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LO SA IL VENTO. IL MALE INVISIBILE DELLA SARDEGNA

LO SA IL VENTO. IL MALE INVISIBILE DELLA SARDEGNA
Edizioni Ambiente - Verde Nero 2011
Polveri che si depositano sulle piante di cui gli animali si nutrono. Polveri che si alzano quando i venti sferzano l'altipiano del Cardiga. Polveri che si accumulano nelle fonti che scivolano nel meandro di rocce e caverne carsiche nel ventre dell'altipiano. L'altipiano delle bombe da smaltire, delle guerre simulate, delle discariche fatte quando servono. E così, un innocuo ruscelletto che le piogge ingrossano ogni tanto nel corso dell'anno può risultare contaminato. Acqua che dal grembo dell'altipiano riappare magari in qualche anfratto, alimenta una fonte stagionale, scende ancora più a valle e una volta arrivata in prossimità della costa, si confonde nella laguna incalzata dal salmastro del mare.


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Paese d'ombre

Le parole di un ragazzo possono lasciare indifferenti le persone costrette ad alzarsi a un'ora insolita, ma quando una campana si mette a suonare a martello nel cuore della notte, si salta giù dal letto. Così accadde quella notte. Molti montarono a cavallo e con vanghe e picconi in spalla galopparono al buio verso il fuoco.
Nonostante il rancore per i toscani, che tagliavano i boschi, tutti gli uomini accorsero. Angelo baciò Valentina, sello Zurito e galoppò insieme con gli altri. Girato Monte Homo entrarono nella luce rossa dell'incendio.
Un'intera montagna bruciava e il ruggito risucchiava tutti gli altri rumori dando l'illusione di uno spaventoso silenzio. Non riuscivano a sentire la propria voce nemmeno se urlavano. Si udiva il crepitìo delle foglie e dei rami, scoppi come di granate e nel frastuono, i rumori erano visibili, perché sul fianco del monte si vedevano alberi contorcersi e volatizzarsi in una vampata, per poi ricadere in scintille.


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Passavamo sulla terra leggeri

Non so definire la parola felicità. Ovvero: non so che sia la felicità. Credo di aver sperimentato momenti di gioia intensa, da battermi i pugni sul petto, al sole, alla pioggia o al coperto, urlando (a volte vorrei farlo e non si può, sarebbe giudicato segno di disturbo mentale) o da credere di camminare sulle nuvole o da sentirsi l'anima farsi leggera e volare alta fino a Dio (è capitato di rado). E' la felicità? Così breve? Così poca?
Se esiste una parola per dire i sentimenti dei sardi nei millenni di isolamento fra nuraghe e bronzetti forse è felicità.


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Dolce come il cioccolato

Diceva che, benché nasciamo con una scatola di cerini dentro di noi, non possiamo accenderli da soli, abbiamo bisogno, come nell'esperimento, di ossigeno e dell'aiuto di una candela. Solo che in questo caso l'ossigeno deve provenire, per esempio, dal fiato della persona amata; la candela può essere un tipo qualsiasi di cibo, di musica, di amore, di parola o di suono che faccia scattare il detonatore e accendere in tal modo uno dei fiammiferi. Per un momento ci sentiremo abbagliati da una intensa emozione. Si produrrà dentro di noi un piacevole calore che con il passare del tempo si andrà affievolendo, lentamente, finché non sopraggiungerà una nuova esplosione a ravvivarlo. Ogni individuo deve scoprire quali sono i detonatori che lo fanno vivere, poiché è la combustione che si produce quando uno di essi si accende a nutrire di energia l'anima. In altre parole, questa combustione è il nostro nutrimento. Se non scopriamo in tempo quali sono i nostri detonatori, la scatola di cerini s'inumidisce e non potremo mai più accendere un solo fiammifero.


