultima tentazione di Cristo

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Nikos Kazantzakis
L'ultima tentazione di Cristo
Tradotto da Maria Aboaf e Bruno Amato
Frassinelli 2010
10 righe da pagina 198:

Un giorno, il figlio minore di Zebedeo si volse verso Gesù e gli disse: Rabbi, a me non piace Giuda, scusami. Quando mi avvicino a lui, il suo corpo emana una forza oscura, come se migliaia di aghi finissimi mi ferissero. E l'altro ieri, al tramonto, ho visto un angelo nero chinarsi su di lui e mormorargli qualcosa all'orecchio. Che cosa avrà voluto dirgli?"
"Immagino ciò che gli diceva", rispose Gesù con un sospiro.
"Che cosa? Rabbi, ho paura; che cosa gli diceva?"
"Lo saprai quando sarà giunto il momento, fratello mio. Io stesso non lo so ancora bene."
Perché te lo porti dietro? Perché permetti che ti segua giorno e notte? E quando gli parli, la tua voce è più dolce di quella che usi quando ti rivolgi a noi, perché?"
"Bisogna che sia così, Giovanni, fratello mio. Ha più bisogno d'amore."

inviato il 08/04/2014
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Stagioni Diverse

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Stephen King
Stagioni Diverse
Tradotto da Bruno Amato
Mondadori su licenza Sperling & Kupfer 1990
10 righe da pagina 339:

Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui si ci vergogna, perché le parole, le immiseriscono – le parole rimpiccioliscono cose che finchè erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più che questo, vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov’è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portar via. E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perché vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Questa è la cosa peggiore, secondo me. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare.

inviato il 08/04/2014
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Bellissime righe!

Maledetti toscani

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Curzio Malaparte
Maledetti toscani
Leonardo editore, Milano
10 righe da pagina 133:

E questo che io dico, che siamo la cattiva coscienza d'Italia, non è un'offesa, ma un elogio dei toscani. Poiché ogni uomo, come ogni popolo, se non vuole addormentarsi dall'adipe, e affogar nella retorica, ha bisogno di qualcuno che gli dica in faccia quel che si merita, quel che tutti pensano di lui e nessuno osa dirgli, se non dietro la sciena e a voce bassa. Quel che salva un uomo o un popolo, è la sua cattiva coscienza, non la coscienza tranquilla: questo è particolarmente vero in Italia, dove la storia non è intesa se non come panegirico, e tutto, anche i tradimenti, le fughe, le vigliaccate, diventa materia di lode e di trionfo.

inviato il 05/04/2014
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Sulla strada (On the Road)

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Jack Kerouac
Sulla strada (On the Road)
Mondadori
10 righe da pagina 20:

Mi svegliai che il sole stava diventando rosso; e quello fu l'unico preciso istante della mia vita, il più assurdo, in cui dimenticai chi ero - lontano da casa, stanco e stordito per il viaggio, in una povera stanza d'albergo che non avevo mai visto, [...] - e guardai il soffitto alto e screpolato e davvero non riuscii a ricordare chi ero per almeno quindici assurdi secondi.
Non avevo paura; ero semplicemente qualcun altro, uno sconosciuto, e tutta la mia vita era una vita stregata, la vita di un fantasma. Ero a metà strada fra una costa e l'altra dell'America, al confine tra l'Est della mia giovinezza e il West del mio futuro, e forse per questo che accadde proprio lì e in quel momento, in quello strano pomeriggio rosso.

inviato il 06/04/2014
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Il Consiglio d'Egitto

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Leonardo Sciascia
Il Consiglio d'Egitto
Einaudi 1966
10 righe da pagina 28:

Nella spaziosa casa che monsignor Airoldi gli aveva fatto avere, piena di luce,da un lato affacciata alla campagna e con un
piccolo orto recintato in cui scendeva a sgranchirsi o fare la siesta, una camera era diventata come un antro di alchimia.
Giuseppe Vella vi teneva i diversi inchiostri; le colle graduate per colore,intensità e tenacia; i sottilissimi, trasparenti, lievemente verdicanti fogli d'oro; le intatte risme di vecchia,pesante carta; i calchi, le matrici, i crogioli, i metalli; tutte le materie e gli strumenti dell'impostura..
Per cominciare ,aveva disgelato il codice foglio per foglio.
Il mazzo dei fogli lo aveva mischiato, lo aveva accuratamente frammischiato,proprio come un mazzo di carte da giuoco; ché era per l'appunto un giuoco, il suo, di grande abilità, di grande azzardo; e perciò non aveva trascurato il tocco, alla fine,di tagliare a propiziazione, il mazzo.
I fogli erano stati poi,pazientemente, fermamente,rimessi nella rilegatura.

inviato il 06/04/2014
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