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Commenti
c'è anche il film http://www.youtube.com/watch?v=Vqm8_GjKDBc
Gio, 14/03/2013 - 01:53- accedi o registrati per inviare commenti
Ciao! Hai vinto la classifica settimanale, ricevi un libro incentivo e settimana prossima devi scegliere la tua citazione preferita! :)
- ma sai già tutto, lo dico giusto per pro forma :) -
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Sono rimasta incantata da questo libro, semplicemente bellissimo!
Mar, 05/03/2013 - 09:51- accedi o registrati per inviare commenti
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Il college delle brave ragazze

"Nick mi ha detto che a volte era un po' lunatica, che il suo umore poteva cambiare in maniera piuttosto imprevedibile."
"Forse era un indizio del suo essere innamorata. La mia impressione era più che altro che quello che si vedeva in superficie non fosse necessariamente quello che c'era sotto davvero."
"Crede che nascondesse qualcosa?"
"Sì, in un certo senso... Come se si sentisse obbligata a essere qualcuno che non era. Certe volte sembrava di poter scorgere la vera Olivia, non quella che si sforzava di essere schiva, coscienziosa nello studio, o divertente."


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L'osteria della Fola

Da sempre da quando era un bambino che giocava nei boschi sulle rive del Panaro, Aldro sognava di incontrare una delle meravigliose creature che suo nonno descriveva mentre gli raccontava fole in dialetto. Altre favole ( e già la parola "favole" le faceva apparire estranee a queste campagne) le aveva lette sui libri che scovava nella Biblioteca Comunale. Anche qui si parlava di esseri straordinari: fate, orchi, streghe, folletti, troll, gnomi, chimere, draghi, ma bastavano le sommarie descrizioni per capire che appartenevano a un altro mondo, lontano, aristocratico, ricco. Le creature delle fole del nonno, che lo affascinavano tanto da incontrarle poi nei sogni, avevano invece nomi dialettali pieni di significati e di storia, e tutte servivano a qualcosa.


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La strada in fondo al mare

"Vuole provare con questo, signora Smith?", chiese l'infermiera, guidandola verso una poltrona per farle vedere come il pizzo prendesse forma di spillo in spillo. I fili di cotone seguivano lo schema degli spilli, e il merletto cresceva gradualmente, delicato ma lento, e nell'andirivieni dei rocchetti, nel ritmo dei fili che si intrecciavano, i suoi occhi trovavano pace. Pensò a una ragnatela, occhielli e connessioni, con dei vuoti nel mezzo. La sua mente era come un pizzo, piena di buchi e spazi, e vuoti, con fili di preoccupazione che si intrecciavano intorno agli spilli; Joe ed Ellen. Ella, l'oceano e quella terribile notte. Sarebbero mai finiti gli incubi?


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Una vena d'odio

Tap, tap. Tap, tap... attaccò uno dei suonatori di tamburo. Il silenzio scese nell'anfiteatro.
Tap, tap. Tap, tap. I suonatori, vestiti solamente dei perizomi, erano chini sui tamburi stretti fra le ginocchia e incominciavano a creare il ritmo della danza. Era un ritmo spezzato e inquietante che vibrava e fremeva come un nervo reciso, un suono ossessivo e imperioso... il palpito di un continente e di un popolo.
Poi entrarono le file dei danzatori. Le acconciature ondeggiavano frusciando, i gonnellini di code d'animali turbinavano, i sonagli da guerra tintinnavano ai polsi e alle caviglie, i muscoli guizzanti sotto la pelle nera già lubrificata dal sudore dell'eccitazione. Avanzavano maestosi e si muovevano come se i tamburi trasfondessero in loro una vita nuova.


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Commenti
Ciao Cristina!,questo è un ritorno a passo di danza,e la musica ti accompagna...
Gio, 31/01/2013 - 11:56- accedi o registrati per inviare commenti
Sette piccoli sospetti

Billo distolse lo sguardo da quella faccia devastata.
«Gli altri sono d’accordo, per la rapina in banca».
Gorilla tirò un calcio al pallone, spedendolo lontano.
Spacciare, come il fratello lo costringeva a fare, era
un reato quanto la rapina. Ma la rapina durava solo
pochi minuti, e non doveva renderne conto a nessuno. Tanto meno a Giuliano. Dopodiché sarebbe stato libero di andarsene. Non importava dove. Coi soldi uno poteva permettersi tutto. Magari se ne andava
in America. Il passaporto se lo sarebbe comprato. Un
passaporto con sopra la sua faccia e un nome falso.
Non sarebbe tornato mai più.
«Tutto deciso, allora?», chiese Gorilla.
«Tutto. Maratona compresa».
«Okay».
«Emanuè!», gridò una voce anziana di donna.
«Emanuè, sali a lavarti che devi mangiare».
Billo fissò Gorilla. «Ma… ce la fai a correre la maratona, tu?».


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L'ultimo copione di John Pellam

La osservò attraverso le fiamme e lei ricambiò il suo sguardo, con un debole sorriso. Poi, senza un grido, Etta Wilkes Washington sfondò una vecchia finestra sbarrata e rimase ferma per qualche istante, guardando di sotto. Infine si gettò nel vuoto, da quindici metri di altezza, verso il vicolo acciottolato accanto al palazzo. Proprio su una pietra di quel vicolo, Isaac B. Cleveland, una cinquantina d'anni prima, aveva inciso la sua dichiarazione d'amore per la giovane Ettie Wilkes. La figura minuta della vecchia signora scomparve in una nube di fumo.


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LO SA IL VENTO. IL MALE INVISIBILE DELLA SARDEGNA

LO SA IL VENTO. IL MALE INVISIBILE DELLA SARDEGNA
Edizioni Ambiente - Verde Nero 2011
Polveri che si depositano sulle piante di cui gli animali si nutrono. Polveri che si alzano quando i venti sferzano l'altipiano del Cardiga. Polveri che si accumulano nelle fonti che scivolano nel meandro di rocce e caverne carsiche nel ventre dell'altipiano. L'altipiano delle bombe da smaltire, delle guerre simulate, delle discariche fatte quando servono. E così, un innocuo ruscelletto che le piogge ingrossano ogni tanto nel corso dell'anno può risultare contaminato. Acqua che dal grembo dell'altipiano riappare magari in qualche anfratto, alimenta una fonte stagionale, scende ancora più a valle e una volta arrivata in prossimità della costa, si confonde nella laguna incalzata dal salmastro del mare.


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Il Disertore

Quando si parlò e si discusse per la prima volta del monumento, Mariangela Eca non ne ebbe nemmeno sentore.
I suoi due ragazzi erano morti da più di quattro anni,ma per lei era come se quel tempo non fosse passato.
Per tutti gli altri , a Cuadu,compresi coloro che avevano perso un figlio,un nipote o un marito,la fine della guerra era già lontana: tanti e così profondi erano stati i mutamenti che anche in quella piccola città la guerra e il dopoguerra avevano portato.
Mariangela no. Lei non si era accorta e non si accorgeva di ciò che avveniva nel mondo circostante,anzi le pareva che tutto fosse rimasto come quando i suoi figli si facevano uomini pascolando i loro branchi di capre nel bosco di Baddimanna e lavoravano il formaggio e la ricotta nel vecchio ovile.
QCuadu,il mondo intero,fin dove lei poteva arrivare a immaginarselo,era sempre come quando loro due l'avevano lasciata a piangerli : e con lei il padre,ormai vecchio e inabile,e la moglie di Saverio, il maggiore.


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Amore lontano: lettere al gigante biondo

E le rose coperte di neve! L'altro giorno ne vidi e mi colpirono così che fui per ricadere nel mondo dei versi: ma anch'io ho assolutamente perduto la vena. A proposito: non sapevo che siete stato anche poeta... pei ventagli delle vostre innamorate! E come venite a dirmelo! Avete dunque avuto molte innamorate? Come mio fratello che al presente ne ha sette tutte in una volta! E vorreste mettermi nel numero? Ma non sapete che potrei rispondervi: Se scrivete versi è segno che non siete innamorato, perché chi lo è non sa punto scriverne, è un fatto provato. De Musset in tutto il tempo che amò la Sand non compose che due versi!...


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La leggenda di Redenta Tiria

A Beneitta Trunzone avevano iniziato a vestirla da suorina quando aveva tre anni.
Erano secoli che i Trunzone offrivano a Dio una delle loro figlie,chiudendola nel monastero di clausura delle Clarisse di Piscopio,dove facevano il noviziato.
Poi,dopo che avevano preso i voti , spesso le mandavano in qualche sperduto convento del continente.
Beneitta non lo sapeva ,ma già prima di nascere era destinata a diventare suora.
Mama Giacumina,quando era rimasta prinza per la sesta volta, lo aveva detto chiaro a Rimundu Trunzone:
"Rimù,se è una bambina,il frutto di questo seno lo offriamo a Dio!"
Rimundu strose la bocc E RISPOSE DI Sì,PERCHè A CASA SUA COMANDAVA LA MOGLIE E DI UNA FIGLIA FEMMINA IN CAMPAGNA NON SE NE FACEVA NIENTE.


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Gioielli: storia, linguaggio, religiosità dell'ornamento in Sardegna

Due bottoni accoppiati a gemelli, di norma in argento a melagrana, chiudevano il collo e i polsi della camicia (botones de pecho y butzos), come è attestato anche dalla stampa di Giuseppe Cominotti del 1826 (Pobaretta – Batia d’Ossi).
Una serie di bottoni, in numero variabile da dieci a ventiquattro, ciascuno dei quali fornito di catenella di sospensione, costituivano sa buttonera, utilizzata per chiudere le maniche del giubbetto femminile (corittu) e in numero inferiore anche maschile (dos bottoneras de plata compuesta de doze bottones cadauna, echura,una lisa, y la otra a guindalu). I bottoni, costituiti da due calotte emisferiche saldate per le basi, potevano essere realizzati in lamina liscia (a buccia) oppure con la calotta superiore in filigrana a notte a spirale (a guindalu) detta anche a sa Nueresa (alla nuorese).


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Paese d'ombre

Le parole di un ragazzo possono lasciare indifferenti le persone costrette ad alzarsi a un'ora insolita, ma quando una campana si mette a suonare a martello nel cuore della notte, si salta giù dal letto. Così accadde quella notte. Molti montarono a cavallo e con vanghe e picconi in spalla galopparono al buio verso il fuoco.
Nonostante il rancore per i toscani, che tagliavano i boschi, tutti gli uomini accorsero. Angelo baciò Valentina, sello Zurito e galoppò insieme con gli altri. Girato Monte Homo entrarono nella luce rossa dell'incendio.
Un'intera montagna bruciava e il ruggito risucchiava tutti gli altri rumori dando l'illusione di uno spaventoso silenzio. Non riuscivano a sentire la propria voce nemmeno se urlavano. Si udiva il crepitìo delle foglie e dei rami, scoppi come di granate e nel frastuono, i rumori erano visibili, perché sul fianco del monte si vedevano alberi contorcersi e volatizzarsi in una vampata, per poi ricadere in scintille.


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L'altare preistorico di Monte D'Accoddi

Alla fine apparve chiaro che la collina non solo non nascondeva un nuraghe ma era stata prodotta dalle rovine di un eccezionale, ed ancora unico, monumento, sorto, come si dirà meglio più avanti, almeno circa 1600 anni prima dei più antichi nuraghi. Si trattava, cioè, di una costruzione appartenente alla cultura di Ozieri, del Neolitico Recente, proseguita in qualche modo in tempi successivi, ma andata in disuso e in rovina prima dell’Età Nuragica (che ha inizio col Bronzo Medio). La rovina alla quale si è accennato non era dovuta solo all’azione del tempo e degli agenti atmosferici, ma anche ad un’ampia e profonda trincea circolare, scavata per l’artiglieria, nei fianchi della collina, durante l’ultima guerra.


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Paese d'Ombre

Ricominciò a piovere quella stessa notte, e continuò ininterrottamente per giorni e giorni,come zio Raimondo aveva previsto.
Quando la terra si fu imbevuta,mille rivoli scesero dalle omntagne , e unendosi formavano torrenti che trascinavano nella loro corsa rapinosa terra, asssi,sterpi,cespugli, e persino interi alberi con le radici che ostruivano o rendevano più violenta la corsa dei torrenti,specialmente quelli in cui tutti gli altri confluivano, la Fluminera, che attraversa tutto il paese da monte a valle, e il cui corso non era stato ancora regolato.
Il torrente infuriava contro gli argini e scalzava le fondamenta delle case. Già in altri tempi ,le piene avevano trascinato via intere abitazioni causando anche vittime umane.
Ma per quell'anno non accadde nulla,perchè dopo sei giorni la pioggia cessò e il cielo si rifece azzurro.


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Commenti
adoro questo libro, io attualmente lavoro accanto alla Fluminera :)
Ven, 17/05/2013 - 14:43- accedi o registrati per inviare commenti
L'Italia in biciletta

Un tempo coperte di fitte foreste, alcune zone dell'isola sono state indelebilmente segnate da incendi, disboscamento e sfruttamento indiscriminato dei pascoli; tuttavia le aree più elevate delle zone montuose sono ancora ammantate di querce da sughero, castagni e noccioli. Sugli altipiani del Gennargentu e del Sopramonte l'aria profuma di timo, origano, salvia e rosmarino; nelle regioni costiere, dove la vegetazione è più scarsa, predominano la macchia mediterranea, il ginepro, il mirto, il lentisco e la ginestra.


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Passavamo sulla terra leggeri

Non so definire la parola felicità. Ovvero: non so che sia la felicità. Credo di aver sperimentato momenti di gioia intensa, da battermi i pugni sul petto, al sole, alla pioggia o al coperto, urlando (a volte vorrei farlo e non si può, sarebbe giudicato segno di disturbo mentale) o da credere di camminare sulle nuvole o da sentirsi l'anima farsi leggera e volare alta fino a Dio (è capitato di rado). E' la felicità? Così breve? Così poca?
Se esiste una parola per dire i sentimenti dei sardi nei millenni di isolamento fra nuraghe e bronzetti forse è felicità.


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Passi sardi
| Passi sardi |
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Passi sardi
Partecipo con Paese d'ombre di Giuseppe Dessì |
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Passi sardi
Partecipo con Passavamo sulla terra leggeri di Sergio Atzeni |
LO SA IL VENTO. IL MALE INVISIBILE DELLA SARDEGNA
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LO SA IL VENTO. IL MALE INVISIBILE DELLA SARDEGNA
Partecipo a Passi sardi su http://scrivi.10righedailibri.it/passi-sardi |
Paese d'ombre
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Paese d'ombre
partecipo a http://scrivi.10righedailibri.it/passi-sardi |
Paese d'Ombre
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Paese d'Ombre
adoro questo libro, io attualmente lavoro accanto alla Fluminera :) |
Passavamo sulla terra leggeri
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Passavamo sulla terra leggeri
Partecipo a http://scrivi.10righedailibri.it/passi-sardi |
Una vena d'odio
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Una vena d'odio
Ciao Natalina, grazie per il benvenuto :) |
Passavamo sulla terra leggeri
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Passavamo sulla terra leggeri
adoro questo libro!!!! |
Mirador. Irène Némirovsky, mia madre
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Mirador. Irène Némirovsky, mia madre
Ringrazio la casa editrice per questo splendido libro incentivo |






































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Commenti
Ciao Cristina !
Sab, 18/05/2013 - 12:46Partecipo a Passi sardi su http://scrivi.10righedailibri.it/passi-sardi
Ven, 17/05/2013 - 16:20